Renzi: “vogliono scissione, pronto il simbolo”. Il ricatto di Cuperlo

11 Ottobre 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – I quotidiani italiani aprono con la faida interna che sta consumando il Pd ormai da mesi e con la riunione, nella serata di ieri, della direzione nazionale del Pd. Il Messaggero riporta poi la dichiarazione del premier

“Ma non vedete che hanno già pronto il logo per il No al referendum?», ha fatto notare Matteo Renzi a quanti dei suoi spingevano per un accordo con la minoranza, o almeno per andare incontro alle loro richieste. Il segretario ha preso quella notizia del simbolo già pronto come in genere viene presa da tutti i segretari di partito, come il preannuncio di una scissione ormai nei fatti, nelle cose. E l’ha pure denunciato dalla tribuna della direzione”

Renzi ha in qualche modo teso la mano alla minoranza democratica sempre più infuriata nei suoi confronti, almeno per cambiare
l’Italicum. Così Matteo Renzi alla direzione Pd dopo il voto favorevole alla sua relazione a cui però non ha espresso il suo voto la minoranza dem e a cui il premier si rivolge proponendo una commissione con la minoranza interna che affronti la questione con gli altri partiti.

“Io ho il compito politico di affrontare il tema del cosiddetto combinato disposto tra riforma costituzionale e legge elettorale. Essendo così importante la riforma costituzionale mio compito è cercare ulteriormente le ragioni di un punto di accordo (…) Propongo una delegazione formata dal vicesegretario del Pd come coordinatore, i capigruppo, il presidente, più un esponente della minoranza: siamo totalmente disponibili a lavorare, chiedo solo che la delegazione senta tutti gli altri partiti, anche i 5 stelle: siamo per utilizzare queste settimane e mesi per togliere tutti gli alibi (…) Propongo tempi certi per ridiscutere dell’Italicum, possiamo iscrivere l’argomento all’ordine del giorno in Commissione per una discussione nel merito fin dalle settimane successive al referendum. Una delegazione dovrà incontrare tutti gli altri partiti e usare queste settimane e mesi che verranno per togliere anche questo alibi dal campo e andare a vedere le carte di quelli che parlano parlano parlano, ma non sembrano interessati a trovare una soluzione”.

Se Dario Franceschini accetta la proposta di Renzi con dei paletti – “va benissimo l’apertura ma ci vogliono due paletti. Uno, lavoriamo su correzioni dell’Italicum non su nuovi modelli. Secondo, tempi brevi per trovare un’intesa del Pd. Giorni, non mesi” – la proposta non convince la minoranza che invece vorrebbe subito, prima del 4 dicembre una proposta per cambiare la legge elettorale.

Ed è arrivato anche il ricatto di uno dei leader della minoranza Gianni Cuperlo:

“Facciamolo prima del referendum sulla riforma costituzionale altrimenti voterò no e poi mi dimetterò da deputato (…) Approvare una nuova legge elettorale prima del 4 dicembre è francamente impossibile, però alla luce della relazione del segretario che ha dato un segnale di apertura e di volontà a comporre una discussione, alcuni di noi sono intervenuti per chiedere che ci sia la disponibilità e la volontà di una proposta politica del Partito Democratico sul merito della nuova legge elettorale: non si può rinviare tutto a una questione di metodo o posticipare tutto a dopo il referendum”.