UE si vende alla Turchia: 3 miliardi di aiuti per crisi rifugiati

30 Novembre 2015, di Daniele Chicca

BRUXXELLES (WSI) – Il presidente turco Erdogan sta usando la stessa strategia che ha permesso al suo partito islamista il consolidamento al potere in patria. L’abbattimento dell’aereo russo della settimana scorsa è con ogni probabilità un atto di provocazione volto a destabilizzare i rapporti tra Russia e Nato, i cui fini grossomodo convergono nella guerra in Siria.

Nella controversa vicenda del Su-24 la Nato ha fin da subito preso le difese della Turchia, che per giustificare il suo abbattimento ha citato la violazione dello spazio aereo da parte del caccia russo. Non era la prima volta che i jet russi violavano lo spazio aereo nel mar Nero e in Siria, ma allora perché ora? Sulla carta perché a ottobre la Nato aveva lanciato un ultimatum all Cremlino. In realtà il vero motivo, secondo gli analisti, è che la Turchia è infuriata per le operazioni militari condotte in Siria contro i militanti filo turchi e contro i ribelli finanziati dai turchi per fare cadere il regime di Assad.

L’Unione Europea intanto ha firmato con il governo di Ankara un accordo sulla gestione del flusso dei rifugiati. Il blocco a 29 si impegna a fornire 3 miliardi alla Turchia per aiutarla ad affrontare l’emergenza rifugiati, in particolare provenienti dalla Siria, paese tramortito da una lunga e sanguinosa guerra civile. Nella bozza del summit di Bruxelles si parla di una sorta di scambio tra gli aiuti per la gestione dei migranti in arrivo in Turchia e l’accelerazione dei negoziati sull’adesione del paese in Europa.

A dicembre verrà aperto il prossimo capitolo sulla questione e nei primi tre mesi del 2016 verranno preparati ulteriori temi da discutere a riguardo dell’entrata della Turchia in Ue. L’intenzione delle autorità è quella di escludere la necessità di visti per i turchi che si recano nel blocco, nell’ottobre del prossimo anno, se Ankara rispetterà i criteri concordati.

L’Ue, che a livello economico fa fatica a riprendersi dalla crisi, ha bisogno della potenza turca, con cui sta ancora negoziando il processo di ingresso nell’Europa unita. Ma così facendo si è di fatto ormai venduta e chiude un occhio verso le ripetute violazioni dei diritti umani da parte di Erdogan, palesate dal caso recente dell’assassinio del leader degli avvocati curdi che difendeva il gruppo di ribelli del PKK e dall’arresto di due giornalisti.

Anche se l’abbattimento del caccia russo è giustificato dalle leggi internazionali, il diritto di farlo non si tradurrà probabilmente in una vittoria strategica per la Turchia. A meno che Nato e Russia non finiscano per allontanarsi. Il tutto è studiato in chiave guerra in Siria dove l’Occidente e il Cremlino hanno deciso di collaborare in qualche modo contro il gruppo jihadista armato dell’ISIS.

Con una presenza più aggressiva nei cieli dei jet russi e con la marina russa che domina il Mar Nero e la parte orientale del Mar Mediterraneo, la Turchia potrebbe vedersi costretta a rinunciare alla battaglia di Aleppo e alle priorità operative in Siria, se non vorrà provocare un’escalation della crisi, che assumerebbe proporzioni ingestibili. La Russia invece come rappresaglia potrebbe finire per aiutare le fazioni di ribelli curdo-siriani del PYD e del YPG, che il governo turco reputa allo strenuo di gruppi terroristi.

Un’altra dimostrazione di quanto sia avventata e discutibile la scelta avventata dell’Ue di schierarsi a fianco dei turchi.