La fine di Ignazio Marino, si dimettono 26 consiglieri

30 Ottobre 2015, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – L’era di Ignazio Marino è finita. Ventisei sono stati i consiglieri capitali che hanno rassegnato le loro dimessioni per sciogliere la giunta del sindaco e decretarne la fine.

I numeri ci sono. È tutto a posto, entro stasera è tutto finito, ha assicurato anche l’ormai ex assessore ai Trasporti Stefano Esposito che ha aggiunto: “Già domani o lunedì il prefetto Franco Gabrielli potrebbe nominare il commissario.

Un epilogo scontato, dopo che il sindaco di Roma aveva ieri ritirato le dimissioni, e dopo che in mattinata, si era diffusa anche la notizia di un’indagine per peculato contro la sua persona,in relazione all’utilizzo della carta di credito, assegnatagli dall’amministrazione comunale, per le cene di rappresentanza o istituzionali.

Una vera e propria guerra di nervi, quella tra Marino e il PD, suo partito, che con Matteo Renzi a fare da capofila aveva lanciato l’appello per le dimissioni.

In seguito allo scoppio dello scandalo sulle presunte spese private rimborsate dal Comune, lo scorso 12 ottobre Marino aveva formalizzato le dimissioni tra le polemiche. Ieri la revoca.

L’avvocato del chirurgo, Enzo Musco, aveva confermato le indiscrezioni stampa di questa mattina che riferivano di un’indagine in corso contro Marino. Dopo l’annuncio, con una stringata nota dell’ufficio stampa del Campidoglio, Marino aveva detto davanti alle telecamere di volere un confronto pubblico con la maggioranza in consiglio comunale, e in particolare col Pd, il suo partito, che conta 19 consiglieri.

Sono pronto a confrontarmi con la maggioranza. Illustrerò quanto fatto, le cose positive, la visione per il futuro ma quello è il luogo della democrazia. Questa sera parlerò con la presidente [del consiglio comunale Valeria] Baglio e illustrerò, oltre a consegnarle la lettera, la mia intenzione di avere una discussione aperta, franca e trasparente nell’aula Giulio Cesare“, ha detto Marino.

Il Pd però avrebbe voluto che il sindaco della capitale confermasse le dimissioni.  (DaC)