Usa bombardano la Siria, petrolio e oro scattano in avanti

7 Aprile 2017, di Daniele Chicca

I prezzi del petrolio e dell’oro sono schizzati al rialzo dopo che gli Stati Uniti hanno deciso di lanciare una cinquantina di bombardamenti in Siria contro il regime di Bashar al-Assad, reo di aver utilizzato armi chimiche contro la popolazione della provincia di Idlib, facendo almeno 70 vittime. La rappresaglia ha innescato una caccia ai beni rifugio sui mercati.

I futures sul greggio avanzano di oltre due punti percentuali stamattina in Asia con il Brent sopra i 56 dollari al barile dopo che il presidente americano Donald Trump ha ordinato il primo intervento militare diretto americano contro il governo siriano. L’attacco con 50-60 missili Tomahawk è stato condannato dalla Russia e giudicato dal leader del Cremlino Vladimir Putin “un’aggressione a un paese sovrano” straniero. Il premier russo Dmitri Medvedev dice che con l’offensiva si è sfiorato lo scontro militare con la Russia.

A essere presa di mira è stata la base militare del governo siriano. L’offensiva, sostenuta dal governo britannico e da altri paesi occidentali, rischia di gettare ulteriormente nel caso un paese instabile come la Siria, da più di cinque anni impegnato in una guerra civile che vede coinvolte più fazioni, tra ribelli anti governativi, curdi, gruppi jihadisti e il regime bahatista di Assad.

L’incertezza nella regione mediorientale, una polveriera ricca di risorse petrolifere e pronta a esplodere da un momento all’altro, ha innervosito i mercati e, come riferiscono gli analisti e i trader oggi, nel giorno successivo all’incontro in Florida tra Trump e il presidente cinese Xi Jinping, sono i fattori geopolitici che influenzano maggiormente gli scambi e il sentiment degli operatori in giornata.

“L’offensiva americana contro un regime sostenuti dai russi, e in un paese dove anche gli iraniani sono attivi e appoggiano il governo, rischia di causare ulteriori turbolenze politiche”, dice alla CNN Greg McKMenna, chief market strategist di AxiTrader. I fatti hanno il potenziale di aggravare la situazione in Siria, un paese geograficamente strategico per le attività commerciali di petrolio, e intensificare la guerra per procura internazionale già in atto.

Sui mercati (segui live blog) i contratti sugli indici azionari americani scambiano in ribasso di circa mezzo punto percentuale, mentre il future sul petrolio Wti sale dell’1,61% a quota $52,53, il livello massimo in un mese. I bombardamenti alla base militare siriana di al-Shayrat, da dove si pensa che siano stati partiti i gas tossici contro i civili, hanno spinto gli investitori a dare la caccia ai beni rifugio. L’oro ha guadagnato anche l’1,4% a un certo punto, attestandosi in area $1.269 l’oncia. Anche lo yen e i bond governativi giapponesi hanno tratto beneficio dalle tensioni geopolitiche.

Non si può tuttavia parlare di panico, anche perché le dichiarazioni di un funzionario Usa, che ha definito l’attacco “un caso isolato”, hanno aiutato a rasserenare gli animi. Gli investitori non devono temere una escalation militare, secondo le autorità della Casa Bianca. Detto questo i rapporti con la Russia si sono irrimediabilmente incrinati. Il presidente russo Putin reputa che gli attacchi Usa alla base militare siriana, da dove si pensa che siano state lanciate le armi chimiche che hanno colpito i civili nella provincia di Idlib, costituiscono una violazione delle leggi internazionali.