Fmi: in Eurozona una tenaglia mortale per la ripresa

20 Giugno 2014, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – L’economia si sta riprendendo troppo lentamente dalla crisi del debito che ha provocato una pesante fase di recessione. A preoccupare sono la disoccupazione troppo alta e l’inflazione bassa, che rischiano di essere una tenaglia mortale per la ripresa.

Secondo l’ultimo rapporto del Fondo Monetario Internazionale sull’Europa, “se l’inflazione nella zona euro resta bassa, la Bce dovrebbe considerare l’acquisto di asset su larga scala, prima di tutto di asset sovrani in base alle quote di capitale Bce”. Ovvero via libera anche dal Fmi al QE all’europea.

Intanto – scrive il Fondo – le autorità di governo nei vari paesi stanno cercando di trovare un modo per trovare un equilibrio tra la riduzione dei debiti pubblici senza impedire per questo di stimolare la crescita di cui tanti paesi – Italia inclusa – hanno disperato bisogno.

“Dopo diversi anni di consolidamento, la politica in materia fiscale è vicina a un equilibrio”. Ora il FMI vede un giusto rapporto tra incremento della domanda e riduzione del debito. A questo punto bisognerà fare attenzione: “eventuali tassi di crescita negativi non dovrebbero far cadere le autorità politiche nell’errore di impiegari nuovi sforzi di consolidamento fiscale”.

L’approccio in materia fiscale dell’Eurozona presenta insomma un buon equilibrio tra riduzione del debito e misure a sostegno della domanda. Tanto è vero che il deficit dei governi del blocco a 18 è sceso sotto il limite Ue del 3% del Pil. E pensare che nel 2010 – l’anno del primo piano di salvataggio della Grecia – era al 6,2%.

Detto questo, nel rapporto viene anche rilanciata la proposta annunciata qualche giorno fa da un alto dirigente del Fondo a un convegno della Commissione europea a Bruxelles: ossia semplificare il patto di stabilità indicando un solo obiettivo che, secondo il Fmi, puo’ essere la riduzione del debito pubblico insieme con il bilancio in termini strutturali. Questo potrebbe essere l’unico obiettivo operativo.

Il documento reso pubblico oggi non approfondisce la proposta. Impossibile senza ulteriori dettagli valutare che tipo di impatto potrebbe avere in assenza di valori di riferimento.

Secondo il Fondo, in particolare, anche se “azioni forti di politica hanno rilanciato la fiducia degli investitori preparando le fondamenta per la ripresa” e “a livello nazionale i governi hanno fatto progressi nei risanamenti del debito pubblico e dei bilanci bancari”, “l’attività e gli investimenti devono ancora recuperare i livelli pre-crisi” e “nel primo trimestre del 2014 la crescita è stata più debole del previsto e distribuita in modo ineguale fra gli Stati”.

Inoltre, i livelli dei debiti bancari e di quelli pubblici restano alti, mentre “l’inflazione è preoccupantemente bassa” e il livello di disoccupazione, soprattutto fra i giovani, è “inaccettabile”.

Christine Lagarde, direttrice generale dell’Fmi, ha criticato dunque il modo in cui la Commissione Ue e l’Eurogruppo applicano il Patto di Stabilità, concentrandosi troppo sul taglio dei deficit annuali dei paesi dell’Eurozona invece che puntare sull’obiettivo prioritario dela riduzione del loro debito pubblico, e ha citato come esempio il caso italiano, paventando che l’obiettivo del 60% non sia raggiunto prima dei prossimi 20 anni.

“Se affrontiamo la riduzione del debito pubblico solo con la riduzione del deficit, in un paese come l’Italia il rapporto debito/Pil scenderebbe di 3 – 4 punti percentuali all’anno, e si arriverebbe al 60% solo nel 2034.

La sola riduzione del defict – ha spiegato ieri sera Lagarde durante la conferenza stampa conclusiva dell’Eurogruppo – non è sufficiente; bisogna concentrarsi su un aumento del tasso di crescita per accelerare la diminuzione del rapporto debito/Pil e poi utilizzare la politica monetaria per combattere il protrarsi dell’inflazione debole”, ha concluso la direttrice dell’Fmi, dopo aver ricordato che i due parametri di Maastricht, il 3% del deficit/Pil e il 60% Del Debito/Pil “sono stati definiti in un periodo di crescita, mentre ora molti paesi hanno un rapporto debito/Pil di gran lunga oltre il 60%”.