Borse spaesate: scambi ad alta volatilità. Saltano primi fondi

7 Febbraio 2018, di Mariangela Tessa

Sbalzi incredibili a Wall Street, che prima recupera il 2% martedì durante una seduta in saliscendi, poi vede i futures indebolirsi nuovamente. Da parte loro le Borse europee provano a reagire, ma senza troppo slancio dopo sette sedute negative di fila. La settimana scorsa è stata archiviata come la peggiore in due anni, mentre il lunedì nero del 5 febbraio ha fatto chiudere gli indici della Borsa Usa con i cali più pesanti dal 2011. Prima del rimbalzo della vigilia, il Dow Jones ha perso in una manciata di sedute l’8,5% del valore rispetto ai massimi record toccati a inizio 2018.

Stavolta Goldman Sachs sembrerebbe aver indovinato le previsioni: una settimana fa Peter Oppenheimer, a capo della strategia azionaria globale della banca d’affari, ha ricordato in un report che dopo il 1929 l’indice allargato S&P 500 non aveva mai avuto un periodo così lungo di rialzi senza che al suo interno ci fosse stata una fase di correzione di almeno il 5%, pertanto una fase di ripiegamento era da mettere in contro. Secondo diversi gestori è un calo salutare, quasi fisiologico dopi i record segnati da un contesto di compiacenza e calma assoluta. Le condizioni economiche favorevoli da fattore positivo sono diventate un elemento negativo di cui dover riflettere dopo il report occupazionale Usa di venerdì scorso.

Lunedì il Dow Jones è arrivato a perdere più di 1.500 punti, in quello che è stato il calo intraday maggiore della storia del listino in termini di punteggio. A pesare sono stati i timori sulla possibilità che il ciclo composto di crescita coordinata, bassa inflazione e bassi tassi di interesse sia vicino alla fine. L’inflazione resta a livelli ancora bassi, ma gli ultimi dati sul mercato del lavoro, che hanno mostrato il balzo dei salari più intenso dal 2009, sono – secondo gli osservatori – un segnale iniziale di un pericoloso surriscaldamento eccessivo dell’economia.

Secondo Art Cashin, a capo delle attività sul floor del Nyse di UBS Financial Services, “quando c’è questo tipo di movimento, di solito significa che ci vorrà un paio di giorni per trovare il fondo”. Cashin ha definito “totalmente ridicolo” il crollo del Dow Jones, facendo notare che i volumi sono stati moderati. Il presidente del Nyse, Tom Farley, ha spiegato che nell’azionario tutto ha funzionato regolarmente: “Non c’è nulla di nuovo sotto il sole”.

Ma il movimento maggiore lo si è visto nell’indice della volatilità e negli investimenti con posizioni short. Il VIX è balzato sopra i 37 punti e poi anche sopra quota 50, mentre il fondo associato alle puntate al ribasso sulla volatilità (lo Short VIX ETF) è saltato dopo essere imploso nell’after-hours, quando ha subito un calo impressionante del 90% a quota $10. Andamento che ha spinto alcuni osservatori a commentare di “non aver mai visto nulla di simile” e Credit Suisse a chiuderne l’attività.

Nel campo del reddito fisso, i Treasuries Usa vengono riscoperti come bene rifugio in tempi di incertezza. Reduce da cinque settimane di fila in calo, il decennale ha chiuso con rendimenti – che si muovono inversamente ai prezzi – al 2,794% dal 2,852% della seduta precedente, quella di venerdì scorso. Sul fronte valutario, il dollaro si è rafforzato. Il WSJ Dollar Index – che misura l’andamento del biglietto verde contro un basket di 16 divise – ha aggiunto lo 0,2% a 83,74 punti. Un euro veniva scambiato per 1,2419 dollari (-0,3%).

Wall Street: come il flash crash del 2010

Il brusco calo registrato a Wall Street poco dopo le 21 ora italiana somiglia molto al ‘flash crash’ del 2010, hanno affermato alcuni analisti. Il flash crash è il fenomeno che si verifica sui mercati elettronici in cui il ritiro degli ordini accentua rapidamente il calo dei prezzi. Il Dow Jones nel punto più basso della seduta è arrivato a perdere il 6,12%, ovvero 1.597,08 punti: un calo maggiore rispetto a quello del 6 maggio del 2010 quando si è verificato il flash crash. Allora il Dow Jones aveva perso 1.000 punti anche se in termini percentuali era sceso del 9,2%.

