Economia

“Se salta aumento Mps, Italia commissariata dalla Troika”

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In Italia non si fa che polemizzare per la nascita del nuovo governo Gentiloni, prevedibile fotocopia di quello di Renzi, e per gli scandali che coinvolgono l’amministrazione di Roma, banco di prova importante del MoVimento 5 Stelle che viene dato come primo partito d’Italia dai sondaggi quando potrebbero mancare pochi mesi alle elezioni anticipate.

Sono problematiche degne di nota, ma che rischiano di cadere in secondo e terzo piano se in Italia le autorità dovessero ricorrere agli aiuti di Stato per mettere in sicurezza il travagliato settore bancario. Non basterebbe infatti un piano da 15 miliardi di euro, che scatterebbe nel caso in cui tra quattro giorni salti – come sembra della ultime notizie – l’aumento di capitale da 5 miliardi di Mps.

Secondo diversi commentatori occorrerebbe un intervento pubblico di portata ben maggiore per salvare le banche italiane, perché lo Stato della terza economia dell’area euro non ha i capitali a sufficienza. A quel punto si ricorrerebbe, nonostante le preoccupazioni di alcuni politici europei ed economisti italiani, al fondo Salva Stati europeo, il famigerato ESM.

Vorrebbe dire che l’Italia farebbe la fine della Grecia: commissariata. Il meccanismo europeo di stabilità, lanciato nel 2011 come strumento di salvataggio per i paesi in crisi, pone dei rischi democratici seri per i singoli Stati membri. Se un paese fa ricorso all’ESM, come dicono i trattati del meccanismo, il governo perde una parte della sua sovranità.

“Attacco alla nostra costituzione e sovranità”

In cambio dei prestiti si impongono riforme, spesso improntate al rigore, benefiche forse a lungo termine ma dannose sul breve, in particolare per i paesi che fanno fatica a crescere. “Si crea una nuova entità politica finanziaria che non fa altro che imporre agli stati in difficoltà le riforme decise dalle autorità uniche europee”, spiega l’economista indipendente Lidia Undiemi. 

“Il MES è la Troika. Rischiamo di vedere sottratta la nostra democrazia”, perché l’Italia dovrebbe dover sottostare alle richieste dei creditori. Gli emissari dei creditori della troika (è probabile che anche il Fondo monetario internazionale entri in gioco) sbarcherebbero a Roma per garantire il rispetto delle riforme a un governo italiano che ha dimostrato di non saperle mettere in pratica in autonomia.

Oltre ai problemi di un settore bancario che porta in pancia una montagna di crediti deteriorati, pari a circa il 18% dell’ammontare prestiti complessivo iscritto a bilancio, c’è anche il nodo della manovra finanziaria da correggere entro marzo, data in cui con ogni probabilità arriverà la bocciatura di Bruxelles – come hanno lasciato peraltro già intendere le autorità europee.

Undiemi spiega i motivi per cui (vedi video qui sotto riportato) rischiamo grosso: i cittadini italiani corrono il pericolo di subire un attacco alla nostra costituzione e sovranità. Come si è visto a Cipro, in Spagna e non solo in Grecia. Un accenno lo abbiamo già avuto nel 2011, quando la Bce inviò una lettera all’Italia per chiedere riforme simili a quella richieste anche negli altri paesi sottoposti alle regole della Troika su diritto del lavoro e stato sociale.

L’Italia rischia infatti “il commissariamento e i nodi verranno al pettine. Non vogliamo di certo pensare che la troika si possa sconfiggere con due post su Facebook e tre comunicati stampa. Ho dovuto fare affidamento solo sulle mie forze, ed ho condotto una indagine sulla troika (contenuta nel libro “il ricatto dei mercati”) per dare la possibilità a chiunque di poterne comprendere il funzionamento e la pericolosità politica rispetto alla nostra democrazia”.