Diktat Bce e un sistema malato: Popolari a picco

5 Marzo 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il settore delle Popolari è in guai seri: i conti sono in rosso, i soci si ribellano e i clienti temono di vedere depauperati i loro risparmi come effetto delle nuove norme di bail-in. Il tutto mentre la Bce impone il suo volere e lo scoppio di alcuni scandali penali ha rimesso in questione la mala gestione degli istituti di credito, vittima di un pericoloso intreccio di interessi e scambio di favori tra manager e imprenditori. Non dovrebbe sorprendere dunque, visti gli ultimi sviluppi, che il comparto bancario sia il peggiore in tutta Europa questa mattina a Piazza Affari.

Mario Draghi ha mentito quando nell’ultima riunione di politica monetaria di gennaio ha affermato che sulle banche, dopo l’introduzione del regime di bail-in, ovvero di salvataggio di un istituto in crisi con i soldi di creditori e correntisti con più di 100 mila euro depositati, non c’era di nulla di nuovo da segnalare.

Il presidente della Bce ha detto che gli allarmi erano esagerati, facendo intendere che il caso delle quattro banche popolari italiane salvate con un decreto del governo sarebbe rimasto isolato. In realtà un mese mezzo dopo si scopre che Veneto Banca, Pop Vicenza e Banca Carige navigano in acque agitate e lo stesso istituto centrale di Francoforte, che sta per assumere un ruolo di vigilante unico nell’area euro, ha chiesto ai due gruppi di cambiare al più presto.

Nei primi due istituti citati continua emorragia dei soci, in rivolta. Alla banca ligure, dopo il rosso riportato nel 2015, la Bce ha chiesto di varare un nuovo piano industriale entro il 31 marzo che preveda una riduzione dei rischi. I titoli di Banca Carige hanno accusato il colpo e cedono circa 10 punti percentuali in Borsa stamattina.

I soci di riferimento Malacalza hanno chiesto un cambio al vertice, proponendo Giuseppe Tesauro presidente e Guido Bastianini amministratore delegato. Il management avrà molto lavoro da fare: nel 2015 la perdita di Carige è stata di 101,7 milioni di euro.

La seconda invece è chiamata a varare un netto cambio di rotta con l’assemblea dei soci di sabato. La Bce vuole vedere una repentina trasformazione in Spa, con successiva quotazione in Borsa, e un aumento di capitale.

Ridurre rischi: un’impresa titanica

A proposito di riduzione dei rischi e problemi di penuria di liquidità per affrontare i possibili rischi rappresentanti dal crac dei crediti deteriorati in portafoglio, a innervosire il comparto è anche il ritardo e i problemi riscontrati nell’operazione di fusione tra Banco Popolare e Pop Milano.

In caso di matrimonio, i due gruppi avranno in gestione una bella patata bollente: dovranno comprimere circa 8 miliardi di euro di sofferenze bancarie (non-performing loans, NPL) in comune, liquidandole il prima possibile ma senza perdere troppi soldi nel farlo.

L’impresa è titanica. Le ultime ipotesi parlando della cessione in un arco di tempo di tre anni e mezzo dei crediti deteriorati. Si punterebbe anche a un “mostro a tre teste” al vertice, ossia a una governance con tre vicepresidenti.

Il tutto mentre i nuovi stress test delle autorità europee non prevederanno bocciature perché non andranno a giudicare i livelli di capitale come era avvenuto invece negli ultimi esami, bensì se ne valuterà la tenuta in caso di recessione e crisi di fiducia molto gravi.

Pericolosi intrecci tra manager e imprenditori

L’esproprio della casa per i mutuatari in ritardo invece pare non c’entri con l’andamento sotto pressione odierno a Piazza Affari. Il governo ha deciso di estendere da 7 a 18 le rate del mutuo non pagate per un possibile pignoramento degli immobili da parte delle banche.

Si tratta di una modifica su un dossier ancora in divenire, ma come hanno riferito operatori bancari a Financial Trend Analysis “il pignoramento e la vendita degli immobili delle famiglie sono per le banche un’extrema ratio alla quale si ricorre il meno possibile”.

“Le criticità del mondo del credito emerse dal bail-in delle quattro banche regionali e dalle crisi della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca sono collegate agli intrecci tra manager e imprenditori che ottenevano prestiti facili in cambio del riacquisto di titoli e dell’appoggio agli stessi manager in assemblea”.

Nel settore delle popolari sono venuti alla luce negli ultimi tempi grossi scandali, come la costituzione di veri e propri fondi neri. Nel caso di Pop Vicenza la procura indaga su un presunto caso di associazione a delinquere e sulla creazione di una banca parallela dalle attività “deviate”.