Pop Bari, perché la banca pugliese è stata commissariata

16 Dicembre 2019, di Mariangela Tessa

Crisi economica e cattiva gestione. Un mix risultato esplosivo per la Banca Popolare di Bari la cui crisi è storia solo relativamente recente. Da tempo sotto osservazione per i suoi bilanci in profondo rosso, la gestione dell’istituto bancario pugliese era finito da tempo nel mirino della procura, Consob e Bankitalia.

Nel giro di quattro anni, la banca, fortemente radicata nel territorio pugliese, ha totalizzato un perdite superiori al miliardo.

Una delle tappe iniziali di questa crisi risale al 2014, quando l’istituto popolare rileva Tercas, la Cassa di Risparmio di Teramo, con 750 milioni di perdite e 1,4 miliardi di sofferenze. Viene varato un aumento di capitale da 800 milioni tagliando il valore delle azioni.

La crisi prosegue fino ad arrivare al bilancio del 2018, quando le perdite della Popolare di Bari salgono a 420 milioni, a cui vanno aggiunti altri 73,3 milioni nel giugno del 2019.

La bomba dei crediti deteriorati

La crisi esplode in maniera evidente lo scorso giugno, quando la banca si presenta all’appuntamento con la semestrale con indici patrimoniali sotto ai minimi regolamentari. Come ricorda il Sole 24 Ore, in quell’occasione i conti della banca evidenziano che “il Cet1 ratio è al 6,22%, l’1,5% in meno delle soglie imposte per il 2019;il Tier1 ratio (al 6,22%) addirittura il 3,2% in meno e il Total capital ratio (all’8,12%) il 3,65 per cento in meno”.

Già da mesi le perdite venivano attribuite alla difficoltà di riscuotere crediti deteriorati in eccesso (al 31 dicembre 2018 risultano essere 1,4 miliardi) su impieghi totali per 10,65 miliardi.

Nel frattempo la Banca Popolare di Bari aveva chiesto ai soci oltre mezzo miliardo di euro tra aumento di capitale e bond subordinati. Le azioni, vendute a 9,5 euro, da mesi sono ferme a 2,38 euro.
Ma in realtà valgono ormai quasi zero.

L’ultima parola nella ricostruzione di quanto successo a Bari spetterà ora ai commissari straordinari e alla magistratura che ha aperto da tempo vari filoni di indagine relativi tra l’altro ai prospetti degli aumenti di capitale e alla difficoltà nel liquidare le azioni (la banca ha resistito finora alla trasformazione in spa).