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Vittoria di Pirro di Merkel: cosa vuole dire per Borse ed euro

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BERLINO (WSI) – È una vittoria che lascia con l’amaro in bocca quella della cancelliera Angela Merkel che si è aggiudicata sì il quarto mandato ma gli exit polls fotografano una nuova realtà politica in Germania, completamente frammentata. L’unione democristiana, guidata proprio dalla Merkel, la Cdu ne esce vincente ma con le ossa rotte ma neanche per il suo principale oppositore, l’Spd di Martin Schulz le cose sono andate bene.

Entrambi i partiti hanno ottenuto il peggior risultato dal 1950 ad oggi. Vere sorprese sono gli outsider, l’Afd, un partito di estrema destra anti-immigrati che ha superato la soglia di sbarramento del 5% e ottiene il 12,6% divenendo la terza forza politica del paese. A seguire l’FDP di Christian Lindner che ottiene il 10,7%.

Proprio la presenza dell’FDP nel governo, come rende noto un report di UBS pubblicato subito dopo la chiusura dei seggi e i primi exit polls, potrebbe risultare leggermente favorevole per l’euro e dovrebbe anche portare ad un moderato allargamento degli spread periferici. Le elezioni tedesche non intralceranno il cammino dell’integrazione europea nei prossimi anni.

Compito arduo quello della Merkel di trovare il modo per far funzionare la cosiddetta coalizione giamaicana, quella tra la CDU, CSU, i Liberali (FDP) e i Verdi. E la stessa cancelliera, cercherà di convincere il partito dei Social Democratici (Spd) guidato da Martin Schulz a continuare con una grande coalizione ma data la complessità dei negoziati, potrebbero durare almeno 3-6 mesi.

Più allarmante invece la prospettiva che traccia la SocGen secondo cui con le elezioni del Bundestang la minaccia populista si è fatta reale nell’eurozona. Merkel dovrà tentare un colloquio con i Verdi e l’FDP oltre ad affrontare l’arrivo del Parlamento del partito di estrema destra dell’AFD.

“Se l’elezione del presidente francese Emmanuel Macron ha suggerito che il populismo non è una minaccia per l’Ue, il voto di oggi suona come un nuovo campanello d’allarme”.

AfD in forte ascesa: una cattiva notizia per l’Europa

Secondo Pictet Asset Management il risultato sopra le attese di Alternative für Deutschland (AdF) è una cattiva notizia per l’euro e l’Europa, in quanto “riporta in auge le retoriche nazionaliste che in Europa sembravano sopite. La frangia anti-europeista tedesca ha al momento oltre il 12% delle preferenze, un segnale forte nel Paese che più ha beneficiato dell’euro finora. I mercati stanno reagendo in maniera assolutamente composta, con l’euro che si è leggermente indebolito, i future sulla Borsa e gli spread praticamente invariati”.

“Ora la strada verso la coalizione tra partiti sembra obbligata – dice Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager del gestore svizzero – Ci sarà senza dubbio una maggioranza parlamentare in grado di sostenere Angela Merkel, ma si tratterà di un’alleanza frastagliata ed esporrà il fianco su diversi temi, non solo quello europeo. Alla fine, dalle elezioni sono proprio la CDU di Angela Merkel e i socialdemocratici di Martin Schulz – probabilmente all’opposizione – ad aver perso la parte maggiore dei voti uscendone con le ossa rotte, mentre hanno tenuto le posizioni i partiti di sinistra, Verdi e Comunisti”.

“Le trattative saranno lunghe e richiederanno senza dubbio alcune settimane, se non mesi, come dichiarato da alcune parti in causa. Per il funzionamento della macchina statale tedesca, non sarebbe una tragedia: abbiamo importanti precedenti, come quello dell’Olanda che è senza governo da sei mesi e quello del Belgio che è rimasto senza esecutivo per un periodo ancora maggiore senza significativi impatti sull’economia. La Germania ha una rilevanza politica troppo alta per l’Europa: un’assenza di leadership prolungata potrebbe creare problemi“.

