Bce frustrata: senza riforme governi, bazooka inutile

19 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – La Bce protesta di nuovo per il comportamento egoista e irresponsabile dei governi nazionali, che non stanno varando le riforme strutturali richieste o per lo meno non lo stanno facendo nei tempi previsti, senza dunque approfittare delle condizioni di credito agevolato rese possibili dalle ultime droghe monetarie dell’istituto centrale.

La frustrazione espressa dalla Bce nei verbali dell’ultima riunione di politica monetaria è solo l’ultimo esempio delle difficoltà dell’opera di convincimento di Mario Draghi, che da tempo fa pressioni sugli Stati membri perché adottino le riforme necessarie e indispensabili, almeno secondo la Bce, per rilanciare la crescita.

Secondo la Bce “altre aree politiche devono dare il loro contributo con maggiore decisione se si vogliono raccogliere i frutti delle misure di politica monetaria straordinarie della Bce”.

Se da un lato non ci sono dubbi che le riforme strutturali economiche siano essenziali per alimentare le prospettive di crescita a lungo termine e che i governi vadano criticati per la loro inefficacia, spiega la Bce va riconosciuto quanto sia difficile per tecnocrati europei (i cosiddetti eurocrati) di un istituto non votato dai cittadini dire cosa fare a politici eletti per volere del popolo sovrano.

Inoltre, osserva nelle minute la Bce, “le necessità di riforme strutturali variano decisamente da uno stato membro dell’area euro all’altro e non è necessariamente possibile generalizzare a livello aggregato”.

Stime Fmi vanno accolte con pessimismo

Sebbene la Bce sia fiduciosa e convinta che le misure aiuteranno l’economia a ritornare in salute, le autorità di politica monetaria sono preoccupate per la debolezza della ripresa e dell’inflazione. Se i governi non riusciranno o non vorranno complementare le politiche ultra accomodanti dei banchieri centrali con riforme del lavoro e mercati, il programma potenziato del Quantitative Easing e i tassi di deposito negativi non sarebbero serviti pressoché a nulla.

I timori hanno spinto Mario Draghi e soci a promuovere un  nuovo accordo per l’Europa, che il banchiere romano e i suoi colleghi sperano possa aiutare a combattere alcuni dei problemi cronici dell’economia europea come gli alti livelli di disoccupazione e le prospettive basse di crescita a lungo termine.

Stabilire un’agenda di riforme specifica per ogni singolo paese è “nel reame dei governi nazionali e di altri istituti europei”, non certo della Bce.

La Commissione Ue ha già fornito raccomandazioni specifiche paese per paese, ma non sono state ancora implementate, in particolare preoccupa il ritardo nel seguire i consigli sulla riforma dei prodotti di mercato.

Nei verbali la Bce esprime un certo ottimismo circa l’efficacia delle misure annunciate a marzo – potenziamento del Quantitative Easing di 20 miliardi di euro con inclusione dei bond aziendali non finanziari al parco di titoli acquistabili e tassi di deposito portati al -0,4% – nell’alleggerire le condizioni creditizie e incoraggiare la spesa.

In quest’ottica, l’ultima serie di revisioni al ribasso delle stime sul Pil a opera del Fondo Monetario Internazionale è da salutare “con un certo pessimismo, dal momento che alcuni stati membri hanno potuto giovare di elementi più positivi nel contesto globale”.

Fonte: Financial Times