Fed: debutto da falco per Powell, rialzi tassi solo all’inizio

22 Marzo 2018, di Mariangela Tessa

Il debutto di Jerome Powell a capo della Federal Reserve non delude le attese del mercato. Come ampiamente anticipato dagli analisti, ieri la Banca centrale americana ha alzato il costo del denaro di un quarto di punto, portando i tassi in una forchetta fra l’1,50% e l’1,75%. Si tratta della prima stretta dell’anno e della prima dell’era Powell.

E i rialzi sono destinati a continuare. La Fed segnala, infatti, due ulteriori aumenti nel 2018, confermando la precedente stima spiazzando in questo frangente chi, tra gli operatori di mercato, si aspettava invece una posizione ancora più aggressiva. Tale anticipazione premia i Bond e punisce il dollaro. Per il 2019 e il 2020 è invece prevista un’accelerazione del ritmo delle strette: tre rialzi il prossimo anno invece dei due preventivati. È qui, in ottica più a lungo termine, che Powell ha mostrato un atteggiamento più da falco delle attese.

”Le prospettive economiche si sono rafforzate negli ultimi mesi” afferma la Fed al termine della riunione: i rischi di breve termine ”sono bilanciati”.

In conferenza stampa, il governatore Powell è stato vago dicendo che la rotta del costo del denaro dipenderà dall’outlook economico e che dunque potrebbe essere “un po’ meno o un po’ più graduale del previsto”.

Come nelle previsioni, la Fed ha poi rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil per il 2018 al 2,7% dal 2,5% di dicembre. Le ”prospettive economiche si sono rafforzate” afferma la Fed: la disoccupazione calerà al 3,8% dal 3,9% stimato in dicembre.

Il successore di Janet Yellen ha inoltre rassicurato sull’inflazione: secondo lui non accelererà al punto da preoccupare anche se il dato è visto salire “nei mesi a venire” (e non piu’ “quest’anno”) per poi “stabilizzarsi attorno al target del 2% nel medio termine”. E’ proprio questa leggera differenza a spingere vari analisti a non escludere altre tre strette nel 2018 dopo quella di oggi. Tanto piú che l’economia Usa migliora e dovrebbe beneficiare degli stimoli fiscali voluti da Donald Trump.

Commento analisti e impatto sui mercati

Tuttavia sul mercato valutario, cosí come su quello azionario, le rassicurazioni sui tre rialzi per quest’anno contro i quattro messi in conto da molti hanno avuto la meglio. Ieri Wall Street ha chiuso in rialzo, mentre il dollaro si è indebolito contro l’euro. Questa mattina, la moneta unica è in rialzo sul biglietto verde a 1,2354 dollari da 1,2345 della chiusura di ieri a Wall Street. Contro lo yen la moneta unica europea passa di mano a 130,77.

Guardando avanti, secondo Paolo D’Ambra, account manager di Exante, il rialzo dei tassi è tuttavia destinato a impattare pesantemente sull’azionario, come già visto oggi sulle piazze europee che in mattina aprono tutte in rosso.

“Si apre uno scenario di grossa correzione dei mercati, che si estenderà ancora di più alla prossima stretta”, di cui le recenti performance negative di Facebook e dei titoli tech rappresentano la “fase iniziale”.

Una Fed meno aggressiva del previsto per quanto riguarda il 2018 nella prima uscita da presidente di Jerome Powell sta aiutando i mercati obbligazionari in giornata, mentre penalizza invece il dollaro. Anche se le stime su crescita economica e traiettoria dei tassi in Usa sono state riviste leggermente al rialzo, il comitato di politica monetaria della Fed ha confermato un numero complessivo di tre strette del costo del denaro quest’anno, e non quattro, come aveva iniziato a scontare buona parte del mercato. Gli analisti spiegano che all’azionario non sono evidentemente piaciuti i dot plot.

“La revisione al rialzo delle prospettive sulla crescita non è stata una notizia inattesa ma, visti i bassi livelli di inflazione, le ulteriori aspettative sui rialzi dei tassi per il 2019 sono state una mossa decisamente più aggressiva rispetto a quanto stimato”, dice Michael Metcalfe, responsabile globale macro strategy di State Street Global Market. “Il tasso di disoccupazione stabilmente al di sotto del suo livello di lungo periodo implica che la Federal Reserve debba normalizzare i tassi di interesse a una velocità regolare e graduale. Forse l’elemento che disturba di più il mercato è il rialzo delle proiezioni di lungo periodo dei Fed funds, fattore che creerà dei dubbi sull’effettivo aumento dei tassi di interesse, qualora l’economia andasse nella direzione prevista dalla Fed”.