Brexit e Trump, impatto “distruttivo” sul commercio

22 Febbraio 2017, di Daniele Chicca

Il governo britannico ha vinto il primo round della sua battaglia con il Parlamento per l’approvazione del progetto di addio all’Ue. Theresa May ha ottenuto il lascia passare dalla Camera dei Lord per il suo piano che prevede una Brexit definitiva e “dura”, con tanto di reset dei patti commerciali in vigore con i partner europei e uscita dal mercato unico e dall’unione doganale (assenza di dazi alle frontiere interne europeo degli Stati membri). Il costo economico sarà alto e la previsione piu’ pessimistica, di MIT, è per una perdita del 9,5% del Pil.

Dopo 20 ore di dibattiti spalmati su due giorni, i parlamentari hanno accettato senza bisogno di una votazione che il disegno di legge per fare scattare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, il documento fondamentale dell’Europa Unita, passasse allo scrutinio successivo. A esaminare il progetto che prelude all’avvio dei colloqui con Bruxelles per decidere i nuovi accordi commerciali tra Ue e Regno Unito, sarà una commissione parlamentare della Camera dei Lord il 27 febbraio. E’ l’occasione, anche per alcuni membri del partito conservatore di May, per tentare di riscrivere il piano. Lunedì e mercoledì i legislatori prenderanno infatti in considerazione la possibilità di imporre emendamenti al testo. 

Gli emendamenti proposti si concentreranno probabilmente su modifiche al testo che garantiscano ai cittadini Ue il diritto di rimanere nel Regno Unito anche dopo la Brexit e che assicurino che il Parlamento abbia la possibilità di esprimere un voto vincolante sui futuri accordi stretti con l’Europa.

L’obiettivo del governo, convinto che una perdita di voti alla Camera dei Lord non ostacolerà i propri piani, è quello di fare ricorso all’articolo 50 entro fine marzo per poter dare il via alle trattative di due anni con l’Ue. Gli analisti prevedono un impatto negativo sulle attività commerciali e il Pil britannici. L’esito dei colloqui  per la rinegoziazione dei trattati è tutt’altro che prevedibile. Nulla è da dare per scontato anche se le posizioni di partenza delle parti coinvolte sembrano chiare.

Il Regno Unito vuole una hard Brexit, mentre Bruxelles non è disposta a fare concessioni, anche perché vuole dimostrare che lasciare l’UE ha un costo. L’economia europea si trova davanti a una moltitudine di incertezze in vista dell’inizio dei colloqui a marzo, mentre per quella del Regno Unito è piu’ facile fare pronostici. Secondo gli esperti citati da Bloomberg, quella britannica pagherà a lungo la decisione di uscire dal blocco a 28.

La solidità dell’espansione delle attività economiche britanniche da quando il popolo ha votato con il 52% dei consensi a favore della Brexit non ha alleviato le preoccupazioni degli analisti sulle conseguenze negative possibili per il commercio. Per il Pil britannico Bloomberg Intelligence vede un valore piu’ basso del 2% da qui al 2021 per effetto della Brexit.

Nei prossimi anni non ci sarà l’apocalisse ma il consensus degli economisti, le cui previsioni – va detto – si sono rivelate sinora troppo pessimiste sugli effetti della Brexit sull’economia del Regno Unito, è per un effetto prolungato negativo, che colpirà la produzione, i posti di lavoro e per certi versi anche il benessere in generale della gente.

Le ricadute della Brexit si sentiranno in ambito di commercio, investimenti, assunzioni, inflazione e domanda esterna, con la City londinese che rischia di perdere il suo ruolo di hub finanziario principale in Europa. Un altro fattore da prendere in considerazione, sempre secondo gli economisti intervistati da Bloomberg, è anche la capacità o meno di Londra di sostituire i benefici assicurati dall’appartenenza all’Unione Europea con nuovi accordi.

Andrew Goodwin, economista di Oxford Economics è preoccupato per l’impatto su commercio e immigrazione dei nuovi patti post Brexit. “Il genere di intesa a cui mirano le autorità britanniche porterà a una distruzione delle attività commerciali. Ci riferiamo in particolare alla riduzione dei flussi migratori, che risulterà probabilmente in prospettive di crescita inferiori”.

Bloomberg Intelligence e PricewaterhouseCoopers sono meno pessimisti, sottolineando come anche con un calo del Pil e del commercio, l’economia britannica farà meglio della maggior parte delle economie dell’area euro. Gli economisti del gruppo Economists for Free Trade (EFT) stimano persino un miglioramento delle attività in caso di messa a punto di una “politica ottimale” che preveda un abbattimento drastico della tariffe doganali alle importazioni. D’altronde quello del libero scambio è uno dei mantra del governo May.

Nella tabella sopra riportata si vede chiaramente come le attività commerciali globali sono in fase calante. Per la terza volta dal 2000 la crescita è sta inferiore al 2%. In entrambe le occasioni precedenti la prima economia al mondo, gli Stati Uniti, erano in una fase di recessione.

I rischi di una deglobalizzazione e di un ulteriore deterioramento delle attività commerciali internazionali sono molto alti, alla luce del desiderio dell’Unione Europea di punire il Regno Unito per la Brexit, e delle possibili politiche punitive di Donald Trump nei confronti di Messico, Cina e Germania per via dei loro surplus commerciali eccessivi.