Bce, le due sfide di Draghi: l’euro e il trauma della Germania

20 Aprile 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – La tensione tra la Bce e la Germania non è stata mai così alta dall’esplosione della crisi dei debiti sovrani in Eurozona. E sarà possibile avvertirla soprattutto tra qualche ora, quando il presidente della Bce Mario Draghi, dopo l’annuncio della Bce sui tassi di interesse, confermerà, magari anche menzionando l’opzione dell’helicopter money, che l’arsenale di cui dispone per risollevare l’economia europea è lungi dall’essere vuoto.

I falchi tedeschi saranno lì, decisi a monitorare ogni sua parola. E non saranno soli. Con loro ci saranno anche i funzionari delle banche tedesche e non, vicini a perdere la pazienza per quella politica di tassi di interesse negativi che sta minando la redditività degli istituti.

Tutto, per risollevare l’inflazione dell’Eurozona: e si sa bene che i tedeschi sono traumatizzati dalla sola parola “inflazione”, anche se praticamente latitante da tempo.

Queste ore non sono sicuramente facili per Draghi: dovrà decidere se assecondare i mercati o se iniziare a prestare attenzione alle ‘minacce’ più o meno dirette che gli vengono mosse dalla Germania. Tanto che il sito Politico riassume bene il dilemma, scrivendo un articolo che si intitola Mario Draghi, la Bce e il trauma tedesco.

Helicopter money ed effetto sull’euro

Le prossime ore saranno cruciali non solo per l’azionario globale, ma anche per l’euro. Finora, il mix di misure straordinarie lanciate da Draghi non è riuscito a indebolire la moneta unica. Un indebolimento sarebbe stato più che necessario, in un contesto di economia ancora in bilico, in quanto avrebbe potuto risollevare almeno le esportazioni, così come avrebbe reso più costose le importazioni.

Niente di tutto questo, invece: la parità con il dollaro è diventata quasi una utopia, quando era a un passo dall’essere raggiunta.

Secondo alcuni analisti, una mossa capace di deprezzare l’euro potrebbe essere il solo parlare dell’opzione dell’helicopter money, ovvero dell’opzione del denaro direttamente distribuito alla popolazione per stimolare i consumi e rilanciare così l’economia.

In assenza di un riferimento a tale opzione, è difficile che l’euro possa scendere. In ogni caso, si consiglia di guardare al rialzo le resistenze di $1,1410, $1,1460, $1,15, $1,1612 e $1,1712; al ribasso, i supporti da monitorare sono a quota $1,1335, $1,1250, $1,1215, $1,1150 e $1,1070.

L’euro viaggia attorno a $1,1360, in deciso rialzo rispetto ai giorni precedenti la riunione di marzo, quando viaggiava attorno a $1,099 e vicino al record dallo scorso ottobre, dunque al valore più alto in sei mesi circa.

In generale, queste sono le questioni su cui gli analisti stanno dibattendo in queste ore, in attesa del meeting della Bce di domani:

  • Draghi potrebbe riaprire la porta alla possibilità di tagliare ulteriormente i tassi.
  • Un avvertimento potrebbe essere lanciato proprio sulla relativa forza dell’euro nei confronti di altre valute. E’ vero che lo stesso Draghi ha ripetuto più volte che non è compito della Bce occuparsi del valore dell’euro. Tuttavia, lo stesso numero uno della Bce ha detto chiaramente che la divergenza tra la politica monetaria della Bce e quella della Fed implica un rapporto di cambio eur/usd più basso.
  • Di nuovo, Draghi potrebbe rilanciare l’appello ai governi di agire in modo più deciso per adottare politiche fiscali di tipo espansivo.
  • Un riferimento potrebbe essere fatto alla opzione dell’helicopter money. Nell’ultimo meeting, Draghi ha risposto a una domanda rivoltagli su tale strumento, affermando che tale opzione non è all’orizzonte. Tuttavia, non l’ha neanche esclusa a priori.

Mario Draghi, la Bce e il trauma tedesco

L’articolo scritto da Politico mette in evidenza il contrasto di fondo tra la Bce e la Germania:

L’inflazione è il trauma dei tedeschi. Per due volte nel ventesimo secolo, gli asset finanziari sono stati svalutati e l’iperinflazione ha distrutto l’economia del paese (…) Molti tedeschi interpretano in modo errato la politica monetaria dell’Eurozona. Ritengono che la Bce sia una nuova Bundesbank (la banca centrale della Germania), il cui compito sia quello di adottare una politica monetaria in base a quelli che sono i bisogni della Germania (…) In più, la Bce è criticata in quanto la si accusa di star espropriando i risparmiatori con la politica di bassi tassi di interesse”.

Basti pensare alle stesse dichiarazioni che sono arrivate dal ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, che ha affermato in modo chiaro di aver detto a Draghi che la sua politica monetaria ha provocato il grande successo che il partito degli euroscettici Alternative for Germany ha incassato nelle ultime elezioni regionali.

Forti critiche sono arrivate anche da Axel Weber, ex numero uno della Bundesbank, che ha affermato in un’intervista al Wall Street Journal che una ulteriore adozione di misure espansive di politica monetaria potrebbe essere controproducente.

La valanga di attacchi potrebbe rendere la riunione della Bce di domani anche e soprattutto di natura politica.

Ma Draghi potrebbe andare dritto per la sua strada

Sono gli stessi analisti di una banca tedesca, Danske Bank, a ritenere che Draghi riaprirà “la porta a tagli aggiuntivi dei tassi di interesse, dopo aver detto nella riunione della Bce di marzo di non anticipare ulteriori riduzioni”. Draghi, dicono gli analisti:

“potrebbe affermare che i tassi rimarranno ai livelli attuali o saranno più bassi per un periodo di tempo prolungato”. D’altronde, nelle stesse minute relative proprio al meeting di marzo si leggono frasi come “un taglio dei tassi più forte potrebbe essere considerato”, e la Bce “non esclude la possibilità e la prospettiva di ulteriori tagli dei tassi, se supportate dall’outlook per la stabilità dei prezzi”.

Un grafico di RBC Capital Markets mette in evidenza che:

“il mercato ha chiaramente iniziato ad anticipare un’inversione di rotta della Bce, puntando su tassi di interesse a breve termine più bassi”.

Al momento, la Bce sta iniettando 80 miliardi di euro al mese di nuova liquidità nel sistema bancario dell’Eurozona, acquistando bond dalle banche. Nell’ultimo meeting, la Bce ha anche annunciato l’acquisto di corporate bond. Un’altra possibilità è che la Bce decida di estendere tali acquisti almeno fino al settembre del 2017.

Sempre a marzo, Draghi ha sorpreso i mercati, tagliando il tasso di interesse di riferimento allo 0%, portandolo ai nuovi minimi storici, e riducendo il tasso di deposito a -0,4%.

Draghi ha lanciato anche una nuova operazione TLTRO a 4 anni con partenza giugno 2016 con possibilità di avere un tasso che può arrivare fino al tasso sui depositi (-0,40%).