Spread schizza a 226 punti dopo Bce, investitori temono “caso Italia”

9 Giugno 2022, di Massimiliano Volpe

Dopo la riunione di politica monetaria della Bce, che ha preannunciato un rialzo dei tassi di interesse nella zona euro e la fine del piano di quantitative easing, lo spread Btp/ Bund si è portato a quota 226 punti. Sullo spread pesa il fatto che Francoforte detiene attualmente circa 700 miliardi di euro di titoli di stato italiani, pari al 30% di tutto il nostro debito pubblico, la maggior parte dei quali acquistati proprio all’interno del piano di qe.

Secondo Legal & General Investment Management la Bce si trova attualmente in una posizione molto difficile a causa dell’elevata inflazione, del rallentamento della crescita e della contrazione del mercato del lavoro.

“Attualmente, noi di LGIM riteniamo che il rischio che l’Area Euro entri in recessione dalla seconda metà del 2023 sia del 60%. Per questi motivi, sono state prese delle misure insolite al fine di rendere più chiaro quale sarà l’andamento dei tassi d’interesse per il breve periodo, sebbene i cosiddetti “falchi” stiano facendo pressione affinché l’istituto agisca in tempi più rapidi” ha chiarito Hetal Mehta, economista di LGIM.

La Bce ha dichiarato che ha partire dal 1° luglio 2022 interromperà il suo programma di acquisto di titoli di Stato; tuttavia, continuerà comunque a reinvestire almeno fino alla fine del 2024.

Spread, investitori temono sostenibilità debito pubblico Italia

“Riteniamo che, con queste mosse, la Bce speri di non dover creare un nuovo programma a supporto dell’Italia. Il motivo è che uno dei principali vantaggi dell’Asset Purchase Programme era la possibilità di emettere debito sovrano a costi più contenuti, un’opportunità molto vantaggiosa per governi come quello di Roma, il cui rapporto debito/Pil dovrebbe arrivare a toccare quota 160% a causa delle misure di sostegno emanate durante la pandemia di Covid-19” chiarisce Mehta.

Secondo LGIM l’aumento dei tassi d’interesse, e di conseguenza degli oneri finanziari, da parte della Bce mette in discussione la sostenibilità del debito di un paese come l’Italia e questo obbliga la Bce a essere molto più “trasparente” circa le sue intenzioni di effettuare ulteriori rialzi; molto più di quanto lo siano stati altri istituti come la Fed o la Banca d’Inghilterra.

Il fatto che i tassi d’interesse si siano mantenuti bassi negli ultimi 8 anni ha permesso al Tesoro di rifinanziare il debito a costi contenuti, riducendo sensibilmente le uscite generate da questo e rendendo l’onere che ne deriva più gestibile.

Piano salva Italia in cantiere

Proprio per evitare nuove tensioni sui titoli di Stato, secondo alcune indiscrezioni del Financial Times la maggior parte dei 25 membri del consiglio direttivo della Bce dovrebbe dare l’ok ad una proposta che prevede la creazione, se necessario, di un nuovo programma di acquisto di obbligazioni per impedire che i costi di finanziamenti degli stati membri possano andare fuori controllo.

Il quotidiano britannico cita in particolare l’Italia fra i paesi che potrebbero beneficiare di un simile programma. Anche in assenza di un nuovo programma ad hoc, la Bce dispone già di altri 200 miliardi di euro da spendere per l’acquisto di debito pubblico in difficoltà’ nell’ambito del suo programma di acquisto di obbligazioni esistente.