Effetto Ucraina sul Pil italiano, Fitch taglia le stime crescita 2022 al 2,7%

22 Marzo 2022, di Mariangela Tessa

Prima Omicron e l’impennata dell’inflazione, ora anche la guerra in Ucraina condizionerà la crescita del Pil italiano. L’effetto combinato di tutte queste variabili rischia di mettere un freno alla crescita dell’economia italiana, particolarmente esposta al gas russo, facendo così svanire il rimbalzo atteso del PIL. La pensa così l’agenzia di rating Fitch che, nell”ultimo Global Economic Outlook  con un colpo di scure deciso, ha tagliato le speranze di una crescita robusta anche quest’anno: il Pil crescerà quest’anno non più del 4,3%, ma solo del 2,7%, in linea con le stime diffuse ieri da Confcommercio.

Fitch taglia le stime del Pil mondiale

Ma non sarà solo l’economia italiana a perdere slancio. L’agenzia di rating ha rivisto al ribasso la crescita del PIL mondiale ridotta di 0,7 punti percentuali nel 2022 al 3,5% con la crescita dell’Eurozona tagliata di 1,5 punti percentuali al 3% e gli Stati Uniti di 0,2 punti percentuali al 3,5%. Ciò riflette l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, ma anche un ritmo più rapido di aumenti dei tassi di interesse negli Stati Uniti rispetto a quanto previsto in precedenza. Fitch ha rivisto al ribasso la crescita mondiale anche per il 2023 di 0,2 punti percentuali al 2,8%.

L’agenzia parla di un “potenziale enorme shock dell’offerta globale” che metterà a rischio la crescita e farà aumentare l’inflazione dopo la ripresa post-Covid-19. L’invasione russa dell’Ucraina e le successive sanzioni economiche alla Russia hanno infatti messo a rischio l’approvvigionamento energetico globale e sembra improbabile che le sanzioni vengano revocate a breveLa Russia fornisce circa il 10% dell’energia mondiale – spiega Fitch – compreso il 17% del gas naturale e il 12% del petrolio. Il balzo dei prezzi del petrolio e del gas farà lievitare anche gli altri costi e ridurrà i redditi reali dei consumatori.

In Europa la situazione è più seria poiché la Russia ha fornito circa un quarto del fabbisogno energetico della zona euro nel 2019. La diversificazione verso altre fonti richiederà tempo e quindi nel breve sono possibili carenze e un razionamento energetico, se si verifica un’interruzione improvvisa dell’approvvigionamento russo. L’inflazione dell’Eurozona sarà in media del 5% nel 2022 sull’aumento dei prezzi del gas nell’UE. È probabile un sostegno fiscale per attutire lo shock.

L’esposizione degli Stati Uniti all’energia russa è molto più bassa, ma l’aumento dei prezzi mondiali del petrolio si aggiunge a quello che stava già diventando un grave problema di inflazione. “Ci aspettiamo che l’inflazione degli Stati Uniti raggiunga un picco del 9% e una media del 7% per l’intero anno”, afferma Fitch. La Fed era già diventata falco prima dell’invasione dell’Ucraina ed ora si prevede un totale di sette rialzi dei tassi nel 2022.

Inevitabili anche le ripercussioni sulla crescita economica russa. Per effetto delle sanzioni internazionali, che stanno danneggiando “in modo massiccio” banche e relazioni commerciali e costringendo alla fuga molte multinazionali, il Pil russo segnerà quest’anno un crollo dell’8%.