Fmi più ottimista sulla crescita mondiale

18 Aprile 2017, di Daniele Chicca

Il Fondo Monetario Internazionale ha ritoccato al rialzo le stime sulla crescita economica mondiale nel 2017. Le stime sono migliorate per Eurozona, Giappone, Cina e Regno Unito, che vivrà quest’anno la seconda ripresa più sostenuta tra i paesi industrializzati. La crescita del Pil italiano, rivisto al ribasso, resta invece arenata allo 0,8%, fanalino di coda in Europa.

L’Fmi vede un’espansione delle attività economiche del 3,5% su scala globale, una variazione percentuale che si confronta con il 3,4% delle previsioni di gennaio. Nel suo outlook trimestrale l’organizzazione di Washington ha anche detto che nel 2016 il Pil dovrebbe avanzare del 3,1%. Invariate invece le previsioni per il 2018, al 3,6%, per via dei pericoli di un rallentamento in Cina e dei danni che un rafforzamento del dollaro Usa – risultati delle politiche di Donald Trump – potrebbe provocare nelle economie emergenti.

Gli Stati Uniti dovrebbero registrare un +2,3% del Pil nel 2017 e un avanzamento del 2,5% l’anno successivo, mentre l’area euro è vista crescere del +1,7% quest’anno un livello che si confronta con il +1,6% stimato in precedenza. Il Giappone crescerà dell’1,2% e non dello 0,8% come stimato antecedentemente, mentre la Cina si rafforzerà del 6,6% e non del 6,5% come si pensava prima.

L’Fmi dice che l’outlook è migliorato grazie al rafforzamento del settore manifatturiero in due aree che ultimamente andavano a rilento, come Europa e Giappone, e anche all’incremento della fiducia elle aziende neglI Stati Uniti, salita grazie alle promesse dell’amministrazione Trump per un’agenda politico economica pro crescita e pro aziende.

Tra i fattori positivi citati si contano anche una ripresa dei prezzi delle materie prime e le riforme realizzate da alcuni governi. I rischi al ribasso sono rappresentati soprattutto dalla possibilità che la Federal Reserve acceleri il ciclo del rialzo dei tassi e dal pericolo di una bolla creditizia in Cina.

L’Fmi si è scagliato ancora una volta contro l’ondata di protezionismo, ritenuta una minaccia per la crescita delle attività commerciali ed economiche mondiali.