Sorpresa Putin. Annuncia il ritiro dalla Siria

15 Marzo 2016, di Laura Naka Antonelli

ROMA (WSI) – Annuncio a sorpresa da parte del presidente della Russia Vladimir Putin, che ha reso nota la decisione di iniziare a ritirare le truppe dalla Siria. Lo stesso ministero della Difesa ha dato l’ordine del ritiro e l’aviazione si starebbe già preparando per far ritorno in Russia.

Le potenze occidentali hanno accolto la notizia con favore, ma anche con cautela, affermando che la decisione della Russia potrebbe mettere sotto pressione il governo siriano del presidente Bashar al-Assad, costringendolo a trattare. Non solo: la missione dei russi che sulla carta doveva essere quella di eliminare la minaccia terrorista dal suolo siriano non è stata completata.

È chiaro a questo punto che la volontà di Mosca erano soltanto due principalmente: distogliere l’attenzione dal conflitto in Ucraina e impedire che cadesse il regime di al-Assad, l’ultimo grande alleato rimasto al Cremlino in Medioriente.

La decisione arriva peraltro in un momento in cui stanno montando le speculazioni secondo cui il solido rapporto tra Putin e Assad si sarebbe incrinato, portando la Russia a defilarsi dal conflitto in Siria. Putin nono vuole che il sostegno russo sia dato per scontato e probabilmente non vuole nemmeno rovinare del tutto i rapporti che a breve termine sembrano compromessi con i nemici sauditi e turchi.

Le ragioni del ritiro

Il Cremlino ha prontamente smentito le indiscrezioni, affermando che la decisione del ritiro è avvenuta in modo consensuale tra i due paesi. Le notizie stampa parlano da qualche giorno dell’irritazione degli ambienti russi nei confronti della baldanza dimostrata dagli ufficiali siriani nell’approcciarsi al nuovo round di negoziati di Ginevra, in primis l’annuncio unilaterale del regime di voler indire elezioni legislative il prossimo mese, in chiaro contrasto con l’obiettivo dei colloqui di pace per una transizione istituzionale.

L’intervento aereo della Russia in Siria è iniziato lo scorso settembre ed è stato oggetto di forti critiche da parte degli Usa e dei suoi alleati, che hanno accusato Mosca di attaccare, nel territorio siriano, non tanto i terroristi dell’ISIS, quanto indiscriminatamente le forze di opposizione al regime di Assad. Causando peraltro diverse vittime tra i civili. Gli Stati Uniti non sono tuttavia nella posizione per permettersi simile critiche, visti i danni collaterali recati nella regione con il loro interventismo ripetuto dagli Anni 90 a oggi.

Nessun dettaglio è stato dato su quanti aerei e soldati saranno ritirati dalla Siria, né è chiaro quante forze militari la Russia abbia dispiegato nel paese. AP riporta le stime degli Stati Uniti, le quali parlano di un numero compreso tra le 3.000 e le 6.000 unità. Nel grafico pubblicato sul sito della BBC, vengono identificate le aree della Siria sottoposte al controllo delle diverse forze che operano nel territorio.

 

Scetticismo su Russia e Assad

Il ritiro delle forze militari russe sarà operativo a partire dalla giornata di oggi. Putin ha motivato la decisione, affermando che l’intervento militare, durato sei mesi, ha raggiunto il proprio obiettivo. Ma tutti sanno che non è così, dal momento che la missione era stata spacciata come una sorta di crociata contro i gruppi terrorisi jihadisti.

L’annuncio è stato palesemente concepito affinché coincidesse con l’inizio delle trattative di pace sulla Siria che si terranno a Ginevra. Tuttavia, il modo brusco – almeno apparentemente – con cui è stata presa la decisione rende i scettici i funzionari del mondo occidentale, come riporta il quotidiano britannico Guardian. E potrebbe avere a che fare con le difficoltà economica e i rischi di isolamento diplomatico internazionale.

Così un diplomatico: “Dobbiamo aspettare e vedere cosa (questa mossa) rappresenta. Si tratta di Putin. Ha annunciato concessioni simili in passato e nulla si è materializzato”.

Non è un caso che di fatto Mosca manterrà una presenza militare in Siria. Lo stesso Putin ha affermato che la base aerea di Hemeimeem, nella provincia siriana di Latakia, insieme agli impianti navali del porto di Tartous, rimarranno operativi.

Una scadenza per un ritiro completo non è stata inoltre annunciata. Stando a quanto riporta l’Osservatorio per i Diritti Umani siriano, con sede nel Regno Unito, i bombardamenti aerei russi hanno ucciso nel periodo compreso tra il settembre del 2015 e gli inizi di marzo del 2016, 4.408 persone, di cui 1.733 civili.