Immediata la reazione della Casa Bianca che ha tentato di rassicurare gli investitori: “I fondamentali di lungo termine dell’economia restano estremamente solidi”. Detto questo l’amministrazione Trump è preoccupata per la perdita di valore di Wall Street.

Le cose potrebbero mettersi peggio nel prosieguo della settimana, almeno a giudicare dalle prove recenti del VIX, l’indice della volatilità anche detto della paura, volato di oltre il +30% oltre livelli che non si vedevano dall’inizio del novembre 2016, prima dell’elezione di Donald Trump alla presidenza Usa. Chiaramente, tra gli investitori non è venuto meno il timore che la Federal Reserve possa alzare i tassi più rapidamente del previsto.

Quella paura è stata alimentata dal balzo dei salari orari registrato a gennaio su base annua, segno di pressioni inflative che si stanno formando. Nel giorno in cui ha giurato, oggi il neo governatore della Federal Reserve ha promesso scelte “oggettive e basate solo sulle prove migliori a disposizione” e un “impegno a spiegare quello che stiamo facendo e perché”.

Come a dire che la banca centrale non intende sorprendere i mercati, che nella riunione di marzo si aspettano una stretta. Ieri l’ex governatore Janet Yellen aveva parlato di prezzi “alti” nell’azionario ma non si era sbilanciata a parlare di bolla. Vale la pena ricordare che Wall Street aveva chiuso con il 2017 l’anno migliore dal 2013 e che l’inizio del 2018 era stato con il botto. Una correzione è dunque vista da molti operatori come salutare e fisiologica.

Inevitabile un effetto domino su scala planetaria. Si estende alle Borse asiatiche la correzione che ha affossato Wall Street. Sul finale di seduta Tokyo cede il 4,97%, Hong Kong il 4,1%, Shanghai il 2,7%, Shenzhen il 3,3%, Seul l’1,27%. Sydney ha chiuso in ribasso del 3,3%. Il Nikkei, in calo del 10% dallo scorso 23 gennaio, è entrato in una fase di correzione tecnica.

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Daniele Chicca 6 Febbraio 201810:17

Anche a Piazza Affari le vendite continuano. Sui corsi azionari gravano sempre i timori legati alla ripresa dell’inflazione e alla risalita dei rendimenti dei bond. Sul secondario lo Spread tra Btp e Bund si amplia sopra quota 130 punti. Pesanti Telecom Italia, Mediaset, FCA, Creval e Banca Carige. In ambito macro si segnala la forte accelerazione degli ordini industriali in Germania a dicembre. Lato Forex, lo yen si avvantaggia in un clima di avversione al rischio. L’indice paneuropeo EuroStoxx 600 cede l’1,64%.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201810:41

L’indice MSCI delle Borse globali perde terreno per la quarta giornata di fila. A dimostrazione della clamorosa volatilità di queste ultime sedute, rispetto ai livelli record raggiunti soltanto otto giorni fa, i mercati azionari mondiali hanno perso 4 mila miliardi di dollari. Le piazze europee provano a risalire la china dopo un avvio in calo di circa il 3%, con gli investitori che danno la caccia a beni rifugio come l’oro, lo yen e uno dei principali responsabili in un primo momento della pioggia di vendite: il mercato del debito governativo dei paesi virtuosi come Germania e Stati Uniti.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201810:51

Anche a Piazza Affari le vendite continuano. Sui corsi azionari gravano sempre i timori legati alla ripresa dell’inflazione e alla risalita dei rendimenti dei bond. Sul secondario lo Spread tra Btp e Bund si amplia sopra quota 130 punti. Pesanti Telecom Italia, Mediaset, FCA, Creval e Banca Carige. In ambito macro si segnala la forte accelerazione degli ordini industriali in Germania a dicembre. Lato Forex, lo yen si avvantaggia in un clima di avversione al rischio. Dopo un avvio in calo di anche il 3%, l’indice paneuropeo EuroStoxx 600 cede l’1,64% attualmente, mentre i future sui principali indici della Borsa Usa hanno ridotto le perdite. L’avvio a Wall Street dovrebbe essere in ogni modo negativo.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201812:41

Il lungo periodo di calma in Borsa, durato praticamente otto anni, sembra finito. Dopo aver visto il suo valore raddoppiare in una singola seduta, l’indice della volatilità continua la sua fase di risalita dai minimi assoluti toccati a inizio 2018. L’indice CBOE VIX, meglio conosciuto come indice della paura di Wall Street, ha guadagnato il 14% a 42,62 punti stamattina. È il livello più alto da agosto 2015.

