Def, tagliare tasse? Altolà Corte dei Conti: “alzare prezzi, anche Sanità”

19 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Dopo l’alert di Bankitalia sul Def, arriva anche quello della Corte dei Conti, che non mancadi ricordare al governo Renzi i vincoli rappresentati dalla necessità di far quadrare i conti. E sulla questione di tagliare le tasse, diminuendo così la pressione fiscale sia sulle aziende che sulle famiglie, arriva un altolà dal presidente della Corte, Raffaele Squitieri.

Parlando nel corso di una audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato il numero uno della Corte dei Conti, afferma che:

“La prospettiva di una riduzione della pressione fiscale su famiglie e imprese ripropone la necessità di una revisione strutturale dell’intero sistema tributario”.

In particolare, vengono suggerite tre direzioni da percorrere:

“Un ampliamento della base imponibile; una revisione degli obiettivi redistributivi assegnati al sistema di prelievo; la ricerca di un effettivo coordinamento della leva fiscale fra livelli di governo”.

Viene auspicata la revisione del sistema delle agevolazioni, da inserire nella prossima manovra finanziaria, incidendo su un sistema che ha assunto di “dimensioni poderose, e che riduce il gettito potenziale di quasi un terzo”.

Ancora, Squitieri sottolinea che i prezzi relativi a diversi servizi che vengono offerti in Italia:

“sono inferiori rispetto alle altre maggiori economie europee”. Dunque, “la tendenza all’aumento, per coprire i costi e garantire flussi di investimenti significativi, appare quindi una opzione da considerare in una fase storica di difficoltà per le finanze pubbliche, anche adottando politiche di selezione delle condizioni di accesso per evitare effetti regressivi indesiderati”.

E la stessa soluzione viene invocata riguardo alla Sanità:

“anche in sanità, per salvaguardare il sistema pubblico che offre in media servizi di alta qualità e per rimuovere distorsioni evidenti non si può prescindere dal rendere più appropriato e mirato l`accesso alle prestazioni, potendo contare oggi sulle crescenti potenzialità dei sistemi informativi”.

Sull’economia italiana, le stime sul PIL dell’Italia nel 2017, su base reale, “non sono esenti da rischi di ulteriore revisione al ribasso“.

“Rispetto ad un anno fa, la ripresa dell`economia italiana si è effettivamente concretizzata e la disoccupazione  ha cominciato a ridursi, così che nella media dell`anno la crescita del Pil è risultata sostanzialmente in linea con le previsioni. Tuttavia, tale crescita ha registrato ritmi via via decrescenti, con un effetto di trascinamento per il 2016 assai contenuto. Anche nel confronto con l`Uem e gli altri maggiori Paesi dell’area, che hanno peraltro mostrato una maggiore tenuta nei mesi finali del 2015, l`Italia ha continuato a caratterizzarsi per un andamento meno dinamico“.

Insomma, altro che riduzione delle tasse, come preannuncia il premier Matteo Renzi. La Corte dei Conti avverte il governo italiano sia sull’impatto negativo proveniente dalle incertezze dell’economia globale sulla crescita dell’Italia, sia sulle conseguenze di una eccessiva flessibilità nella gestione dei conti pubblici.

E a dispetto di un Def che prevede un ulteriore allentamento della correzione di bilancio, Squitieri afferma:

“Secondo il governo ciò comunque consentirebbe, pur non rispondendo alle regole del fiscal compact, di mantenere in sicurezza i conti rispetto al 3 per cento in termini di indebitamento netto: accompagnandosi a una crescita economica più elevata, questo rappresenterebbe un elemento rassicurante per i mercati”. Ma esistono dei rischi e il principale “risiede nell’eventualità che le aspettative di ripresa dell’ inflazione formulate dal governo possano rivelarsi frustrate, nonostante l’accentuazione delle politiche monetarie espansive decise dalla Bce. E le stesse previsioni riguardo alla crescita, in termini reali, dell’economia non sono esenti da rischi di ulteriore revisione al ribasso”.

 

In ogni caso:

La “necessità di evitare” che scattino le clausole di salvaguardia potrebbe offrire “l’occasione” per rivedere la struttura delle imposte dirette. “Ciò  non per modificare il livello delle aliquote, ma per rivedere la distribuzione della base imponibile tre le diverse fasce (oggi particolarmente concentrato su quelle agevolate)”. Tale intervento dovrebbe essere “eventualmente accompagnato con misure dirette a evitare effetti indesiderati sulle categorie più deboli”.