Fed, taglio tassi nel 2016 non è da escludere

27 Gennaio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Un analista – e non è il solo – è pronto a scommettere su un taglio dei tassi di riferimento della Federal Reserve a solo qualche di distanza dalla storica decisione di imporre la prima stretta monetaria in nove anni.

Secondo Mike Moran, head of economic research presso Standard Chartered, la Fed ha sbagliato ad avviare un percorso di rialzo dei tassi e quando se ne renderà conto potrebbe essere costretta a invertire rotta e tagliare il costo del denaro entro fine anno. Anche i media americani non mainstream della finanza hanno già ipotizzato che Janet Yellen potrebbe ricredersi.

La previsione di Moran, secondo cui il Pil Usa salirà dell’1,6% nel 2016, è comunque insolita. È un fatto raro sopratutto tra le banche maggiori, che si aspettano che l’istituto centrale statunitense mantenga il costo del denaro dove si trova in gennaio per poi continuare gradualmente a innalzarlo di pari passo con il rafforzarsi di economia, occupazione e inflazione. In media si parla di 3-4 rialzi dei tassi in totale quest’anno.

Un altro esperto di mercato che la vede in modo simile a Moran è invece Ray Dalio, fondatore del più grande hedge fund al mondo, ha dichiarato la settimana scorsa che la Fed dovrebbe varare nuove misure di accomodamento monetario se vuole ravvivare un’economia che sta facendo fatica a prendere slancio.

Se da un lato la maggior parte degli economisti si attende che il costo del denaro non venga aumentato di nuovo a gennaio, ma più avanti nel corso dell’anno, c’è chi ha messo in dubbio la decisione di varare una stretta monetaria già a dicembre. Per alcuni è stato un errore, per altri un rialzo ‘ridicolo’ di 25 punti base non può avere troppo peso, non dopo sette anni di tassi zero ai minimi storici.

Deflazione e salari fermi: rialzo dei tassi un errore

“È ragionevole che gli investitori si chiedano se l’aumento del costo di denaro di dicembre sia stato un errore”, ha detto Bob Michele, capo degli investimenti di JPMorgan Asset Management, sottolineando che “storicamente, a Fed ha alzato i tassi perché l’economia o l’inflazione erano eccessivamente alte, ma questa volta è diverso, perché la crescita è lenta, l’aumento dei salari limitato e c’è rischio deflazione

Dalle comunicazioni che verranno fatte oggi, economisti e investitori vogliono avere indicazioni sulla tempistica dei prossimi aumenti: i tassi sono stati alzati a un intervallo tra lo 0,25 e lo 0,50% nella riunione di dicembre. La Fed ha detto chiaramente che i prossimi aumenti saranno vincolati all’andamento dell’economia, con un occhio particolare a lavoro e inflazione, e che non saranno eseguiti in modo automatico. Ciò lascia supporre che non ci saranno altri aumenti questa settimana.

Nelle ultime settimane, poi,  sono arrivati alcuni dati macro poco entusiasmanti in Usa, mentre la crescita cinese è fonte di ansia crescente, il mercato energetico, e petrolifero in particolare, è ulteriormente crollato, con il greggio finito anche sotto i 27 dollari al barile salvo poi riportarsi attorno ai 30 dollari, i mercati azionari sono stati colpiti da forti vendite e l’estrema volatilità è diventata una costante.

Alla luce di tutto questo, è normale allora che non solo ci si interroghi sulla possibilità che la Banca centrale americana abbia commesso un errore iniziando un’inversione a U di politica monetaria troppo presto, ma che addirittura si lanci l’idea che la Fed possa mettere fine al ciclo di strette appena iniziato, di fatto ammettendo i propri sbagli.

L’idea di un ripensamento non è così assurda, soprattuto se si pensa alle azioni intraprese dalle altre banche centrali. La Bank of England non farà ancora nulla quest’anno, mentre Bce e Banca del Giappone sono pronte a varare nuove misure ultra accomodanti.

Fonte: CNBC