Primarie PD 2017: chi c’è dietro a candidatura Orlando ed Emiliano

25 Aprile 2017, di Giovanni Falcone

In vista delle Primarie aperte del 30 p.v. organizzate dal Partito democratico, possiamo al momento accontentarci dell’ampio consenso espresso a favore dell’ex Premier dalla base degli iscritti: circa il 70%.

Per i due concorrenti, uno che parla poco, il giovane Ministro di Grazia e Giustizia dell’attuale Governo Andrea ORLANDO e l’altro che parla tanto, spesso in modo incomprensibile, il Governatore della Regione Puglia, Michele EMILIANO, la situazione, almeno in apparenza, sembra drammatica.

Al netto delle chiacchiere, se ambedue volessero l’unità e la coesione interna del PD si ritirerebbero, accettando questo primo ed inequivocabile verdetto. Così non è, perché nessuno dei due ha la stazza del leader, a nessuno interessa l’unità e la coesione interna al Partito, in assenza di una lungimiranza politica: aspettano la conta nazionale.

Loro, al pari dell’accozzaglia che ha votato NO al Referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, non giocano per vincere, esponendo agli italiani la loro visione, hanno solo l’obiettivo di ostacolare un progetto vincente volto al vero cambiamento del sistema Paese e che la base del Partito ha già così ampiamente approvato.

Ho recentemente letto l’intervento a gamba tesa dell’onorevole Cuperlo che ha invitato gli scissionisti a votare per Andrea ORLANDO, dove sperano di ribaltare il risultato del primo tempo.

Cuperlo si sa, è uno che parla, parla, ha sempre parlato, è la sua specialità. È uno come Giggino (1), si presenta bene e uno che lo conosce appena lo prende per buono e all’inizio lo ascolta, credendo che alla fine del discorso ci capisca qualcosa. Secondo me è meglio lasciarlo parlare, sa fare solo quello. Beninteso, non suggerisce soluzioni, visione di futuro, progettualità: nulla elevato a sistema.

Conviene tenercelo per meglio far capire agli italiani cosa ha rappresentato il PD prima di Renzi, quando si “smacchiavano i giaguari”, si “pettinavano le bambole”, si portavano i “tacchini sul tetto” mentre oggi sono arrivati a “tenere la mucca nel corridoio”: la politica italiana in versione metafora.

Pensiamoci bene: nel loro genere, nella loro vita – politica s’intende – non avendo mai assunto una iniziativa, metaforicamente parlando, non hanno mai sbagliato perché loro sono nati per sbaglio e noi ahimè, dobbiamo solo avere la pazienza di sopportarli!

Un altro grande statista del ventesimo secolo ed adattabile al terzo millennio, sempre attento, ha osservato: «Con Orlando segretario si potrebbe riaprire il dialogo, sarebbe sicuramente un grosso passo avanti». Lo ha recentemente detto Massimo D’Alema, ospite a Brescia della Fondazione ItalianiEuropei.

«Ad Orlando rimprovero di aver condiviso anche scelte sbagliate con Renzi, ma si muove con l’intento di ricomporre l’unità del centro sinistra».

Ambedue, questi politici tramontati, da troppo tempo sulla scena, autentici azzeccagarbugli, vogliono disconoscere la volontà espressa dai due terzi del Partito democratico, andando contro l’orientamento politico degli iscritti per sostenere un candidato votato da un quarto dei partecipanti al voto.

Se io fossi al loro posto, un candidato alla segreteria, con questi risultati del primo turno, mi ritirerei facendo il tifo per Matteo RENZI.

Nella sciagurata ipotesi che qualcuno dei due dovesse riuscire a ribaltare l’attuale risultato, significherebbe mettersi contro la base del partito, diventando una contraddizione in termini, soprattutto per chi, almeno a chiacchiere, ha inseguito la coesione e l’unità del centro sinistra.

Ma questi signori, politici di vecchio conio e ben conosciuti, dei quali gli italiani ricordano poco o nulla di politicamente rilevante, sono stati sconfitti dalla storia e questa è l’occasione per ricordarcelo.

Votare il futuro è votare Matteo RENZI! 

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(1) On.le Luigi DI MAIO, noto esponente del M5S detto anche il “bufalino”

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