Mentre la volatilità accelera, le Borse europee accusano il colpo e gli investitori si lamentano del fatto che sono ormai difficili da trovare i “posti dove potersi nascondere”. I Bond dei paesi più virtuosi come Usa e Germania – che hanno contribuito con i loro cali a seminare il panico sui mercati – attirano qualche acquirente, così come lo yen sul Forex e l’oro tra le materie prime. La Borsa di Londra cede il 2% e Piazza Affari l’1,8% circa in questo momento. I 7.183 punti a cui scambia il Ftse-100 inglese sono il punteggio più basso da aprile del 2015.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201813:57

Anche oggi la seduta a Wall Street dovrebbe essere negativa. Così dicono i valori dei future: quelli sul Dow Jones cedono circa 500 punti, mentre il contratto analogo sull’S&P 500 ne lascia sul campo 50 e il Nasdaq 85.

Le turbolenze pesanti dei mercati finanziari hanno spinto il governo greco a rimandare il ritorno sui mercati e l’emissione di nuovo debito governativo a sette anni, una tappa importante del processo che dovrebbe vedere Atene liberarsi dai vincoli del bailout, è stata posticipata.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201815:25

Steven Andrew, gestore del fondo M&G Income Allocation, commenta il sell-off dell’azionario globale sottolineando che i livelli sono tornati quelli di dicembre: “accade spesso che, dopo guadagni molto repentini si possano osservare inversioni altrettanto rapide e questo spesso può succedere senza un chiaro elemento catalizzatore. Da tempo sosteniamo che le dinamiche di crescita dei tassi potrebbero generare volatilità su altri asset e questa sembra essere la causa che ha determinato almeno in apparenza i movimenti recenti. Tuttavia, il contagio ad altri mercati lascia supporre che si tratti in una certa misura di un comportamento di “risk-off” più generico. Il fatto che le obbligazioni europee abbiano corso molto quando la preoccupazione apparente è l’aumento dei tassi globali, suggerisce una certa incoerenza nella narrativa prevalente”.

Dal punto di vista dei fondamentali, “poco sembra essere cambiato. L’aumento dei salari dovrebbe in ultima analisi essere un fattore positivo per l’economia statunitense”. Può rappresentare un costo aggiuntivo per le aziende, ma in generale costituisce un segnale di miglioramento dell’economia. In assenza di una dinamica indicizzata (“spirale dei prezzi salariali”), ciò dovrebbe rappresentare un “vantaggio netto sul lungo periodo. Queste considerazioni e la natura repentina dei prezzi suggeriscono che alla base di questi movimenti ci potrebbero essere fattori non legati ai fondamentali; la nostra propensione sarebbe quindi quella di aumentare l’esposizione all’equity”.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201815:47

I titoli del tesoro Usa sono ora in zona “buy” secondo HSBC. Secondo la banca, i rendimenti dei Treasuries ai livelli attuali presentano una buona opportunità di acquisto e il premio di rischio migliore è nei buoni Usa a due anni. HSBC ha rivisto anche la sua previsione sui rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni a 90 punti base rispetto a 60 punti base precedenti.

Negli ultimi giorni, i rendimenti a 10 anni degli Stati Uniti hanno toccato i massimi di quattro anni oltre il 2,88. All’ultima lettura, il titolo del Tesoro a 10 anni è sceso di 19 punti base dal suo massimo notturno al 2,702%.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201815:51

Wall Street apre in ribasso ma poi cerca di reagire per interrompere la striscia di cali giornalieri di tre sedute di fila. Il Dow Jones avanza dello 0,33% e l’indice S&P 500 dello 0,27% dopo i cali superiori al 4% subiti la vigilia, quando Wall Street ha visto la peggiore performance giornaliera da agosto 2011. Secondo Dennis Gartman, autore di una delle newsletter finanziarie più seguite a Wall Street, la Gartman Letter, i cali degli ultimi giorni segnano “l’inizio di una fase ribassista significativa”.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201816:06

I fondi di una particolare categoria legata alla volatilità stanno saltando uno dopo l’altro. Dopo l’impennata clamorosa della volatilità fino anche a 50 punti, sui mercati c’è il timore che gli emittenti di fondi che speculano al ribasso sul VIX ricorrano alla liquidazione. Stanno infatti chiudendo i primi fondi che ricalcano la performance della volatilità, ma all’inverso. Gli sponsor e gestori dei fondi hanno il potere di chiudere l’attività per evitare vendite massicce che determinino un valore negativo. Molti investitori hanno perso già tanti soldi e rischiano di non poterne recuperare altri.

