Yellen: “è il genere di cose che dovrebbe tenere tutti svegli la notte”

4 Dicembre 2017, di Daniele Chicca

Nell’ultima testimonianza da presidente della Federal Reserve davanti al Congresso Usa, c’è una affermazione di Janet Yellen che è passata inspiegabilmente per lo più inosservata e che riguarda il livello di debiti negli Stati Uniti. Secondo la presidente uscente della banca centrale, che lascerà il posto a Jerome Powell a febbraio dell’anno prossimo, è un fenomeno che “non dovrebbe fare dormire sonni tranquilli ai cittadini” americani.

“Sono molto preoccupata dalla sostenibilità della traiettoria del debito federale Usa. Il rapporto tra debito e Pil del 75% non è allarmante ma non è nemmeno basso. È il genere di cose che dovrebbe tenere tutti svegli la notte”.

Il maxi piano di riforma fiscale che prevede un abbattimento delle tasse, con un abbassamento della corporate tax al 20% dal 35%, che dovrebbe favorire il rientro parziale della montagna di cash detenuto all’estero dai colossi dell’universo hi-tech come Apple, Microsoft, Alphabet e Amazon, rischia tuttavia di mettere in difficoltà i conti pubblici a meno che salari, occupazione e economia non registrino tassi di crescita più elevati di quelli attuali.

Il problema del ragionamento dei trader rialzisti, secondo i calcoli del professore emerito di economia presso la Simon Fraser University del Canada Michael Lebowitz, è che le percentuali della corporate tax sono legate a doppio filo con la crescita economica. “Un’aliquota più bassa equivale a una crescita economica più bassa. I profitti aziendali, inoltre, non sono quasi per nulla influenzati dalle aliquote fiscali”.

Ciò significa che “gli investitori che stanno accumulando titoli azionari convinti dei benefici che porteranno i tagli alla corporate tax si sbagliano, perché omettono un aspetto importante: come i tagli verranno finanziati.

Deficit di bilancio si gonfierà a mille miliardi entro il 2019

Anche se l’allarme di Yellen riguarda il debito federale, secondo Lebowitz, l’aspetto fondamentale la percentuale tra debito complessivo ed economia. Nel breve termine il debito può essere usato per sopperire ai consumi richiesti per alimentare la crescita in modo artificiale, ma l’effetto a lungo termine è negativo. Come dimostra il grafico sotto riportato, il debito totale del sistema supera il 370% del Pil e ha un andamento crescente.

A nutrire dubbi sul mega piano di riforma del fisco studiato dai Repubblicani sono anche il professore di economia della NYU Nouriel Roubini e quello dell’Università irlandese di Limerick Stephen Kinsella: entrambi temono che una scure fiscale si abbatterà presto sulle spese federali del governo.

Roubini, noto per le sue posizioni di mercato ribassiste, è preoccupato per il deficit federale, che a causa del piano di abbattimento delle tasse potrebbe salire a quota mille miliardi di dollari entro la fine del decennio.

Il popolare economista teme che le spese governative dovranno essere tagliate di netto. A essere minacciato sarà soprattutto il settore del welfare. Secondo i calcoli di Roubini i tagli fiscali aumenteranno il deficit di bilancio di 230 miliardi di dollari ed entro il 2019 il passivo supererà i mille miliardi (ora il deficit si aggira intorno ai 660 miliardi.

Le spese nei settori di Difesa, interventi per uragani e infrastrutture, da parte loro, dovrebbero oltrepassare i $100 miliardi entro il 2019. Le conseguenze politiche del deficit del budget Usa saranno pesanti, sempre secondo Roubini. I Repubblicani lo useranno infatti come scusa per “affamare la bestia” pubblica e “ridurre i diritti e le protezioni dei cittadini”.