Bagnai: “Padoan ha confessato su svalutazione salari”

16 Febbraio 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – “Padoan ha confessato”. La penna acuminata del professor Alberto Bagnai, fra i più noti intellettuali contrari all’assetto economico-monetario dell’Unione Europea, non ha risparmiato l’ammissione del ministro dell’Economia, che il 26 gennaio scorso aveva dichiarato che “occorre un sussidio di disoccupazione europeo, perché in assenza dell’aggiustamento del cambio, la risposta alle crisi avviene “con la compressione del mercato del lavoro”.

Quest’idea “risale agli anni ’70”, e la misura deve essere “di natura temporanea”, perché “sarebbe controproducente se ci fosse un trasferimento permanente di risorse da un Paese all’altro”.

Perché questo genere di esternazione sia una specie di vittoria morale per gli eretici della moneta unica è facile comprenderlo: l’integrazione europea, sponsorizzata dalla sinistra, è passata attraverso un sistema che costringe le economie meno competitive a riallineare gli squilibri macroeconomici attraverso la compressione dei salari; fatto assai poco “di sinistra”.

Bagnai lo ha ribadito ancora una volta sulle colonne del “Fatto Quotidiano”:

Se il resto del mondo va in crisi, compra di meno da noi. Visto che il cambio non può flettersi, per rilanciare le esportazioni dobbiamo far calare i prezzi dei nostri prodotti, e quindi i rispettivi costi, primo fra tutti quello del lavoro. Ma siccome nessuno accetta volentieri un taglio del salario, ecco che con austerità e Jobs act si crea un po’ di disoccupazione, sperando che chi si trova a spasso accetti di farsi pagare di meno, e che ciò renda più “competitivi” (cioè più convenienti per l’estero) i nostri prodotti.

Il concetto oltre a essere “noto dagli anni ’70”, come ha affermato Padoan, è tranquillamente insegnato nelle univerisità nei corsi di economia internazionale: se il tasso di cambio è fisso, non sono presenti controlli diretti sul commercio internazionale (come i dazi), non resta che comprimere l’economia per attaccare i prezzi e riallineare la bilancia dei pagamenti in deficit. Questa terza opzione, altrimenti nota come austerità, è assai impopolare e le origini della sua necessità sono taciute dai governi ogni volta che è possibile.

Accettare l’entrata in un sistema di questo tipo, con l’adesione all’unione monetaria, avrebbe richiesto, secondo il ministro Padoan un sussidio europeo di disoccupazione, per trasferire ricchezze dai paesi più avanzati a sostegno della fisiologica disoccupazione che viene a crearsi nella “periferia economica” dell’Eurozona.

Il professor Bagnai non è in vena di perdonare questa “dimenticanza” dell’Italia al momento dell’entrata nell’euro:

Caro Pier Carlo, visto che tutti sapevano che questo sussidio era necessario, secondo te perché nessuno ha imposto che lo si allestisse prima di entrare nella moneta unica? Forse per lo stesso motivo per il quale i nostri governi hanno accettato il Fiscal compact prima che si approvassero gli eurobond, o l’Unione bancaria prima che si creasse un’assicurazione europea sui depositi bancari.