Cina: come 2015 ma crash Borsa non allarma nessuno

13 Maggio 2017, di Daniele Chicca

Il fatto che in Cina la Borsa da qualche tempo sia tornata a cedere terreno a ritmi simili a quelli visto durante il crash del 2015 stavolta sembra non preoccupare nessuno nelle sale operative. Tanto è vero che i mercati europei, favoriti dai nuovi dati macro positivi pubblicati in Germania, con il Pil che si è espanso al ritmo più sostenuto degli ultimi dodici mesi nel primo trimestre, continuano a rafforzarsi, incuranti dei vari problemi che attanagliano il mondo.

Il presidente Usa Donald Trump fa fatica a imporre la sua “legge” a Washington, il settore retail è in piena crisi a causa della concorrenza spietata dell’e-commerce (vedi conti disastrosi di Macy’s), il Canada è sull’orlo di una crisi dei mutui in particolare a Toronto dove rischia di scoppiare una bolla immobiliare, nella penisola coreana le tensioni geopolitiche sul programma nucleare di Pyongyang sono alte, mentre in Italia rischia di salire al potere un partito anti euro già dal 2017 (l’accordo su una nuova legge elettorale e dunque sul voto anticipato è più vicino).

In Borsa in Cina è fallito clamorosamente il tentativo di rimbalzo visto a fine 2016, come si vede bene nel grafico riportato da Bloomberg dell’indice delle small-cap ChiNext. L’indicatore viene considerato un barometro accurato del sentiment del mercato azionario cinese. Ebbene da inizio anno è in calo del 9,7% e ha chiuso sui livelli più bassi degli ultimi due anni (minimi da febbraio 2015).

La pioggia di vendite sulla Borsa delle società quotate a piccola e media capitalizzazione in Cina ha cancellato tutti i guadagni messi a segno dopo che due anni fa è scoppiata una famosa bolla su mercati azionari in Cina.

Intanto l’indice dell’azionario generale della Cina, lo Shanghai Composite, sta cedendo quota in fretta. L’indice della forza relativa del listino è sceso sotto il livello di 30 punti che segnala come un determinato asset sia ipervenduto. La Borsa di Shanghai ormai è sui livelli più bassi dal 2013. Gli analisti tecnici non sanno dire quando si materializzerà un atteso rimbalzo.

Se si confronta l’andamento dell’indice di Shanghai a quello dell’azionario mondiale MSCI si scopre che il paniere dei titoli denominato in yuan ha perso il 6,9% l’ultimo mese. In confronto le Borse mondiali hanno guadagnato il 2,8%. La divergenza enorme delle ultime settimane non era mai stata così ampia dal 2014.

Ora I titoli azionari della Cina valgono meno del 9% del mercato azionario mondiale, la percentuale più bassa da giugno dell’anno scorso. La capitalizzazione globale di mercato si avvicina alla quota record di $73.000 miliardi raggiunta a inizio mese, ma la Cina non sta certo dando un grande contributo al record, tutt’altro. La performance ricalca più quella del crash del 2015 che dei nuovi record di Borsa visti a Wall Street e in Europa.