Ue: debito Italia al 133,1%. La deflazione è defunta

5 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – In Italia il debito pubblico toccherà una punta massima del 133,1% del Pil nel 2015, per poi scendere al 130,6% nel 2016. In Europa lo spauracchio della deflazione è stato scacciato.

Sono i due punti principali emersi dalle previsioni economiche pubblicate a Bruxelles dalla Commissione europea. Dall’outlook risulta anche che il deficit italiano sarà pari al 2,6% quest’anno, per poi ridursi al 2% nel 2016. Le stime sul Pil italiano sono state confermate a +0,6% nel 2015, mentre quelle del 2016 alzate a +1,4%.

Previsioni migliorate anche per le prospettive del mercato del lavoro. Nell’outlook di primavera si prevede un aumento occupazione +0,6%, seguito da +0,8% nel 2016. I dati sono stati rivisti al rialzo rispetto alle stime del 5 febbraio, quando si parlava di una crescita occupazione +0,4% nel 2015 e +0,7% nel 2016.

Il tasso di disoccupazione rimarrà elevato, oltre 12%, riducendosi però al 12,4% rispetto al 12,7% dell’anno scorso. Non si prevedono limature però nel 2016.

Per l’intera Eurozona, l’Ue ha rivisto al rialzo le stime di crescita da +1,3% all’1,5%. Nonostante le preoccupazioni per la Grecia, la Commissione europea rimane cautamente ottimista sulla ripresa economica dell’Europa.

In particolare, prendendo in considerazione il deficit dell’intera Unione europea, questo dovrebbe scendere dal 2,9% del Pil del 2014 al 2,5% nel 2015 e al 2% nel 2016, stando a quanto ha scritto in un twitter il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici. Miglioramento dell’outlook anche sui conti pubblici dell’Eurozona, con il deficit atteso in calo dal 2,4% del Pil nel 2014 al 2%, nel 2015.

Riviste al rialzo anche le attese sull’inflazione misurata dall’indice dei prezzi al consumo, sia per l’Unione europea che per l’Eurozona, dallo 0,1% di quest’anno all’1,5% del 2016. In questo caso la Commissione tiene conto dell’ormai inevitabile aumento dell’Iva per recuperare parte delle risorse che verranno perse dopo la decisione della Consulta di bocciare come incostituzionale il blocco del livellamento delle pensioni sopra i 1.400 euro mensili all’inflazione.

(Lna-DaC)