Apple presenta Siri AI e la nuova generazione di Apple Intelligence: più funzioni intelligenti, controlli parentali avanzati, prestazioni migliorate e un ecosistema sempre più integrato.
Per Intelligenza Artificiale (il cui acronimo è IA) si intende una branca dell’informatica che studia i fondamenti teorici, metodi e tecnologie attraverso le quali progettare e realizzare sistemi hardware dotati di programmi software che permettono al device, così realizzato, di fornire prestazioni che sarebbero, altrimenti, di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana.
Con queste parole Marco Somalvico, ingegnere italiano che ha dedicato la vita alla IA, definiva, negli anni ’80 del secolo scorso, questa particolare disciplina che oggi è andata a intrecciarsi con altri campi tecnologici e scientifici, quali: robotica, domotica, neuro scienze, tecnologia consumer e automotive su tutte.
In base ai processi interni di ragionamento o ai comportamenti esterni con cui il device intelligente si mostra è possibile misurare il grado di somiglianza con il ragionamento e i comportamenti umani. L’obiettivo è che l’oggetto dotato di intelligenza artificiale abbia un comportamento ideale, detto razionale, quindi:
L’AI (acronimo in lingua inglese che sta per, ovviamente, Artificial Intelligence) è oggi una disciplina che scatena dibattiti, anche accesi, fra scienziati e filosofi perché il suo sviluppo ha portato a temi legati ad aspetti etici notevoli, non emersi precedentemente.
Il grande fisico Stephen Hawking, nel 2014, fu fra i primi scienziati a mettere in guardia riguardo i pericoli che potrebbero derivare dall’intelligenza artificiale, tanto che la considerava, addirittura, una minaccia per la sopravvivenza dell’umanità stessa.
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Negli Stati Uniti oltre la metà dei cittadini utilizza l’Intelligenza artificiale per consigli su risparmio e investimenti. Gli studi mostrano vantaggi, ma anche limiti, errori e possibili bias.
La società fondata dagli ex dirigenti di OpenAI ha avviato l’iter per la quotazione in Borsa. Con una valutazione di 965 miliardi di dollari e ricavi annui saliti a 47 miliardi, punta a una IPO storica nel settore dell’intelligenza artificiale.
Secondo un partner di McKinsey l’impatto dell’AI generativa sarà paragonabile a una nuova rivoluzione industriale. Dai colletti bianchi ai servizi, cambia il modo di lavorare più che il numero degli occupati
La nuova corsa all’intelligenza artificiale spinge gli investimenti verso livelli storici e riaccende il dibattito sulle bolle speculative. Ma per gli strategist di Wells Fargo il trend resta ancora sostenibile.
Elon Musk propone un “reddito universale elevato” per affrontare la disoccupazione da AI, ma economisti e analisti mettono in dubbio sostenibilità e impatto inflazionistico.
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La conferenza annuale di Nvidia torna al centro dell’attenzione dei mercati: attesi annunci su nuovi chip, piattaforme AI e sviluppi nella robotica che potrebbero influenzare l’intero settore tecnologico.
Secondo la ricerca di Experian, il 75% delle grandi banche utilizza già l’intelligenza artificiale nei processi di credito e gli investimenti sono quadruplicati in due anni, ma il 95% dei progetti di GenAI non genera ancora valore economico.
Non un indicatore macro, né una trimestrale deludente. A scuotere gli investitori è stato un paper firmato Citrini Research che immagina il 2028 come l’anno di una “crisi globale dell’intelligenza”. Debach (eToro): “Il mercato cercava una storia, non dati”