Germania ha paura, rimpatria oro in tutta fretta. Il piano per salvarsi

10 febbraio 2017, di Laura Naka Antonelli

La Germania si prepara evidentemente ad affrontare un periodo molto difficile. E con essa, chissà quanti altri paesi. La prova del nove, stando a un articolo di Reuters, è rappresentata dalla velocità con cui la Bundesbank sta rimpatriando le varie riserve di oro depositate a New York e Parigi.

Il motivo principale sarebbe rappresentato dalle nuove crisi che stanno affliggendo l’euro, e la debolezza economica di un’area, l’Eurozona che arranca in una fase di debolezza che si trascina ormai da dieci anni, complici anche i problemi dell’Italia.

Le riserve di oro della Germania vennero depositate nei forzieri stranieri al culmine della Guerra Fredda, per proteggerle il più possibile dalle grinfie di Mosca. La quantità è di 3.378 tonnellate, valutata 120 miliardi di euro. Una ricchezza che è diventata il simbolo della forza e della solidità dell’economia tedesca.

Ma in vista prima delle elezioni francesi, probabilmente poi anche di quelle italiane, e sicuramente di quelle tedesche e, in un contesto in cui in Europa serpeggia sempre più il rifiuto dell’euro, Berlino ha deciso evidentemente di riprendersi il suo oro: sono stati gli stessi tedeschi, d’altronde, a mostrare sempre più irritazione sul fatto che le riserve fossero all’estero.

Rimpatrio oro: preparativi per lancio nuovo marco?

Secondo indiscrezioni riportate da Reuters è anche possibile che tutto faccia parte di un piano: il piano di Berlino di reimpossessarsi di tutte quelle riserve per utilizzarle come garanzia di un nuovo marco che verrebbe emesso, nel caso di rottura dell’Eurozona.

Dopo aver già rimpatriato 583 tonnellate da New York e Parigi, la Bundesbank ha fatto sapere che la metà del suo oro si troverà a Francoforte entro la fine del 2017, dunque tre anni prima della scadenza che era stata fissata al 2020.

Il resto dovrebbe essere spartito tra la Federal Reserve Bank di New York e la Bank of England. Così il membro del consiglio della Bundesbank, Carl Ludwig Thiele, ha detto nel corso di una conferenza:

“Ci stiamo confrontando molto con il presidente americano Donald Trump, riguardo alle implicazioni sulla politica monetaria, sulla macroeconomia, etc..ma noi abbiamo fiducia nella banca centrale degli Usa”. E ancora: “Trump non ha alimentato nessuna discussione sui forzieri di New York“.

Oro ed euro. La Germania ha paura

Reuters ricorda come la fiducia nell’euro, già ai minimi storici, abbia vacillato ancora di più con le dichiarazioni di Marine Le Pen, candidata all’Eliseo, e del M5S, che hanno invocato l’uscita dall’euro rispettivamente di Francia e Italia. Il tutto, mentre i tedeschi sono sempre più stanchi di dover portare sulle loro spalle il peso dei problemi delle economie più vulnerabili dell’Eurozona.

Thiele ha aggiunto che la Brexit non ha avuto alcuna influenza nella decisione di affrettare il piano di rimpatrio dell’oro, dal momento che Londra rimane comunque un mercato chiave per il trading del metallo prezioso, e dunque un posto sicuro dove trasferirlo.

Nel tentativo di placare le polemiche sul mistero dell’oro – alcuni cittadini tedeschi negli ultimi anni si erano anche chiesti se queste riserve di oro davvero esistessero – la Bundesbank ha diffuso nel 2015 un comunicato di 2.300 pagine, con la lista dei lingotti d’oro, promettendo una maggiore trasparenza.

Nel periodo della Guerra Fredda, il 98% dell’oro tedesco venne trasferito all’estero.

Il maggior rimpatrio è avvenuto nel 2000, con 931 tonnellate tornate ‘a casa’ dopo essere state immagazzinate presso la Bank of England.

Una volta che il piano sarà completato – 300 tonnellate verranno rimpatriate da New York e altre 374 tonnellate da Parigi – 1.236 tonnellate rimarranno a New York, 432 tonnellate a Londra e il resto a Francoforte.

Hai dimenticato la password?