Brexit, Draghi rispolvera mantra “Whatever it takes”

21 Giugno 2016, di Daniele Chicca

STRASBURGO (WSI) – Anche se non proprio letteralmente, nel significato Mario Draghi ha rispolverato il suo cavallo di battaglia, il “whatever it takes” (per salvare l’euro) già pronunciato in occasione della crisi del debito sovrano europeo nel 2012.

La Bce “è pronta a tutte le eventualità a seguito del referendum del Regno Unito sulla permanenza nell’Ue”, ha annunciato ai parlamentari Ue il numero uno dell’istituto centrale quando mancano due giorni al voto sulla Brexit. Tutti i preparativi necessari sono stati fatti e tutti i piani di emergenza sono sul tavolo per scongiurare una nuova crisi a cui l’area euro si farebbe probabilmente trovare impreparata.

Con l’inflazione dell’area euro che resta “sottotono”, e destinata a restare bassi livelli nei mesi a venire, e soprattutto con “l’incertezza che resta elevata”, la Bce ribadisce di esser “pronta a utilizzare tutti gli strumenti disponibili nel nostro armamentario, se necessario a raggiungere il nostro obiettivo” di stabilità.

Essendo il 10% più bassi dei livelli pre crisi, il livello di investimenti pubblici nell’Eurozona rimane insoddisfacente e pertanto un’azione coordinata a livello Ue è necessaria. Per lo meno nei paesi dove le finanze pubbliche lo consentano. La ripresa economica dell’area “ha guadagnato slancio a inizio anno” e quindi c’è motivo di un moderato ottimismo secondo il presidente della Bce.

Durante l’audizione al parlamento europeo di oggi Draghi ha ricordato che “si prevede che proceda ad un ritmo moderato ma costante, sostenuta dalla domanda interna e dalle nostre misure di politica monetaria”.

Draghi e appello deputati per helicopter money

A proposito di misure, che fin qui si sono rivelate inefficaci, Draghi è chiamato a rispondere all’appello lanciato da una ventina di deputati la settimana scorsa per il varo di nuovi piani monetari di rilancio della ripresa economica, visto il mezzo fallimento del Quantitative Easing.

Venerdì 17 giugno la Bce ha ricevuto una lettera dal contenuto insolito. Portava la firma di 18 parlamentari europei provenienti da 11 paesi diversi e incoraggiava Mario Draghi a effettuare uno studio più approfondito sulle politiche monetarie alternative al Quantitative Easing.

Nella loro lettere, i 18 deputati del Parlamento Ue ai quali si è rivolto oggi Draghi, hanno citato due proposte: un piano di QE “verde” e anche il famoso “helicopter money“, ovvero un meccanismo grazie al quale il denaro viene fornito direttamente ai cittadini.

Draghi è anche entrato nel merito della decisione dei giudici della corte costituzionale di Germania di approvare il piano anti crisi di acquisto di titoli (OMT). “La Bce prende nota del giudizio della Corte Costituzionale Federale tedeca. Il verdetto conferma la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea che ha concluso che il programma OMT è compatibile con le norme Ue ed è nel rispetto del nostro mandato”.

È un risultato importante, perché contribuisce cancellare una certa incertezza. Il prossimo passo, ha spiegato Draghi, sarà quello di ridare fiducia nelle capacità di rendere più forte la “nostra casa comune”. “Cittadini e mercati devono essere certi della nostra capacità di gestire le sfide comuni che fronteggiamo”.