Italia ingovernabile: “per i mercati è meglio Gentiloni a oltranza”

6 settembre 2017, di Livia Liberatore

Meglio un governo ad interim che un governo di grande coalizione o uno guidato dal Movimento Cinque Stelle. Per lo meno per i mercati e la grande finanza internazionale. In un report a banca statunitense Citigroup delinea lo scenario politico ideale per l’Italia. In tale scenario, il Parlamento è paralizzato, senza maggioranza, e il Paese è guidato da un esecutivo ad interim: le riforme potrebbero così essere approvate con facilità e il mercato azionario potrebbe ripartire.

“Cinicamente se nessuno sta governando, nessuno può lamentarsi per l’introduzione di riforme impopolari e tasse“, si legge nel rapporto della banca pubblicato il 4 settembre. Un’altra società finanziaria Usa in passato, JP Morgan , si era “intromessa” nelle faccende politiche italiane, suggerendo come andava riformata la costituzione.

Un Parlamento bloccato sarebbe quindi meglio del ritorno a una legge elettorale che favorisca la nascita di coalizioni di governo. E meglio anche di un governo Cinque Stelle. Il loro problema sarebbe, secondo Citigroup, la mancanza di credibilità: il movimento non avrebbe candidati con competenze ed esperienza di governo.

D’altra parte, quale partito potrebbe realizzare le riforme strutturali dopo le elezioni (previste da Citigroup a febbraio)? Non Matteo Renzi, forte dentro al partito, ma con il partito che è probabilmente più debole rispetto all’elettorato e neanche Silvio Berlusconi, che secondo la banca, è più debole di quanto suggeriscano le proiezioni.

La situazione dell’Italia ancora non è buona. Il debito pubblico è troppo alto e le misure straordinarie della Bce volgono al termine. Il Pil reale è ancora inferiore del 2% rispetto al secondo trimestre del 2011, momento in cui si è toccato l’apice della crisi e il tasso di disoccupazione è più elevato rispetto al 2011.

I rischi appaiono comunque ridotti rispetto allo scorso anno, quando l’Italia ha fronteggiato “una potenziale crisi bancaria e una controversa riforma istituzionale“, ma restano alti soprattutto perché molte sfide del passato sono ancora sul tavolo. Fra queste anche la revisione della legge elettorale.

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