Mercati

Borse euforiche dopo accordo Usa-Iran, Milano aggiorna massimi storici. Giù petrolio

La settimana si apre all’insegna dell’ottimismo sui mercati finanziari internazionali. A sostenere gli acquisti è la svolta diplomatica tra Stati Uniti e Iran, annunciata nella notte di domenica e destinata a essere formalizzata venerdì a Ginevra con la firma di un memorandum che dovrebbe avviare un percorso negoziale più ampio.

In Europa, nelle prime battute di contrattazione, l’indice paneuropeo Stoxx 600 guadagna l’1,2%, mentre Parigi guida i rialzi con il CAC 40 in progresso dell’1,9%, seguita da Francoforte con il Dax a +1,8%. Milano avanza dell’1,4% e aggiorna i massimi storici, superando per la prima volta la soglia dei 52mila punti, mentre Londra sale dello 0,8%.

L’accordo riduce il premio geopolitico

I mercati leggono l’intesa tra Washington e Teheran come un passo significativo verso una stabilizzazione del Medio Oriente. A rafforzare il sentiment contribuisce la prospettiva della piena riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico globale e per le catene di approvvigionamento internazionali.
La riduzione del rischio geopolitico ha determinato un rapido ridimensionamento del cosiddetto “premio di guerra” incorporato nelle quotazioni delle materie prime energetiche nelle ultime settimane. Gli investitori scommettono ora su una maggiore fluidità degli scambi commerciali e su una minore pressione inflazionistica a livello globale.

Petrolio in caduta, Brent a 83 dollari

La reazione più evidente si registra sul mercato energetico. Il Brent cede oltre il 4% e scivola in area 83 dollari al barile, mentre il Wti arretra di circa il 5% fino a quota 80 dollari. Il calo riflette le attese di una normalizzazione dei flussi di greggio e di un progressivo allentamento delle tensioni che avevano sostenuto i prezzi durante le fasi più acute della crisi.

Secondo David Pascucci, market analyst di XTB, i mercati stanno reagendo con entusiasmo all’annuncio dell’accordo tra Stati Uniti e Iran, con gli investitori che scommettono su una rapida normalizzazione del quadro geopolitico. Il segnale più evidente arriva dal petrolio: il Wti è sceso fino a 80 dollari al barile, avvicinandosi alla soglia tecnica dei 79 dollari, livello che secondo l’analista potrebbe favorire un rapido rientro delle pressioni inflazionistiche già nelle prossime settimane.

Pascucci sottolinea che il ribasso del greggio era già supportato dall’andamento tecnico del mercato, ma che la conferma dell’intesa da parte del Pakistan ha accelerato il movimento. La prospettiva della riapertura dello Stretto di Hormuz, una volta completate le operazioni di messa in sicurezza, dovrebbe inoltre contribuire a ristabilire la fluidità dei flussi energetici e commerciali globali.

Per l’analista di XTB, il calo delle materie prime energetiche potrebbe avere effetti significativi sull’inflazione, considerato che gli ultimi rialzi dei prezzi sono stati alimentati soprattutto dall’aumento dei costi dell’energia. In questo scenario, conclude Pascucci, il mercato potrebbe assistere a un’ulteriore discesa del petrolio e a un progressivo ritorno dell’inflazione verso livelli più vicini alla normalità.

In netto ribasso anche il mercato del gas naturale. Ad Amsterdam il future Ttf con consegna a luglio scende sotto i 44 euro al megawattora, ai minimi delle ultime settimane.
La prospettiva di una maggiore sicurezza delle rotte energetiche e di un miglior equilibrio tra domanda e offerta contribuisce a ridurre la pressione sui prezzi, offrendo un potenziale beneficio sia per le imprese energivore sia per i consumatori europei.

Bene auto, banche e lusso. Soffrono gli energetici

A Piazza Affari i rialzi coinvolgono gran parte del listino. Tra i migliori figurano Stellantis (+4,7%) e Ferrari (+4,5%), sostenute dal miglioramento delle prospettive economiche globali e dal calo dei costi energetici. Acquisti anche sui bancari, con Banco Bpm (+1,7%) e Unicredit (+1,8%) tra i titoli più tonici della seduta.
In evidenza inoltre il comparto del lusso, favorito dal ritorno dell’ottimismo sui mercati internazionali. In controtendenza, invece, i titoli legati all’energia: Eni, Tenaris e Saipem risentono della brusca discesa delle quotazioni di petrolio e gas, che riduce le aspettative sui margini del settore.

Asia da record, focus sulle banche centrali

L’ondata di acquisti si è estesa anche ai mercati asiatici. Il Nikkei 225 giapponese ha superato per la prima volta i 69mila punti (+5%), mentre il Topix (+3%) ha aggiornato i massimi storici a un soffio di 4 mila punti. Forte rialzo anche per il Kospi sudcoreano, sostenuto dalle prospettive di riapertura delle principali rotte commerciali regionali.
L’attenzione degli investitori si sposta ora sulle prossime mosse delle principali banche centrali dopo il rialzo dei tassi deciso la scorsa settimana dalla Banca centrale europea. Martedì prenderà il via la riunione di due giorni del Federal Open Market Committee (Fomc), chiamato a definire l’orientamento della Federal Reserve in un contesto che potrebbe beneficiare del raffreddamento dei prezzi energetici.

Nella stessa giornata è atteso anche il verdetto della Bank of Japan, che secondo il consenso potrebbe procedere con un aumento dei tassi di 25 punti base. Giovedì toccherà invece alla Bank of England, dalla quale il mercato non si attende variazioni del costo del denaro.

In attesa delle decisioni di politica monetaria, prosegue il calo dei rendimenti obbligazionari. Il Bund tedesco decennale tratta intorno al 2,9%, mentre il rendimento del Btp decennale scende al 2,66%. In flessione anche il Treasury americano a dieci anni, che si porta al 4,43%, sostenuto dalle aspettative di un allentamento delle pressioni inflazionistiche dopo il brusco calo delle quotazioni energetiche.