Spread BTp/Bund: nuova fiammata. Tutta “colpa” della BCE

1 Novembre 2021, di Alessandra Caparello

Cresce a ritmo sostenuto da inizio anno lo spread tra BTp e Bund a 10 anni con il rendimento decennale italiano che si è portato sopra l’1% per la prima volta dal maggio scorso, tornando ai livelli di oltre un anno fa. Il mese di ottobre si è chiuso con lo spread tra Btp e Bund tedesco balzato ai massimi dal luglio 2020 a quota 130 punti con un rendimento dell’1,21% e anche il Btp a 5 anni ha subito una crescita a 85 punti (0,46% il rendimento).

Una fiammata scatenata dall’ultima riunione della Bce. Nonostante la numero uno della Bce Christine Lagarde abbia detto che un innalzamento dei tassi all’Eurotower non è in linea con le analisi macroeconomiche, il mercato pare convinto del contrario come sottolinea Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte.

Lagarde ha cercato di stemperare le crescenti attese di rialzo tassi il prossimo anno, enfatizzando il fatto che non è in linea con i criteri individuati nella guidance recentemente rivista, come dichiarato anche dal capo economista Lane. Gli operatori stanno però persistendo con la view di un possibile rialzo tassi entro fine 2022.

Nella riunione di politica monetaria del 28 ottobre scorso, la banca centrale europea ha confermato la decisione precedente sui tassi e di mantenere la dotazione del PEPP a 1,85 trilioni di euro. Inoltre l’istituto di Francoforte si aspetta che i tassi di riferimento rimangano ai livelli attuali o inferiori fino a quando non vedrà l’inflazione raggiungere il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di proiezine e in modo duraturo. Il Consiglio direttivo continua a ritenere che le condizioni di finanziamento favorevoli nella zona euro possano essere mantenute con un ritmo moderatamente inferiore di acquisti netti di attività nell’ambito del programma di acquisto di titoli di stato d’emergenza pandemico (PEPP) rispetto al secondo e terzo trimestre di quest’anno.

Lo spread Btp-Bund si porta oltre 130 punti base al valore più alto dallo scorso novembre. Praticamente, come scrive il CorSera, la fiammata dei tassi dei Btp ha azzerato – e anche da un po’ – l’effetto scudo anti-spread di cui si è tanto parlato all’inizio dell’anno, quando si è diffusa la notizia della chiamata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di Mario Draghi per la formazione di un nuovo governo. A mettere benzina sul fuoco anche la pubblicazione, da parte dell’Eurostat, della lettura preliminare del tasso di inflazione dell’area euro , che si è attestato a ottobre al 4,1% su base annua, in deciso aumento rispetto al 3,4% di settembre e ben oltre le attese degli analisti, che avevano previsto un rialzo al 3,7%, toccando così il  livello di inflazione più alto da luglio 2008.

Cosa succede se aumenta lo spread

Lo spread è un indice utilizzato come parametro di riferimento per poter determinare la stabilità economica di un Paese in correlazione con il contesto internazionale.

In realtà, il termine generico spread in economia indica la differenza esistente fra due valori e può assumere diversi significati in base al contesto in cui è inserito tuttavia, di recente, ha assunto un significato specifico e determinato. Dal 2011, di fatti, denota nella fattispecie il differenziale esistente fra il rendimento dei titoli di stato decennali italiani, i BTP, e quelli tedeschi, detti Bund.

Come riporta Borsa Italiana, se lo spread Italia-Germania per esempio sale, allora vuol dire che il rendimento chiesto da chi investe nel debito italiano è cresciuto rispetto a quello chiesto sul debito tedesco. Questo significa che l’Italia è considerata ancora più a rischio rispetto alla Germania che invece è considerata più sicura.

Trattandosi di una differenza è, infatti, anche possibile che in valore assoluto il rendimento dei due titoli di stato non sia cambiato. Se per esempio il Btp italiano ha un rendimento stabile al 3,12% e il rendimento del Bund tedesco passa dallo 0,26 allo 0,10% allora lo spread si allarga da 286 a 302 punti base, ma in questo caso il rischio percepito sul del debito italiano è rimasto in sé invariato, mentre quello tedesco si è abbassato e dunque i Bund sono ritenuti più sicuri. Se uno spread tra titoli di Stato scende invece si può dire che il due profili di rischio si avvicinano e, nel caso italiano dunque che l’Italia diventa più sicura (il rendimento del Btp scende) o che la Germania è percepita come meno sicura (il rendimento del Bund sale).