Unicredit: aumento di capitale nel post Ghizzoni?

24 Maggio 2016, di Alessandra Caparello

MILANO (WSI) – Recuperare la credibilità dei mercati. E’ questo l’impegno che dovrà assumersi il nuovo capo di Unicredit che sostituirà Federico Ghizzoni. A dirlo un gestore di fondi con sede a Londra – come riporta un artico de La Stampa – parlando della storia tormentata che sta attualmente affliggendo la banca italiana. E affrontando la questione dell’aumento di capitale: ci sarà con la nuova gestione, oppure no?

“C’è una preoccupazione crescente tra gli investitori che riguarda in modo particolare la capacità del management dell’istituto di passare dai piani alle azioni, dalle parole ai fatti. Credo che chiunque arrivi al posto di Federico Ghizzoni dovrà rassicurare innanzi tutto su questo punto”.

Il clima che si respira in Unicredit non è certo mite, come raccontano le ultime vicende che hanno visto protagonista l’istituto di piazza Gae Aulenti, dalla rivisitazione dopo 6 mesi del piano industriale, alla garanzia sull’aumento di capitale della Popolare di Vivenza, presentata e poi ritirata a marzo, fino alla perdita del valore del titolo a Piazza Affari. Tutti episodi che hanno dato l’input finale al ceo di Unicredit, Federico Ghizzoni per lasciare la poltrona.

“Adesso chiunque arriva dovrà fare i conti con questo clima” come spiega Marta Bastoni, analista di Barclays. “Una ricostruzione della fiducia che passa attraverso due priorità: il capitale e la profittabilità. Con il rischio che aumentando il primo diminuisca la seconda. L’ipotesi di recuperare capitale con le cessioni di partecipazioni infatti priverebbe il gruppo delle attività più redditizie”.

Come spiega sempre l’articolo de La Stampa, cedendo ad esempio Bank Pekao, la controllata polacca, si potrebbero recuperare tra 90 e 100 punti di Cet1, ma allo stesso tempo il gruppo bancario verrebbe privato di una delle sue attività più redditizie e come tale risulterebbe meno appetibile agli occhi degli investitori.

“Attualmente, il Cet1 di Unicredit è del 10,8%. Superiore a quanto richiesto dalla Bce(10%). Il problema è che la media delle principali banche europee è del 14%. Per arrivare ad un più accettabile 12,5% servono almeno 6 miliardi. È quella fiducia del mercato che solo una forte discontinuità nella gestione può dare”.

Lo stesso ricambio al vertice viene visto come una chiara indicazione di un prossimo aumento di capitale, come sottolinea da giorni il broker Exane nelle sue note quotidiane sui mercati. Le cifre sono estremamente distanti: si va dai 5 miliardi della stessa Exane fino a 9 miliardi.

Insomma chiunque prenderà il posto di Federico Ghizzoni avrà un compito arduo, ridare credibilità agli occhi del mercato per una delle banche più importanti in Italia.