Detto questo difficilmente l’AFD, nonostante diventi il terzo partito del parlamento, potrà avere un grosso impatto sulle prossime leggi. I temi principali della formazione di destra radicale durante una campagna elettorale “molto attiva e violenta”, come la definisce il Chief Economist di Union Bancaire Privée (UBP), vertevano sui migranti e sulla sicurezza, basandosi su “una forte opposizione a Merkel“.

È possibile, tuttavia, secondo Patrice Gautry, “che l’AFD verrà isolato dagli altri partiti all’interno del Parlamento ed è difficile pensare che farà parte di qualche coalizione. Vista la maggioranza presente, poi, sembra improbabile che tale partito possa bloccare qualunque tipo di legge in Parlamento”.

Al momento, ci sarebbero le condizioni per una coalizione giamaicana, tra Merkel, Liberali e Verdi, con la possibile riconferma di Wolfgang Schäuble in veste di ministro del Tesoro. “Con tale esecutivo si andrebbe verso un’Europa simile a quella sperimentata finora, con la Germania potenzialmente più riluttante verso forme di maggiore integrazione economica. Un quarto mandato Merkel senza quindi slancio e virtualmente ‘pericoloso’ per il futuro di medio termine dell’Europa”. Negli ultimi anni il partito dei Liberali storicamente centrista ha assunto infatti un orientamento più nazionalista e meno favorevole all’integrazione europea.

Tanto più che l’Italia, il cui ruolo in Europa non è da sottovalutare, la spinta anti-euro non ha mai perso mordente. L’appuntamento con le elezioni regionali siciliane del 5 novembre è ora cruciale per avere un’indicazione sul futuro, nonostante oggi covi ancora sotto la cenere. Nel nostro Paese le forze più o meno dichiaratamente anti-euro mostrano ancora una certa forza relativa, perciò l’esito di novembre in vista delle prossime politiche sarà particolarmente interessante per i mercati. I tanto agognati Eurobond non saranno privi di condizioni: sarà prima necessario che i conti pubblici siano in salute e che sia spezzato il legame tra salute delle banche e salute degli Stati, elemento da sempre discriminante per l’Italia.

Vittoria di Pirro di Angela Merkel

A parlare in toni espliciti di “vittoria di Pirro” per Angela Merkel e i conservatori è Wolfgang Bauer di M&G Invesments. Il gestore della squadra Retail Fixed Interest ritiene che “il successo dell’AfD alle urne potrebbe mettere in crisi il tipo di narrativa prevalente, soprattutto alla luce del declino del populismo anti-UE evidenziato dai risultati elettorali di Olanda e Francia.  Ciò potrebbe avere ripercussioni sui mercati, che probabilmente sono diventati piuttosto compiacenti al riguardo”.

“L’euro, che negli ultimi mesi si è andato rafforzando, potrebbe essere messo sotto pressione. Potremmo di nuovo vedere un aumento dei premi al rischio sui titoli fi Stato e sui corporate bond periferici, considerando che all’orizzonte sono in programma altri eventi politici rilevanti, in particolare il referendum catalano sull’indipendenza e le elezioni in Austria e Italia“.

Per spiegare la mezza debacle dei conservatori Bauer cita due fattori fattori su tutti che potrebbero aver avuto un ruolo chiave nel risultato deludente: “la “stanchezza da Merkel”, ovvero dopo dodici anni in carica molti elettori probabilmente pensavano che fosse giunto il momento di cambiare direzione. Inoltre, la sua gestione della crisi dei migranti ha allontanato gli elettori portandoli verso gli schieramenti più conservatori”.

Quanto alle prospettive politiche future nella locomotiva d’Europa, il gestore sottolinea che una “coalizione giamaicana” è stata già fatta in precedenza nei parlamenti regionali tedeschi – per esempio, attualmente, nello Schleswig-Holstein – ma che stavolta “vi sono senza dubbio notevoli ostacoli a livello federale”.

“Il partito dei Verdi ha differenze ideologiche con il liberale FDP (politica economica, riforma fiscale, ecc.) e con l’ala conservatrice della CDU/CSU (politica migratoria, questioni sociali, ecc). Ciò potrebbe rendere una coalizione giamaicana piuttosto instabile e indebolita da lotte intestine“.