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È la settimana della Fed: cosa farà la banca centrale Usa al primo meeting dell’era Warsh

Per la Federal Reserve si avvicina uno degli appuntamenti clou dell’anno. Martedì e mercoledì il Federal Open Market Committee si riunirà per la prima volta sotto la guida del nuovo presidente Kevin Warsh, in un contesto che continua a mettere alla prova la banca centrale americana: l’inflazione viaggi su livelli più del doppio rispetto all’obiettivo del 2%, il mercato del lavoro non mostra segnali di cedimento e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente continuano ad alimentare l’incertezza sui prezzi dell’energia. Una combinazione di fattori che rende estremamente improbabile qualsiasi allentamento della politica monetaria nel breve termine. Il consenso degli analisti esclude infatti interventi sui tassi nella riunione di questa settimana, che resteranno nell’attuale intervallo compreso tra il 3,50% e il 3,75%, spostando l’attenzione degli investitori sui segnali che arriveranno dalla nuova leadership della Fed. Sotto osservazione finiranno soprattutto le nuove proiezioni economiche, il “dot plot” e le indicazioni che emergeranno dalla conferenza stampa di Kevin Warsh, chiamato a delineare l’orientamento della politica monetaria statunitense per i prossimi mesi.

Inflazione ancora elevata: la Fed non ha fretta

A supportare uno scenario di prudenza contribuiscono gli ultimi dati sui prezzi al consumo negli Stati Uniti. A maggio l’inflazione si è attestata al 4,2% su base annua, un livello in linea con le attese ma ancora più che doppio rispetto all’obiettivo del 2% fissato dalla banca centrale.

Secondo Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, l’accelerazione è stata determinata soprattutto dalla componente energetica, cresciuta di circa il 23% rispetto a un anno fa. Più rassicurante appare invece il comportamento dell’inflazione core, che esclude alimentari ed energia e che, osserva Flax, ha mantenuto una dinamica “relativamente contenuta, soprattutto considerando la persistente solidità del mercato del lavoro statunitense”.

Il quadro suggerisce che la Federal Reserve possa tollerare temporaneamente un’inflazione superiore al target. Come sottolinea il CIO di Moneyfarm, “lo scenario di base resta quello di una Federal Reserve disposta a tollerare temporaneamente un’inflazione superiore al proprio obiettivo, nella misura in cui l’aumento recente sia riconducibile prevalentemente a uno shock dal lato dell’offerta». Tuttavia, avverte, «qualora i prezzi al netto di alimentari ed energia dovessero accelerare in modo più marcato, la banca centrale potrebbe essere costretta ad adottare una politica monetaria più restrittiva”.

Anche il contesto energetico continua a rappresentare una variabile chiave. La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto finora effetti meno dirompenti del previsto sui mercati, mentre gli investitori continuano a scommettere su una graduale normalizzazione dei flussi energetici grazie a un possibile allentamento delle tensioni in Medio Oriente.

Il primo meeting di Warsh potrebbe segnare una svolta comunicativa

Secondo Raphael Olszyna-Marzys, International Economist di J. Safra Sarasin, il primo meeting presieduto da Kevin Warsh potrebbe segnare un cambiamento importante nella comunicazione della Fed.

L’economista ritiene probabile che il FOMC mantenga invariati i tassi ma abbandoni il tradizionale orientamento accomodante contenuto nei comunicati degli ultimi mesi. “È probabile che il tasso di riferimento resti invariato e che l’orientamento accomodante del comunicato venga meno”, osserva Olszyna-Marzys, evidenziando come una quota crescente dei membri del comitato ritenga ormai superata la forward guidance adottata in passato.

Anche il nuovo “dot plot” potrebbe assumere un’impostazione più restrittiva. Secondo l’economista di J. Safra Sarasin, “la mediana delle stime ufficiali non dovrebbe indicare ulteriori tagli dei tassi quest’anno, e alcuni potrebbero addirittura prevedere un aumento”. Più in generale, “la distribuzione dei punti si sposterà verso l’alto”, segnalando un orientamento più hawkish all’interno del FOMC.

Le nuove stime economiche dovrebbero inoltre evidenziare revisioni al rialzo sia dell’inflazione headline sia di quella core, mentre le previsioni di crescita potrebbero essere leggermente ridimensionate dopo un primo trimestre meno brillante delle attese. Nonostante ciò, la tenuta dei consumi, il boom degli investimenti nell’intelligenza artificiale e la robustezza del mercato del lavoro continuano a sostenere l’economia statunitense.

Mercato del lavoro ancora troppo forte per pensare a tagli

Uno dei principali ostacoli a una futura riduzione dei tassi resta la forza dell’occupazione americana. Gli ultimi dati sul lavoro hanno confermato una dinamica ancora solida, contribuendo a ridimensionare ulteriormente le aspettative di allentamento monetario.

Secondo J. Safra Sarasin, la Fed potrebbe persino rivedere al ribasso le proprie stime sul tasso di disoccupazione di fine anno, oggi fissate al 4,4%, portandole verso il 4,2%-4,3%. “Una revisione al 4,3% o addirittura al 4,2% sembra plausibile”, osserva Olszyna-Marzys. Gli indicatori del mercato del lavoro mostrano infatti un equilibrio tra domanda e offerta e alcuni segnali di riaccelerazione delle assunzioni.

In questo contesto, “i rischi al ribasso per il mercato del lavoro appaiono meno significativi rispetto al passato, mentre quelli al rialzo per l’inflazione sono in aumento”, conclude l’economista, suggerendo che il bilanciamento dei rischi all’interno della Fed stia progressivamente cambiando.

Le attese per il resto del 2026: prevale l’ipotesi di tassi fermi

Se per questa settimana il consenso è unanime sul mantenimento dello status quo, il dibattito si concentra ormai sulle mosse dei prossimi mesi. Secondo un ampio sondaggio Reuters condotto tra il 4 e il 9 giugno, circa il 70% degli economisti intervistati – 72 su 102 – prevede che il tasso di riferimento della Fed resterà nel range attuale per tutto il 2026. Si tratta della prima volta dall’inizio dell’anno che emerge un consenso così netto a favore di una lunga pausa monetaria.

L’inflazione continua infatti a viaggiare attorno al doppio dell’obiettivo della banca centrale e non mostra ancora segnali di rapido rientro, mentre l’economia americana mantiene una crescita moderata ma resiliente.

Anche i mercati finanziari hanno progressivamente rivisto le proprie aspettative. Se nei primi mesi dell’anno prevalevano le ipotesi di tagli, oggi i future sui Fed Funds arrivano a scontare almeno un rialzo entro dicembre. Non a caso, alcuni membri del FOMC hanno già aperto alla possibilità che “i tassi possano dover essere aumentati nel corso dell’anno”.

Lo scenario centrale resta comunque quello di una Federal Reserve ferma per molti mesi. Come sintetizza il sondaggio Reuters, per la maggioranza degli economisti il tasso di riferimento rimarrà nell’attuale intervallo per tutto il 2026, mentre solo una minoranza continua a vedere come probabile una riduzione del costo del denaro nei prossimi trimestri.