Elezioni Usa: Trump vuole essere come Putin

16 Dicembre 2015, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Mentre Marco Rubio e Ted Cruz hanno dato maggiore spettacolo nella sfida in diretta televisiva della notte americana, che ha visto confrontarsi i nove principali candidati alle primarie del partito Repubbicano, Donald Trump anziché riceve un endorsement ha preferito offrirlo. E il suo attestato di stima riguarda una persona molto particolare: il presidente russo Vladimir Putin.

I fan di Trump dicono di volere un presidente che somigli più a Putin. Le differenze enormi in politica estera delle due potenze mondiali – come dimostrano le polemiche per l’espansione a Est della Nato e la guerra per procura in Siria dove Usa e Russia sono rivali nonostante abbiano come nemico comune l’ISIS – non devono trarre in inganno. Putin è molto rispettato dal popolo americano. È più popolare persino del vice presidente Joe Biden, del Dalai Lama e dell’attore George Clooney.

Come sottolinea Courtney Weaver sul Financial Times, per i fan di Trump, il tycoon dell’immobiliare rappresenta la quintessenza dello zar – anche dispotico quando ci vuole – in grado di sbloccare qualsiasi stallo diplomatico al Congresso, cambiare strategie fallimentari in politica estera e rilanciare l’economia dopo anni difficili.

E in campagna elettorale Trump sembra aver preso più di uno spunto dalla tecnica e dallo stile di Putin. Dalla percezione di una minaccia esterna (nel caso di Putin è l’espansione degli Usa nella sfera d’influenza del Cremlino, nel caso di Trump i migranti illegali e i musulmani, a cui vuole vietare completamente l’ingresso in suolo statunitense) al pugno saldo in politica interna, dalla presenza costante in televisione al linguaggio colorito e vicino alla gente.

Malgrado siano uomini di potere, l’ex KGB e l’immobiliarista con un patrimonio da 2,9 miliardi di dollari, sono entrambe personalità caratterizzate da spontaneità, imprevedibilità e posizioni contro corrente. Qualità che rendono difficile prevederne le mosse, uno dei motivi per cui gli oppositori politici fanno tanta fatica a studiare una controffensiva vincente.

Successo che sfida ogni logica

I loro successi sfidano ogni logica. Malgrado i fallimenti in politica economica, dovuti anche a fattori esterni come il crollo dei prezzi delle materie prime, il popolo continua a fidarsi di Putin e del suo polso in politica estera. La popolarità di Trump nei sondaggi cresce di pari passo con il numero di scivoloni, insulti fuori luogo, volgarità, episodi di razzismo e gaffe.

Trump ha già detto di apprezzare Putin e che andrebbe d’accordo con il leader russo, ottenendo un successo diplomatico dove Obama invece non è mai riuscito. Chissà se anche da parte di Putin arriverà un attestato di stima a Trump. Vista la popolarità dello zar in Usa non sarebbe controproducente e anzi, sarebbe un bell’assist proprio ora che la campagna elettorale dei Repubblicani entra nel vivo e incomincia a toccare anche questioni concrete come l’immigrazione, il terrorismo e il mercato del lavoro.

Il confronto più interessante del seguito dibattito televisivo di ieri notte sulla CNN non ha però visto partecipe Trump, bensì  due quarantenni senatori, che dovrebbero essere i principali sfidanti del businessman nella corsa alla nomination. Rubio e Cruz sono entrambi di origini cubane e si presuppone che riescano a ottenere diversi voti dalla comunità ispanica, storicamente cattolica e pro Democratica.

Trump, ricco magnate ma unico vero candidato alternativo all’establishment politico di Washington, resta in testa ai sondaggi. Se da un lato Rubio piace ai vertici del suo partito, Cruz è invece noto per avere posizioni più conservatrici. Per questo i Democratici temono probabilmente più la nomina di Rubio, perché potrebbe sfidarli sul loro campo, soffiando consensi importanti tra i grandi elettori nelle tornate elettorali che si svolgeranno nella cinquantina di stati Usa.

Dalla sfida dei candidati del partito di centro destra emergerà vittoriosa una persona, che sfiderà probabilmente Hillary Clinton per succedere a Barack Obama, presidente per otto anni, alle prossime elezioni presidenziali di novembre 2016.

Fonte: Financial Times