Salone del Risparmio, Amendola (AcomeA): perché l’inflazione è una fonte di opportunità

8 Maggio 2022, di Valentina Magri

“Dopo anni di deflazione, o inflazione anemica, i mercati e il mondo intero non sono più abituati a questa variabile. L’inflazione non è un male in termini assoluti, lo è un suo eccesso. Al momento l’elevato livello di inflazione è da ricondursi ad uno shock di offerta a causa di una “tempesta perfetta” a livello macroeconomico e geopolitico. Quello che gli investitori possono fare in questo contesto è affidarsi ad aziende sane e con ottima capacità di ribaltare i costi. Ad ogni modo, essendo l’inflazione, come detto, una variabile “dimenticata”, può portare a cali di mercato generalizzati, che aprono opportunità uniche di investimento per un investitore attivo con ottica di lungo periodo”.

L’ha detto ai nostri microfoni Antonio Amendola, gestore del fondo AcomeA PMItalia ESG di AcomeA sgr. L’abbiamo intervistato alla vigilia del Salone del Risparmio, che si svolgerà dal 10 al 12 maggio 2022 (e cui parteciperemo anche noi con un’interessante conferenza).

Come investire in un periodo di volatilità come questo?

Dopo il Covid, la crisi ucraina sta ulteriormente contribuendo a cambiare i connotati della geopolitica mondiale e il suo impatto sull’economia globale. Di conseguenza, specialmente in un contesto di elevata volatilità come quello attuale, è bene avere chiare le caratteristiche delle aziende che si vogliono avere in portafoglio, tenendo presente l’esposizione geografica dei prodotti e preferendo le realtà con catene di fornitura interamente italiane o, al più in area euro, che vantano una solida posizione di cassa, capacità di distribuire dividendi o fare buyback e capacità di ribaltare i prezzi e/o i contratti indicizzati all’inflazione delle materie prime.

Quali opportunità d’investimento offrono le small e mid cap italiane?

Le mid e small cap italiane, trattandosi per lo più di aziende manifatturiere, quindi energivore e con un maggior rischio per i margini prospettici, stanno risentendo maggiormente rispetto alle large cap dell’aumento dei costi dell’energia, delle materie prime e dei trasporti.

Al momento, tuttavia, questi aumenti sembrano essere gestiti in maniera ottimale, ribaltando i costi o rivedendo la base fornitori. In molti casi, però, l’aumento dei costi di trasporto (o gli importanti ritardi) sono di difficile gestione. Per questo motivo è interessante distinguere tra le aziende che hanno tutta o parte della catena di forniture in Italia o Europa e quelle per cui non si può dire lo stesso. La seconda categoria ha un maggior rischio di pressione sui margini e di cancellazione degli ordini. Nel prossimo futuro, dunque, le parole d’ordine per le aziende italiane saranno sempre più reshoring e controllo delle catene di fornitura. In un simile contesto, la sostenibilità assume connotati sempre più strategici per le aziende italiane: un’attenta analisi di dove e come si produce, unita allo studio di dove e come producono i fornitori, sarà sempre più centrale nella valutazione aziendale.

In che modo un approccio attivo agli investimenti può renderli più sostenibili? Può farci qualche esempio?

Il 2022 risulta essere molto sfidante e lo stock picking sarà sempre più centrale e importante per una corretta gestione dei portafogli, insieme alla conoscenza profonda delle aziende.
A livello aziendale, molte sono le sfide che derivano dai mutamenti geopolitici in atto, ed è quindi sempre più difficile preservare i livelli di marginalità storica e raggiungere i target fissati. In questo scenario, l’attenzione alla sostenibilità, intesa come analisi profonda del come e del dove le aziende e i propri fornitori operano, assume caratteri strategici per le nostre pmi e per il nostro Paese.
Il come, ma soprattutto il dove si produce sarà sempre più centrale nel futuro prossimo e le nostre pmi, avendo una connotazione più “locale”, sono sicuramente molto ben posizionate. In momenti di stress di mercato come quelli attuali, è quindi importante veicolare i risparmi verso aziende virtuose a 360 gradi e spina dorsale della nostra economia: le pmi. 

Perché i Pir sono un’interessante opportunità d’investimento per i risparmiatori italiani?

I Pir sono un ottimo strumento per incanalare il risparmio privato verso le nostre aziende, risparmio troppo spesso indirizzato su società straniere o tenuto infruttifero sui conti correnti. La vera spinta propulsiva che però ci si aspetta dai Pir è legata al mondo degli imprenditori: la nostra Borsa soffre di nanismo perché gli imprenditori nostrani preferiscono finanziarsi tramite il canale bancario piuttosto che facendo ricorso al mercato di capitali.
I Pir devono creare interesse nelle nostre aziende per invogliare gli imprenditori a guardare alla Borsa come a un’alleata. Quindi, da un lato gli istituzionali devono fare la loro parte canalizzando i fondi verso le nostre pmi più meritevoli, dall’altro gli imprenditori devono guardare alla Borsa con meno scetticismo e diffidenza, come ad un acceleratore dei loro progetti (e quindi del nostro Paese).