Credit Suisse è stata tra le prime a ricorrere alla misura estrema e annunciare la chiusura del fondo che rispecchia l’andamento al contrario della volatilità. La banca svizzera, che perdeva anche il 6% oggi in Borsa a un certo punto, ha annunciato che “terminerà” le attività del fondo XIV il 21 febbraio e che gli investitori otterranno in cambio l’equivalente in denaro dell’ultimo valore di chiusura. Non si tratta di una grossa somma: il net asset value è crollato da 108,36 a 4,22 dollari. In Svizzera si ha notizia dell’imminente chiusura di un altro fondo che speculava al ribasso sul VIX. Anche un fondo gestito da Horizons, in Canada, è saltato e non è più consentito ritirare denaro.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201817:14

Le Borse europee recuperano qualcosa nel pomeriggio, ma sono pur sempre in calo di circa il 2%. Il Dow Jones e gli altri indici principali della Borsa Usa sono risaliti sopra la linea della parità dopo un avvio con ribassi di anche più del 2%. Al momento il Dow cede 61 punti dopo aver toccato i massimi di seduta a +367 punti. I minimi sono stati testati a -567 punti. Il trading range è molto ampio: di 934 punti. L’indice S&P 500 è invariato, mentre il Nasdaq guadagna lo 0,1%. Il bottom è stato probabilmente toccato dopo cinque minuti di contrattazioni.

“Pensavo che avremmo visto la Borsa Usa toccare il fondo cinque minuti dopo l’apertura. Penso che sia esattamente quello a cui stiamo assistendo”, dice alla CNBC Ed Keon, portfolio manager di QMA, la divisione di asset allocation quantitativa e dinamica di PGIM. “A questi livelli, la Borsa Usa offre un buon valore e noi stiamo aumentando l’esposizione” all’azionario, spiega Keon secondo cui è ancora presto per dichiarare finita la fase di ribassi. Detto questo il peggio, in termini di dimensione dei tracolli giornalieri, dovrebbe essere alle spalle.

Non la pensa così Dennis Gartman, autore della Gartman Lettere, una delle newsletter finanziarie più seguite a Wall Street. Secondo lui si sta aprendo una fase di correzione che durerà ancora per un po’. In Europa le Borse cedono terreno ma sopra i livelli minimi di seduta. Il Dax lascia sul campo l’1,3%, il CAC 40 francese l’1,3% e Londra e Milano meno del 2%. In Asia il paniere giapponese Nikkei 225 ha perso il 4,7%, mentre l’indice composito di Shanghai il -3,4%.

Daniele Chicca 6 Febbraio 201819:49

Piazza Affari ha chiuso le contrattazioni in forte calo. Particolarmente pesanti Saipem, Exor, Banca Generali, Cnh Industrial, Italgas e Azimut. Pochissimi i titoli positivi, che si contano sulle dite di una mano: Intesa Sanpaolo, Pop Emilia e Banco Bpm. Da parte sua la Borsa di Londra ha chiuso ai minimi di nove mesi.

Daniele Chicca 7 Febbraio 201811:26

La Borsa Milano apre le contrattazioni in rialzo di circa un punto percentuale. Bene fanno soprattuto le banche, Exor e FCA. Mediaset, Telecom, Intesa Sanpaolo sono tra i titoli più richiesti.

Daniele Chicca 7 Febbraio 201817:55

Piazza Affari termina le contrattazioni in forte rialzo. Guidano il listino Fca, Telecom Italia e Exor con rialzi di oltre il 5%. Positivi anche Moncler, Mediaset e Banco Bpm. Chiude in calo solo Campari. Aiuta il rimbalzo di Wall Street (Dow Jones +1) dopo un avvio in calo.

Daniele Chicca 7 Febbraio 201818:03

Sul Forex l’euro cala -0,8% circa sul dollaro sotto quota $1,228. La moneta unica paga le accuse rivolte dalla Bce agli Usa, criticati per voler manipolare la propria divisa, svalutandola.