“Referendum rischio maggiore di Trump”

11 Novembre 2016, di Daniele Chicca

Le vendite sui mercati sono durate lo spazio di qualche ora. L’effetto negativo dell’incertezza e sorpresa create dalla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali in Usa è stato rimpiazzato da un impatto positivo su diversi settori aziendali che si presuppone vengano favoriti dalle misure previste nel programma politico del candidato Repubblicano populista.

Alcuni analisti invitano ad andare comunque con i piedi di piombo, in particolare nell’obbligazionario dove i rendimenti sono schizzati al rialzo sulle scadenze lunghe dei bond governativi americani e italiani. Resta ancora da vedere, infatti, quale politica attuerà effettivamente il controverso neo eletto commander in chief degli Stati Uniti.

Difficilmente potrà mettere in pratica tutte le manovre promesse in campagna elettorale. Anche se il Congresso è controllato dai Repubblicani, che hanno in mano sia la Camera sia il Senato, i parlamentari moderati sono in maggioranza e dovrebbero ostacolare misure troppo drastiche o precipitose come la creazione di un muro con il Messico o l’imposizione di un divieto di ingresso ai musulmani non residenti.

Gli investitori sono in modalità di attesa, così come la Bce, che ha appena detto di voler ricevere ulteriori indicazioni per poter trarre qualche conclusione sulla nuova era Trump che si aprirà ufficialmente a gennaio, con l’insediamento del magnate immobiliare.

“Sul breve termine, i mercati finanziari dovrebbero aver imparato la lezione della Brexit: anche un terremoto politico con conseguenze economiche profonde non cambiano il mondo da un giorno all’altro”, dice in una email all’emittente Cnbc Stephanie Flanders, chief European market strategist di JP Morgan Asset Management, facendo intendere che per gli investitori c’è tutto il tempo per studiare bene le mosse oculate da compiere.

Nelle prossime settimane si conosceranno le personalità scelte da Trump per formare la sua squadra di governo. Trump, un novizio della funzione pubblica nonostante i suoi 70 anni di età, non ha ancora compilato un elenco delle persone che ricopriranno gli incarichi più importanti dell’esecutivo. È un’operazione che richiede del tempo e merita un’accurata riflessione. Al contempo ci sono dubbi sul fatto che Trump si sia circondato dai giusti consiglieri.

Trump ha fatto un’agguerrita campagna contro i cosiddetti poteri forti, in particolare della grande finanza, ma ora si ritrova a lavorare al fianco di alcuni di loro. Alcuni dei lobbysti, classe criticata prima dell’elezione, si ritrovano infatti nel team che sta aiutando Trump a gestire la transizione alla Casa Bianca. Tra questi Jeffrey Eisenach, lobbysta del mondo delle telecomunicazioni, Michael Catanzaro, affarista del settore energetico, e Michael Torrey, lobbysta dell’industria alimentare.

Rischio numero uno: referendum in Italia

Sebbene le incognite della presidenza Trump siano ancora tante, il vero rischio per i mercati e per la stabilità globale è rappresentato al momento dall’Italia, sostengono alcuni analisti. Il prossimo appuntamento chiave per i mercati, prima ancora delle riunioni di Federal Reserve e Bce, è il referendum costituzionale. Si vota il 4 dicembre e in caso di vittoria dei No, che sono dati in vantaggio dai sondaggi, il governo di Matteo Renzi entrerebbe in crisi.

Il voto popolare creerà sicuramente un’elevata volatilità nei mercati di tutto il mondo verso fine anno, sottolinea in una email inviata alla Cnbc Maria Paola Toschi, global market strategist di JP Morgan Asset Management.

Il referendum sulla riforma del Senato è considerato un test politico importante per l’Italia e se non dovesse passare l’economia rischia di rimanere priva delle riforme strutturali e di quella continuità politica di cui ha disperato bisogno.

“Una vittoria dei Si – avverte Toschi – potrebbe rafforzare la coalizione attuale e dare il via a un programma ambizioso di riforme. La vittoria dei No aprirebbe un periodo di incertezza sulla stabilità politica della coalizione di governo, che ha dimostrato un certo impegno sul fronte delle riforme”.