Debito, 2017 annus horribilis. In 20 anni interessi per 1.700 miliardi

4 gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

Brutta notizia, e previsioni fosche, per il debito pubblico italiano nel 2017: stando al report dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’Italia salirà al podio nella classifica dei debiti pubblici più elevati dell’intera Europa. Per il terzo anno consecutivo. Non solo: il Sole24Ore riporta che il 2017 vedrà il Tesoro impegnato con emissioni di titoli di stato per un ammontare stimato di circa 260 miliardi di euro.

Stando al quotidiano finanziario, il Tesoro dovrà far fronte ai titoli in scadenza (esclusi BOT e bond esteri) per un valore di 214 miliardi di euro e, in aggiunta, pagherà interessi sul debito pubblico per ben 47 miliardi di euro, al record – anche in questo caso – in Europa, e in quello che sarà “il calendario dei rimborsi più pesante dal 2010″.

Il Tesoro potrà contare sullo scudo della BCE che, grazie al suo programma di QE, praticamente è anche uno scudo sui BTP. Il piano ridurrà infatti il costo delle emissioni che la banca UniCredit stima in media pari all’1,5% nel medio lungo termine.

Anche se, aggiungiamo noi, nulla sembra ormai più certo su quelle che potrebbero essere le mosse della Bce di Mario Draghi, vista l’accelerazione dell’inflazione in Eurozona.

Tra l’altro proprio dopo la diffusione del dato relativo all’inflazione tedesca è arrivato il monito di Clemens Fuest, numero uno dell’istituto tedesco Ifo, che ha dichiarato “che la BCE dovrebbe terminare il programma di acquisti di bond nel marzo del 2017, se la lettura dell’inflazione, risultando più forte delle attese, si riflettesse nel resto della zona euro”. E il timore è diventato realtà proprio oggi, dal momento che i dati hanno confermato che nell’intera Eurozona l’inflazione è balzata al ritmo record dal 2013.

Ieri era stato appunto l’Ufficio parlamentare del bilancio a puntare di nuovo i riflettori sul debito – e anche deficit- dell’Italia.

“Per l’Italia nel 2017 sia il disavanzo in rapporto al Pil (2,3%) sia il debito in rapporto al Pil (132,6%) sono previsti superiori alla media. Solo la Spagna presenta un rapporto disavanzo-Pil superiore al 3%, mentre 12 su 18 paesi evidenziano un debito superiore al 60% del prodotto”. Nessuno dei 18 paesi “presenta rischi di grave non conformità al Patto di stabilità e crescita (Psc): in dieci casi i Dpd – Documenti programmatici di bilancio – sono pienamente in linea (Germania, Olanda, Lussemburgo, Estonia, Slovacchia) o sostanzialmente conformi (Francia, Irlanda, Lettonia, Malta e Austria) con il Psc; per i restanti otto paesi (tra questi Belgio, Italia e Spagna), secondo l’opinione della commissione Ue, la conformità (compliance) è a rischio”.

Ancora: sulla base dei dati di Mef e dell’Istat riportati dall’agenzia Askanews, in 20 anni la spesa per interessi sul debito pubblico ha superato i 1.700 miliardi di euro, attestandosi a livelli monstre che corrispondono a un anno di Pil. Praticamente, un anno di Pil è stato sprecato per pagare gli interessi.

La spesa maggiore risale agli anni Novanta, alla fine della Prima Repubblica: nel decennio la spesa per interessi sul debito è stata costantemente sopra i 100 miliardi di euro l’anno, con un picco nel 1992-1993 che ha comportato l’uscita della lira dallo Sme e un saldo interessi superiore all’equivalente di 150 miliardi di euro.

Solo nel 2009 la spesa scende sotto la soglia dei 100 miliardi e progressivamente si riduce fino ai 70 miliardi del 2005.

Poi torna a salire fino agli 86 miliardi nel 2012, in coincidenza con la crisi del debito sovrano, e poi di nuovo la discesa grazie alla politica della Bce. Per il 2016 mancano ancora i dati ufficiali ma i tassi di interesse hanno toccato il minimo storico”.

Una nota a favore dell’Italia, tuttavia, c’è.

Secondo gli stessi dati “negli ultimi 20 anni l’Italia è l’unico paese tra i big dell’area euro ad aver sempre collezionato un saldo primario positivo, con l’unica eccezione del 2009 sotto il peso del crac finanziario globale e il crollo del pil. Anche la virtuosa Germania non è riuscita a fare meglio dell’Italia. Tra il 1996 e il 2016 il saldo tra entrate e uscite tedesche è stato in rosso in sei occasioni. La Francia solo in cinque anni ha prodotto un avanzo primario e da nove anni non riesce a generare un surplus. Meglio la Spagna che dopo 11 anni consecutivi di avanzo primario, da nove anni accusa saldi negativi con il picco del 9,3% nel 2009″.

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