Eurozona pagina 161
Premier fa la voce grossa ma cede su nomina Juncker. Ottiene un pizzico di flessibilità e passi da nano sui vincoli di bilancio.
Un nuovo report sfata tutti i miti sui popoli bollati come scansafatiche. I più stakanovisti si trovano nell’Est e nel Sud d’Europa.
L’elasticità è un errore, secondo l’europarlamentare tedesco del PPE, il partito di quello che sarà il nuovo presidente della Commissione Ue, Juncker.
Il PMI ha mostrato un deterioramento più accelerato degli altri paesi dell’Eurozona. Le aziende sono pessimiste in pressoché tutti i settori.
Il premier ha paragonato la moneta unica all’antica moneta della Firenze rinascinamentale. Su Internet utenti scatenati. Ironia e critiche.
Contrarre nuovo debito sarebbe deleterio. Gli fa eco la Bundesbank: “Dubbi su sostenibilità finanze provocherebbero shock enormi”.
Approfittando della presidenza, Italia proverà a sfondare la fortezza tedesca. Chiesto ripensamento delle politiche fiscali dell’area.
Tonfo dell’attività manifatturiera a Parigi. Tiene la Germania. Dalla “periferia” i dati migliori dal 2007, ma comunque bassi: merito della Bce.
A preoccupare sono la disoccupazione troppo alta e l’inflazione bassa. Che la Bce vari il QE all’europea.
Decisioni sia del governo che dell’opposizione M5S confermano che sull’Ue la politica continua a dare il peggio di se’, su tutti i fronti.