Daniele Chicca pagina 72
May ha ottenuto il si alla sua proposta di accordo sulla Brexit: si voterà in parlamento. Non è detto che arriverà il si dei deputati e anche l’UE dovrà approvare l’intesa.
I titoli delle banche principali Usa sono in difficoltà negli scambi della mattinata a Wall Street per via dei dubbi riguardanti i piani di deregulation studiati dal presidente americano. La deputata Maxine Waters ha minacciato di ostacolare la riforma voluta da Donald Trump e la reazione negativa in Borsa del comparto finanziario è stata immediata.
Il collasso storico dei prezzi del petrolio, i cui prezzi hanno inanellato una striscia negativa di dodici sedute, ha riportato l’attenzione dei mercati sul settore delle materie prime e questo ha provocato perdite pesanti per il comparto in Borsa. Nelle ultime 48 ore poi il credito di General Electric è sceso su livelli da rating
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L’inflazione è cresciuta senza nessuna sorprese nel mese di ottobre negli Stati Uniti. L’indice CPI dei prezzi al consumo si è infatti espanso del +2,5% su base annuale, come era previsto. In settembre l’incremento tendenziale era stato del 2,3%. Il dato si fondo (inflazione detta ‘core’ ossia escludendo le componenti volatili come cibo ed energia)
Nel 2019, sia l’economia globale che il Congresso degli Stati Uniti potrebbero raggiungere un nuovo equilibrio.
Dopo che il governo italiano ha scelto la linea dura nei confronti dell’UE, annunciando che non verranno apportate modifiche di rilievo alla manovra finanziaria e che per garantire una crescita del Pil verranno dismessi patrimoni statali per un valore pari anche all’1% del Pil.Sul fronte obbligazionario, nel mercato secondario i tassi e gli spread di
Notizie arrivano dai due fronti di rischio e principali catalizzatori di Borsa nelle ultimissime sedute in Europa: i rappresentanti dei negoziati sulla Brexit per il Regno Unito hanno raggiunto un accordo su una bozza concordata a Bruxelles e in Italia è passata la linea dura contro l’UE sui conti pubblici, sebbene il governo italiano abbia
Secondo Larry Fink, numero uno del principale gruppo di gestione dei patrimoni al mondo, “saranno alla base di ogni grande portafoglio”.
Nell’ultimo quarto dell’anno, invece, il PIL dovrebbe espandersi del 2,6% e non più del +2,8% come era stato anticipato.