Trump rischia di celebrare 100 giorni presidenza con shutdown

30 Marzo 2017, di Mariangela Tessa

Il prossimo 29 aprile Donald Trump festeggerà i primi 100 giorni di presidenza. Il rischio – come sottolineano i media americani – che a quel punto non ci sia niente da festeggiare, poiché quello stesso giorno potrebbe essere il primo giorno dello shutdown del governo, in pratica la paralisi parziale del governo per mancanza di fondi.

E’ infatti alla fine di aprile che scadranno i finanziamenti in corso per il governo americano e senza una soluzione legislativa si rischia lo spettro del cosiddetto “shutdown”.  Un’intesa va trovata entro il 28 aprile. Poi il Congresso, probabilmente entro l’autunno, dovrà approvare l’aumento del tetto al debito, il limite oltre il quale Washington non può emettere nuovo debito per finanziare le proprie attività.

Per un Parlamento controllato dai repubblicani, provocare uno shutdown del governo a sua volta repubblicano sarebbe un brutto segno. Durante l’amministrazione Obama, poi, i legislatori più conservatori si erano spesso opposti a un aumento del tetto al debito per forzare tagli alla spesa. E’ proprio quell’ala del partito a sollevare preoccupazioni.

Intanto, l’amministrazione Trump mostra il pugno duro contro l’Ue, in risposta alla stretta sulle importazioni di carni bovine dagli Stati Uniti trattate con ormoni. L’amministrazione Usa sta valutando di imporre dazi punitivi del 100% sugli scooter Vespa (Piaggio), l’acqua Perrier (Nestlè, che produce anche la San Pellegrino) e il formaggio Roquefort in risposta al bando Ue sulla carne di manzo Usa di bovini trattati con gli ormoni. Dietro la misura, scrive il Wall Street Journal, ci sarebbero le proteste dei produttori di carne di manzo americani. Secondo i produttori Usa, infatti, l’Ue non ha aperto abbastanza i propri mercati alla loro carne di manzo non trattata con gli ormoni, come prevedeva invece un accordo del 2009.

Le divergenze sono nate nel 2008 quando il Wto, l’organizzazione del commercio mondiale, diede ragione agli americani, sottolineando come il divieto Ue fosse troppo rigido. Si giunse allora al 2009 quando Usa e Ue trovarono un’intesa: l’Europa si impegnava ad aprire i propri mercati alle carni non trattate con ormoni.

Secondo gli Usa, quell’accordo non è mai stato applicato in toto dagli europei, come dimostrerebbero i dati sull’export che vede l’Europa acquistare quantitativi non ingenti di carne, dietro a Canada o il Messico, o anche meno di un quarto dell’import del Giappone, considerato un mercato protezionista e poco accessibile.