Ucraina, soffiano più forti i venti di guerra. Mercati in tensione, petrolio verso 100 dollari

14 Febbraio 2022, di Mariangela Tessa

Soffiano sempre più forti i venti di guerra sull’Ucraina. Dopo lo stallo nelle trattative ai massimi livelli, con il colloquio tra Joe Biden e Vladimir Putin che ha portato solo alla generica promessa di proseguire con il dialogo, l’Ucraina si prepara alla guerra.
Uno scenario che è diventato più realistico dopo che ieri il consigliere per la Sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan, ha ribadito, nel corso di un’intervista alla CNN, della possibilità che la Russia invada l’Ucraina prima della fine delle Olimpiadi invernali in corso a Pechino

“Il mondo deve essere pronto” alla possibilità che la Russia metta in scena un “pretesto” per invadere l’Ucraina. “La modalità con cui hanno rafforzato la presenza militare” sembra indicare la “distinta possibilità di un’azione militare a breve. Siamo pronti a continuare il lavoro della diplomazia, ma siamo anche pronti a rispondere in modo unitario e deciso con i nostri alleati se la Russia” dovesse procedere con un’invasione, ha sottolineato Sullivan. “Non possiamo prevedere con esattezza il giorno ma da tempo diciamo che siamo in quella finestra temporale in cui un’invasione può iniziare in qualsiasi momento. Un’azione militare della Russia in Ucraina può iniziare qualsiasi giorno”, afferma Sullivan, sottolineando che “negli ultimi 10 giorni si è assistito ad un intensificarsi dei movimenti delle forze russe vicino al confine in posizioni dalle quali potrebbero lanciare un attacco molto rapidamente”.

Mercati in tensione, petrolio verso 100 dollari

Pesanti per ripercussioni sui mercati. In Asia, Tokyo ha ceduto il 2,23% a 27,079.59 punti, Hong Kong -1,43%; Shanghai -1,19%, Seoul -1,60%. Intanto il petrolio continua la sua corsa verso i 100 dollari: i futures sul Brent avanzano di oltre 1 punto percentuale a $95,56 al barile, dopo aver testato quota $96,16. Il contratto WTI scambiato a New York è salito fino al record intraday di $94,94, valore più alto dal settembre del 2014.

Diplomazia al lavoro per evitare il peggio

Mentre la macchina della diplomazia è al lavoro per evitare uno scenario di guerra, finora i colloqui telefonici dei giorni scorsi tra i rappresentanti russi e quelli dei paesi occidentali non hanno portato nessuna svolta significativa. I resoconti ufficiali dello scambio tra gli attori principali della crisi restituiscono uno stallo che le cancellerie non sembrano in grado di superare.

D’altro canto, Joe Biden,  “è stato chiaro”, avvertendo che in caso di attacco l’Occidente risponderà in modo “deciso” e imporrà “costi severi”, fanno sapere gli Usa, sottolineando che “restano impegnati alla diplomazia ma sono pronti, con gli alleati e i partner, anche ad altri scenari”. E se il Cremlino conferma che i leader si sono detti d’accordo nel proseguire il dialogo, prendendo in considerazione le proposte di Biden ma definendole gia’ insufficienti, Mosca non risparmia una stoccata, parlando di “isteria americana al suo apogeo”.

Ma con il passare delle ore, le prospettive di un conflitto si fanno sempre più forti, come fa trapelare il Dipartimento di Stato Usa. Anche l’Italia si è aggiunta – con Germania, Olanda, Spagna, Svezia e Danimarca – alla lista dei Paesi occidentali che hanno invitato i propri concittadini a lasciare l’Ucraina, circa duemila residenti.  A stretto giro è arrivato anche l’annuncio di Mosca, che a sua volta ha deciso di ridurre il personale diplomatico in Ucraina per il rischio di “possibili provocazioni”. I timori per la popolazione civile sono testimoniati anche dalla decisione della Klm, la compagnia di bandiera olandese, di cancellare a partire da sabato sera tutti i voli diretti in Ucraina.