Bce, prossima mossa una patrimoniale

2 Maggio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Ora che gli effetti benefici dei programmi ultra accomodanti di Quantitative Easing “hanno fatto il loro corso” è ora che le banche centrali mettano a punto la prossima mossa estrema. È l’opinione degli analisti di Deutsche Bank, secondo cui “Bce e Banca del Giappone dovrebbero penalizzare chi risparmia” e alimentare invece credito e consumi, “imponendo tassi di deposito negativi o tasse sul patrimonio”.

La misura drastica dovrebbe però essere affiancata da un contentino per i risparmiatori, con le banche centrali che farebbero meglio a usare non solo il bastone, ma anche la carota, scrive Dominic Konstam di Deutsche Bank nella sua analisi. Per esempio un’idea sarebbe imporre tassi negativi sui mutui. In questo modo si favorirebbero i prestiti e le attività creditizie, al contempo scoraggiando i cittadini a risparmiare anziché consumare.

Secondo Konstam, che sta comprando a mani basse i titoli di Stato americani a scadenza lunga, le banche centrali dei tre grandi paesi del mondo, Stati Uniti, Giappone e Eurozona, dovrebbero continuare ad allontanarsi dalle guerre valutarie e dalla “politica del rubamazzo”, ossia quella che dà benefici interni ma reca danni agli altri paesi.

Allo stesso tempo, si legge nel report, “la reazione negativa del mercato al nulla di fatto della Banca del Giappone”, la settimana scorsa, “ci dice che i benefici del Quantitative Easing, per lo meno nella sua forma attuale, potrebbero essersi esauriti“.

È ormai chiaro a tutti che è con tutta probabilità decisamente negativo il livello dei rendimenti al quale l’espansione delle attività creditizie in Europa e Giappone si riprenderà. Pertanto, secondo la banca tedesca, Bce e Banca del Giappone dovrebbero cercare di penalizzare i risparmi, imponendo tassi negativi e forse persino una patrimoniale. Per non scontentare troppo i cittadini, propone l’analista, bisognerebbe però adottare anche un come interessi negativi sui mutui.

“Fino ad allora la compressione dei margini netti di interesse delle banche continuerà ad alimentare una domanda elevata di asset denominati in dollari. Questo per gli Stati Uniti significa che i tassi di interesse e i rendimenti a lungo termine dei bond governativi non saliranno finché la crescita economica globale non accelererà veramente”.

In questo contesto, “è fondamentale che la Federal Reserve continui a seguire politiche accomodanti, consentendo ai tassi reali di scendere e ai tassi nominali di mantenersi stabili”.

Se la politica monetaria della Fed dovesse diventare troppo rigida, “i tassi di interesse dei titoli di Stato avrebbero ancora meno spazio di risalita e i breakeven imploderebbero per paura che le autorità di politica monetaria abbiano commesso un errore”.