Stipendi italiani al palo: un lavoratore su quattro guadagna meno di 780 euro al mese

12 Luglio 2022, di Mariangela Tessa

Mentre l’inflazione continua ad erodere il potere di acquisto degli italiani, la crescita degli stipendi resta al palo. Lo aveva confermato l’Ocse, ora ci pensa l’ultimo rapporto annuale dell’Inps. Che, a questo proposito parla chiaro: Il 23% dei lavoratori italiani, in pratica uno su quattro, guadagna meno di 780 euro al mese, al di sotto della soglia di fruizione del reddito di cittadinanza, a cui potrebbe far ricorso per compensare il proprio reddito.

Il documento presentato ieri dal presidente dell’istituto di previdenza Pasquale Tridico ha fornito uno spaccato di un’Italia che prova a ripartire dopo il biennio della pandemia Covid, ma che deve fare i conti con una crescente disuguaglianza nel mondo del lavoro che si rifletterà nei prossimi anni anche su un ulteriore impoverimento a livello pensionistico. In questo quadro, emerge la polarizzazione dei redditi tra lavoratori,  tra chi guadagna sempre meno e chi vede salire il proprio reddito.

I dati dell’Inps sugli stipendi italiani

Secondo l’Inps, solo l’1% “dei lavoratori meglio retribuiti ha visto un ulteriore aumento” rispetto alla “massa retributiva complessiva”.

In questo scenario già di per sé depresso si abbatte ora la ripresa dell’inflazione. Secondo diverse stime, a fine 2022 i lavoratori si troveranno in tasca il 5% in meno in termini reali rispetto all’anno prima. E proprio sulla necessità di alzare i salari, in un’intervista di oggi a Radio 24, Tridico si è detto favorevole al salario minimo.

“L’obiettivo è alzare i salari, ci si arrivi con la contrattazione o ci si arrivi con una soglia minima legale è indifferente, l’importante che l’obiettivo sia rispettato. Guardando all’Unione europea vedo che laddove il salario minimo legalmente è stato introdotto non ha causato un aumento della disoccupazione né uno spiazzamento della contrattazione collettiva”.

C’è poi il problema del gender gap. Per le donne le buste paga restano anche nel 2021 decisamente più leggere di quelle maschili: la retribuzione media di 24.415 euro, 15% inferiore a quella media complessiva e 25% più bassa di quanto percepito dagli uomini. Ciò dipende innanzitutto dal maggior peso, tra le donne, “sia della componente part-year, per di più con durate medie più corte, sia della componente a part-time”.

Pensioni: il 32% dei pensionati riceve meno di 1.000 euro al mese

Per quanto riguarda le pensioni, il rapporto Inps evidenzia che il 32% dei pensionati riceve meno di 1.000 euro al mese. Percentuale che sale al 40% se si considerano solo gli importi delle prestazioni al lordo dell’imposta sul reddito personale, senza quindi le integrazioni associate a indennità di accompagnamento e quattordicesima mensilità.

Nel suo rapporto, l’Inps ha inserito anche un calcolo di quanto ammonterà la pensione per la generazione X. Il lavoratore nato tra il 1965 e il 1980, se ha versato 9 euro l’ora per 30 anni di lavoro, quando andrà in pensione a 65 anni riceverà 750 euro al mese. Cifra che, come precisa Tridico, è “superiore al trattamento minimo”, oggi fermo a 524 euro.

Parte oggi confronto governo-sindacati sugli stipendi

E sulla necessità di aumentare gli stipendi, parte da oggi il confronto tra governo e parti sociali. Oggi Mario Draghi incontrerà i sindacati e si parlerà di stipendi e delle contromisure per l’inflazione, pari ormai all’8%. Non è ancora stato fissato l’incontro con Confindustria e le altre associazioni datoriali. Sul tavolo ci sono molti temi: salario minimo e taglio del cuneo fiscale sono i grandi temi sul tavolo. La novità è che il governo appare intenzionato a varare provvedimenti per sostenere il potere d’acquisto delle famiglie subito, già a luglio dunque.