Banche, titoli di Stato e spread: è tutto nelle mani della Bce

1 Febbraio 2022, di Massimiliano Volpe

Banche, titoli di Stato e imprese: è tutto nelle mani della Bce

di Maurizio Mazziero

Dopo aver superato i 2.700 miliardi, il debito pubblico italiano è sceso gradualmente e chiuderà il 2021 intorno ai 2.680 miliardi per tornare nuovamente a salire al di sopra di questa soglia nell’anno in corso.

Nessuno più parla di debito pubblico, ma c’è un problema: bisogna finanziarlo e finanziarlo significa emettere titoli di Stato cercando il più possibile di mantenere bassi i rendimenti.

In un momento in cui le banche centrali diventano più restrittive – anche la BCE prima o poi dovrà intraprendere questa strada – i loro acquisti tenderanno a diminuire sempre di più. Ciò significa che, come era in passato, sarà il settore privato – banche, assicurazioni e investitori – a farsene carico e lo faranno a patto che i rendimenti remunerino il rischio.

Bce, gli acquisti di titoli di Stato

Se scattiamo una foto ad oggi, la BCE ha acquistato attraverso il Quantitative Easing 429 miliardi di titoli di Stato a cui si aggiungono 21 miliardi acquistati mediante il Programma di acquisti per l’emergenza pandemica (PEPP) e, considerando un circolante di 2.236 miliardi a fine 2021, Banca d’Italia per il tramite della BCE detiene oltre il 30% delle emissioni.

Osservando il grafico si può notare come, a fronte della crescita del circolante dei titoli di Stato italiani (estremo superiore dell’area in giallo), la quota assorbita dal mercato (area in grigio)  dal 2018 sia rimasta abbastanza stabile. Ciò significa che, pur in presenza di un forte aumento del debito e delle emissioni – si noti la variazione dell’inclinazione dell’area gialla da aprile 2020 –, la banca centrale si è fatta carico dei maggiori acquisti, evitando di far pesare l’incremento delle emissioni sul mercato e contribuendo al mantenimento dei bassi rendimenti.

Una condizione che non potrà durare a lungo

Come si può ben comprendere, l’Italia è una delle grandi beneficiate dalla BCE, ben il 16% di tutti gli acquisti viene diretta su titoli italiani; non si tratta solo di titoli di Stato, ma anche di obbligazioni bancarie e societarie.

Andando a spulciare tra gli acquisti della BCE troviamo che 28 miliardi di obbligazioni societarie italiane e 30 miliardi di covered bond bancari nazionali sono detenuti dalla banca centrale, a cui si aggiungono due miliardi e mezzo di cartolarizzazioni di mutui e finanziamenti stipulati in Italia.

Ora se tracciamo una linea di ciò che abbiamo davanti a noi, in uno scenario dove la FED alzerà i tassi di interesse a fronte di un’inflazione che ha raggiunto il 7% e che sempre più si riversa nell’incremento dei salari, e ci spostiamo nell’Unione Europea con un’inflazione al 5,3% (in Italia siamo al 3,9%) comprendiamo come la BCE non potrà restare espansiva per lungo tempo.

Il programma PEPP si concluderà a marzo dopo aver acquistato circa 1.850 miliardi di titoli europei e già si parla di incrementare il volume degli acquisti del Quantitative Easing da 20 a 40 miliardi al mese, ma sarà un passaggio che porterà a concludere anche questo programma entro l’anno, sempre che non nasca una recessione.

I mercati stanno già iniziando a prezzare queste dinamiche i rendimenti del decennale italiano sono all’1,28% rispetto allo 0,64% di un anno fa e il Bund tedesco sta oscillando a cavallo dello 0% dopo tre anni di tassi negativi.

La strada è tracciata e per il nostro Tesoro le cose diventeranno via via più difficili: da un lato finanziare con maggiori emissioni un debito pubblico che si mantiene in una dinamica crescente, dall’altro contenere la spesa per interessi che oggi è intorno ai 60 miliardi con bassi rendimenti. Sempre che il mercato lo permetta.

Nel corso dei prossimi anni riceveremo dall’Europa 191,5 miliardi legati al PNRR, in parte sostegni e in parte prestiti, e se gli obiettivi non verranno raggiunti ci resterà una montagna di debiti.

Archiviata l’elezione del Capo dello Stato, con Sergio Mattarella che resta al Quirinale e Mario Draghi che dovrebbe continuare la sua opera a Palazzo Chigi, quello di cui abbiamo estremo bisogno è di continuare a crescere in modo da poter sostenere il pesante fardello di debito che abbiamo accumulato.

Possiamo farcela, ma con grande senso di responsabilità da parte di tutti.