Pressione fiscale sulle famiglie cresciuta al 31,1%

di Redazione Wall Street Italia
17 Novembre 2014 12:04

ROMA (WSI) – Per via dell’incremento delle imposte locali, la pressione fiscale sulle famiglie è salita al 31,1% dal 30,8% di 4 anni prima. La pressione erariale (Irpef, Iva e accise) è invece nello stesso arco di tempo restata costante.

Si parla spesso nei palazzi di governo della volontà di abbassare e non alzare il carico fiscale su famiglie e imprese. Il livello della pressione fiscale è infatti tra i più alti d’Europa e in tempi di crisi non aiuta a ottenere il rilancio di crescita e investimenti desiderato.

Il report che rende note tali percentuali potrebbe a prima vista sembrare parziale, visto che viene dai sindacati. In realtà è frutto di un’analisi approfondita della Cisl e dei Caf Cisl sulle dichiarazioni dei redditi di lavoratori dipendenti e pensionati.

Secondo lo studio, le imposte erariali tendono verso un cambio di composizione: dal reddito verso i consumi (l’incidenza dell’Irpef passa dal 20,35% al 19,3%, quella di Iva e accise dal 9% del 2010 al 10,1% del 2014).

Ad avere un impatto è stata crescita le addizionali (regionali e comunali, queste ultime soprattutto tra 2012 e 2013 in corrispondenza dell’abolizione dell’Imu sulla prima casa).

È stata poi reintrodotta la tassazione sulle prime case (dall’Imu 2012 alla Tasi 2014) la quale, in alcuni casi, significa chiaramente un rialzo rispetto al passato.

Nell’immobiliare la fotografia è particolarmente impietosa. Le tasse sono infatti triplicate in tre anni, con un gettito passato da 9 a 25 miliardi di euro, e rendite per i proprietari ridotte al lumicino, intorno all’1%.

Ad annunciarelo è Assimpredil Ance, l’Associazione nazionale dei costruttori edili, che ha organizzato un convegno dal titolo “La casa nel mirino” per denunciare una situazione ormai insostenibile per uno dei settori chiave dell’economia italiana e per chiedere una revisione complessiva del sistema di tassazione degli immobili.

“Purtroppo l’imposizione patrimoniale immobiliare ha rappresentato, soprattutto negli ultimi anni, la risposta più facile ai bisogni di cassa dello Stato, lo strumento principale per consolidare le finanze pubbliche in affanno”, ha spiegato Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance.

L’Italia è passata dai 9 miliardi di euro del 2011 ai quasi 25 di quest’anno, colpendo fortemente un settore già in crisi da alcuni anni. “Si potrebbe dire che il prelievo immobiliare sia una vera patrimoniale, utile per compensare i tagli statali alle finanze degli Enti Locali”, ha dichiarato De Albertis presentando la ricerca sull’incidenza della fiscalità nel processo di trasformazione immobiliare.

(DaC)