Bce, allarme su deflazione e debito italiano

5 Maggio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Il bollettino della Bce potrebbe pesare in chiave trattative tra governo e autorità europee sulla flessibilità di bilancio. La banca centrale, nel criticare la trasparenza del meccanismo di definizione delle regole dell’Unione Europea, che risulta opaco e raramente applicato, lancia una nemmeno tanto velata frecciata all’Italia, che per due anni insieme al Belgio è stata rea di non aver rispettato la regola sul debito pubblico.

“L’Italia ha violato le regole Ue”, dice il bollettino, in cui il nostro paese viene promosso per tutto quello che riguarda quest’anno, ma in cui vengono avanzati dubbi sul rispetto dei parametri quello successivo. I due punti critici per il governo Renzi sono il contenimento del deficit e del debito.

L’esecutivo ha in più occasioni espresso la volontà di scongiurare eventuali aumenti dell’Iva da circa 15 miliardi e addirittura di poter continuare a tagliare le tasse. Ma potrebbe non avere risorse e margini di manovra sufficienti. Anche perché non aiuta il contesto economico esterno europeo, che evidenzia rischi al ribasso per la crescita e una ripresa minacciata dallo spauracchio della deflazione.

I giudizi sulla legge di Stabilità delle istituzioni europee arriveranno tra due settimane, ma il richiamo della Bce farà sicuramente suonare qualche campanello d’allarme sia a Bruxelles, sia a Roma. Lo scontro tra il governo e le autorità europee sulla concessione di maggiore flessibilità nel 2017 è alle fasi finali e il giudizio di Mario Draghi e soci potrebbe pesare come un macigno sulle considerazioni definitive.

Priorità: sconfiggere “inflazione estremamente bassa”

Nel capitolo della Bce dedicato al debito vengono individuati i problemi per la tenuta dei paesi sui quali gravano alti livelli di debito. Nella seconda parte, invece, vengono evidenziate le violazioni nello scorso biennio – tra il 2014 e il 2015 – di stati come l’Italia e il Belgio della regola imposta dai parametri europei circa la riduzione del debito.

Quanto all’Europa, la ripresa economica prosegue ma a passo lento, anche perché non aiutata dagli aggiustamenti di bilanci. A trainare la ripresa è la domanda esterna, mentre quella interna è ancora sottotono, si legge nel bollettino economico, in cui si osserva come la domanda interna continui a essere “sorretta dalle misure di politica monetaria” varate dalla Bce.

“Il loro impatto favorevole sulle condizioni finanziarie, assieme al miglioramento della redditività delle imprese, incentiva gli investimenti” riferisce la Bce. “Inoltre, l’orientamento monetario accomodante, il persistente aumento dell’occupazione risultante dalle riforme strutturali attuate in precedenza e il prezzo ancora relativamente basso del petrolio dovrebbero continuare a sostenere il reddito disponibile reale delle famiglie e i consumi privati”.

“L’orientamento fiscale nell’area dell’euro è lievemente espansivo”, secondo l’istituto centrale di Francoforte, ma “al tempo stesso la ripresa economica nell’area dell’euro è ancora frenata dal processo di aggiustamento dei bilanci in diversi settori, dal ritmo insufficiente di attuazione delle riforme strutturali in alcuni paesi e dalle prospettive di crescita contenuta nei mercati emergenti”, prosegue la Bce, sottolineando come “i rischi per le prospettive di crescita dell’area dell’euro restano orientati verso il basso“.

“Nel contesto attuale è indispensabile assicurare che le condizioni di inflazione estremamente bassa non si radichino in effetti di secondo impatto sul processo di formazione di salari e prezzi“, sottolinea la Bce ribadendo l’impegno del Consiglio direttivo a “seguire con attenzione l’evoluzione delle prospettive per la stabilità dei prezzi” e nel caso ad agire “ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del proprio mandato”.