Spettro crac Cina: la “somiglianza inquietante” di cui parlò Soros

15 marzo 2017, di Laura Naka Antonelli

Il ricorso sfrenato al credito da parte della Cina è arrivato a livelli giudicati ormai insostenibili.

Basta qualche numero per dimostrare come il rischio crac che incombe sull’economia cinese non sia secondo per importanza a nessuno degli altri di cui si parla incessantemente da giorni, siano essi riferiti alla Fed e alla Bce, alla virata protezionistica del commercio auspicata dal presidente Usa Donald Trump o alle elezioni olandesi, francesi e tedesche.

L’effetto domino di una crisi cinese sarebbe devastante, con una crisi di fiducia che prenderebbe in ostaggio tutto il mondo.

Il debito pubblico del paese è balzato a oltre il 260% del PIL, dal 150% circa precedente l’esplosione, nel 2008, della crisi finanziaria globale. Pechino sta cercando di correre ai ripari, e ha in programma una profonda ristrutturazione delle aziende alle prese con debiti monstre, oltre che una “purga” della capacità industriale in eccesso.

D’altronde, è stato lo stesso numero uno della Banca centrale della Cina, il governatore Zhou Xiaochuan, a confessare ai giornalisti che “l’indebitamento delle aziende non finanziarie è troppo alto”, invitando contestualmente il governo a ritirare il sostegno che ha finora garantito a quelle che vengono definite imprese “zombie”, tenute in vita solo con la spina del credito.

Zho ha tenuto a precisare tuttavia che il processo di deleveraging non avverrà nell’arco di una notte:

“Personalmente, credo che questo sia un processo relativamente di medio termine. Nel breve termine non ci saranno risultati concreti, perchè lo stock attuale del debito è molto grande”.

Il banchiere centrale rimane cauto e ammette anche che, a dispetto delle misure adottate dalle amministrazioni locali per arginare il surriscaldamento dei prezzi delle case, i prestiti al settore immobiliare continuano a crescere velocemente.

Cresce tra gli investitori la paura per il fattore Cina. E viene alla mente la frase dell’investitore miliardario George Soros, che mesi fa disse di aver notato “una somiglianza inquietante” tra le condizioni in cui versa il paese e quelle che hanno portato gli Stati Uniti a scatenare la crisi finanziaria globale nel 2008.

Stando ai dati di Bloomberg Intelligence, il debito corporate della Cina è balzato nei dieci anni 2005-2015 di 60 punti percentuali, fino al 165% del Pil. E i debiti delle famiglie sono cresciuti di oltre il 40% del Pil, ovvero di 23 punti percentuali.

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