Spread vicino a 200, Draghi non è lo scudo anti speculazione

3 Maggio 2022, di Mariangela Tessa

Lo spread torna osservato speciale nonostante a Palazzo Chigi sieda Mario Draghi. Questa mattina il differenziale di rendimento tra un titolo di Stato decennale italiano e l’equivalente tedesco apre in lieve ribasso (-1,5 punti) ma resta in prossimità dei 190 punti (188 per la precisione), circa il doppio rispetto all’insediamento dell’esecutivo guidato da Draghi.
Nel frattempo, un Btp a 10 anni paga oggi il 2,844%, quasi lo 0,8% in più di un mese fa e l’1,9% in più di un anno fa.

“Io non sono lo scudo contro qualunque vento. Sono un umano, per cui le cose succedono” ha detto ieri Draghi, nella conferenza stampa sul Dl Aiuti approvato dal Consiglio dei ministri. “Quando i tassi salgono, in genere aumentano anche gli spread. la cosa che bisogna chiedersi è se lo spread rispetto ad altri paesi simili è aumentato, perché questo significherebbe un giudizio negativo da parte dei mercati nei confronti della politica economica del paese in cui si tratta. E questo non è avvenuto, per lo meno in maniera sensibile.”

 

Che cosa spinge in alto i rendimenti?

Ad influenzare lo spread contribuisce prima di tutto il contesto inflazionistico e, di conseguenza, le prospettive di una stretta monetaria da parte della Bce. Ricordiamo che l’aumento del livello dei prezzi erode il valore reale delle cedole e del capitale di chi investe in obbligazioni.

L‘inflazione nell’area euro ad aprile, secondo la lettura preliminare, è salito del 7,5% su base annua, in linea al consenso degli economisti, ma ancora in leggera accelerazione rispetto al +7,4% di marzo. Mentre l’indice dei prezzi core, che esclude le componenti dell’energia, degli alimenti e dell’alcool ed è attentamente monitorato da Francoforte, è cresciuto del 3,5% su base annuale, anche in questo caso in lieve accelerazione rispetto al +3,4% anno su anno di marzo e leggermente al di sopra di quanto atteso dal consenso (+3,4% anno su anno).

Di fronte all’impennata dei prezzi, le attese del mercato sono per un rialzo dei tassi da parte della BCE, che potrebbe arrivare a luglio, ma secondo il vice presidente del board di Francoforte, Luis de Guindos, molto dipenderà dai dati e dalle proiezioni macroeconomiche di giugno.

Se i tassi dovessero salire, i titoli di Stato di nuova emissione verrebbero collocati sul mercato con interessi più alti. Questo determinerebbe che i titoli in circolazione, per allinearsi, verrebbero scambiati a prezzi inferiori. Se questa è una buona notizia per chi voglia investire nel reddito fisso, lo è meno per le casse dello stato. Se protratto, l’incremento dei tassi è destinato a rendere più pesante per le casse pubbliche il servizio del debito pubblico, ossia l’ammontare degli interessi che ogni anno vengono pagati sui titoli di stato in circolazione.