Sale rischio Italia, Borsa perde quasi il 2% e Spread ai massimi di 5 anni

18 ottobre 2018, di Daniele Chicca

Complice l’incremento del “rischio Italia” ai massimi di cinque anni è peggiorata nettamente anche la performance della seduta sul finale a Piazza Affari. Il listino delle blue chip Ftse MIB ha perso l’1,89% dopo che i rendimenti del Btp decennale sono schizzati al 3,68% (vedi grafico sotto riportato).

Sebbene non ci siano state notizie di rilievo gli investitori preferiscono non prendere rischi e scaricano i titoli azionari e obbligazionari italiani. Crescono i dubbi sulla situazione finanziaria italiana mentre la Commissione Europea si appresta a bocciare la manovra finanziaria per il 2019. Lo Spread di rendimento tra Btp e Bund a 10 anni si è ampliato a 325 punti base, i nuovi massimi di cinque anni.

Si registra un calo anche per le Borse europee in chiusura, mentre il contagio si propaga anche a Wall Street dove il mercato teme un nuovo rialzo dei tassi della Fed entro fine anno. I guadagni dell’S&P 500 di ieri sono vanificati con la Borsa che in assenza di catalizzatori specifici paga un’avversione al rischio generalizzata. A pesare, dicono i trader, è lo Spread creditizio italiano ai livelli più alti dal 2013.

Anche il differenziale tra titoli Usa e Bund tedeschi è salito a livelli record. Con la Fed che ha chiarito di essere a favore di un nuovo ciclo di strette monetarie, i tassi dei Treasuries salgono a braccetto con il dollaro Usa.

I rendimenti dei titoli tedeschi, nel frattempo, dovrebbero restare compressi nelle prossime sedute, dal momento che i rischi politici legati all’Italia e i dubbi sulla volontà della Bce di alzare il costo del denaro alimentano la domanda dei Bond percepiti come maggiormente sicuri. Il tutto mentre le trattative sulla Brexit hanno raggiunto una fase di stallo.

Sul Forex, il cambio euro dollaro buca quota $1,15 attestandosi a quota $1,1496. Frena comunque il dollaro rispetto ai massimi da una settimana toccati in scia ai toni restrittivi delle minute Fed diffuse ieri sera, dalle quali è emerso un orientamento condiviso da tutti i membri a proseguire nel percorso rialzista del costo del denaro, oggetto di critiche da parte del presidente Donald Trump.

Con l’attenzione dei mercati che torna a concentrarsi sull’Italia e sulle sue finanze pubbliche, la tensione è palpabile. La prossima settimana ci sono diversi catalizzatori possibili, a cominciare dalla lettera delle autorità europee sulla legge di bilancio, che dovrebbe arrivare prima dl 22 ottobre.

Il 25 ottobre S&P dovrebbe esprimere il suo giudizio sul rating italiano e anche la sentenza di Moody’s non dovrebbe tardare. Un declassamento di un gradino spingerebbe la qualità creditizia della terza economia dell’area euro a un passo dal livello spazzatura (junk) e con ogni probabilità questo evento alimenterebbe un ulteriore selloff sui mercati, aumentando i rischi di contagio.

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