Poche notizie per me, grazie

22 Aprile 2016, di Ida Pagnottella

Molti clienti e lettori  in queste settimane mi scrivono che hanno la sensazione che  il mercato non abbia più senso, che “non si capisce nulla”. Io credo invece che ci sia un eccesso di notizie ed annunci, che possono creare confusione: spesso bastano pochi dati utili per vedere la situazione con chiarezza.

Negli anni  ho dovuto mettere in discussione  il mio approccio (mentale) al mercato molto spesso, ma credo che ciò sia un componente necessaria della mia professione. Infatti, secondo Howard Marks uno dei gestori indipendenti di più successo, (che) “anche gli approcci più validi , anche se funzionano spesso, non funzionano sempre. Non ci sono regole universali per il mercato… La psicologia umana gioca un ruolo fondamentale nei mercati , e dunque i movimenti di mercato non sono spiegabili da relazioni causa ed effetto…. Una strategia di investimento che funziona, finisce per cambiare l’ambiente,  fino a quando che si arriva ad un punto tale che non funziona più proprio perché troppi operatori applicano lo stesso approccio” (tradotto dal libro “The Most Important Thing”).

Ed alla fine ho imparato negli anni ad ascoltare meno i notiziari e telegiornali, e a concentrarmi invece su poche informazioni essenziali per capire la situazione.  E soprattutto cerco sempre di pensare fuori dagli schemi, che non significa avere l’opinione opposta rispetto all’opinione dominante. Significa porsi domande scomode, significa guardare le cose da un punto di vista diverso.

Ad esempio alcuni giorni fa c’è stato il summit di Doha sul petrolio. Confesso che non ho seguito la notizia più di tanto; invece ho osservato il comportamento del dollaro, del petrolio, del yuan cinese e del tasso di inflazione attesa il giorno successivo al summit, come faccio ogni settimana, in alcuni periodi ogni mattina.  L’esperienza mi ha insegnato  di non preoccuparmi di seguire troppo queste notizie, ho invece cercato di cogliere i messaggi che il mercato sta inviando da molte settimane, che continua ad inviare e che cerco di condividere in questa rubrica.

Nel Grafico 1 ho confrontato l’andamento negli ultimi 12 mesi tra lo Yuan cinese, il petrolio in dollari, le obbligazioni high yield americane, l’inflazione attesa dato dal tasso breakeven americano,  e l’ETF che replica l’indice delle borse emergenti. I prezzi sono tutti in dollari USA. Si vede chiaramente la forte correlazione tra queste voci, e si vede come la salita dello yuan cinese dal mese di febbraio ad oggi sia molto correlata alla salita del petrolio ed anche alla salita delle aspettative di inflazione negli USA. Quando la Cina svaluta lo yuan, questo crea una forza deflazionistica forte, mette in difficoltà le imprese concorrenti degli altri paesi, ed il mercato reagirebbe male se la Cina riprendesse a svalutare; siccome la svalutazione dello yuan nei confronti del dollaro si è interrotta lo scorso  febbraio sembra che questo abbia dato respiro alle borse dei paesi emergenti, al settore petrolifero, al settore minerario, ed al settore dell’ agribusiness.  E’ vero che il petrolio è ad un livello basso rispetto a qualche anno fa,  però è anche vero che dai minimi toccati lo scorso febbraio a circa 26$, in termini percentuali il petrolio è salito di circa il 35% in poche settimane tornando a 40$. E’ questa tendenza che mi fa pensare che forse stiamo passando, almeno temporaneamente, da una situazione molto deflazionistica ad un periodo di inflazione in crescita.

Grafico 1: confronto ad un anno tra Yuan/USD (linea nera), petrolio (linea rossa), obbligazioni high yield americane (linea rossa), inflazione attesa negli USA (linea azzurra), ETF azionario paesi emergenti (linea verde). Grafico Bloomberg. 

Parlare di inflazione oggi è una dichiarazione fuori dal coro, oggi tutti (sopratutto Draghi) parlano di deflazione, situazione di cui ho scritto anche io fino a pochi mesi fa . Forse la deflazione tornerà,  però al momento io vedo segnali inflazionistici almeno nel breve periodo: le imprese del settore agricolo, petrolifero e minerario salgono da settimane confermando aspettative di inflazione nei prossimi mesi.

Nel Grafico 2 (cortesia di Real Vision TV) si vede il petrolio (linea bianca) l’inflazione ufficiale – Core CPI – dell’Eurozona (in verde). In rosso invece sono riportati due frasi. La prima frase risale al 2008 quando l’ex-presidente della BCE Trichet disse (in coincidenza con il picco del prezzo del petrolio e del tasso di inflazione) “se la BCE non sarà ferma e decisa, l’inflazione potrebbe esplodere”: da li l’inflazione è scesa fino a minimi toccati pochi mesi fa. La seconda frase è pochi giorni fa quando Mario Draghi ha dichiarato che “La BCE non si arrenderà al tasso di inflazione troppo basso”.  Forse questo annuncio sarà un vero segnale di inversione di tendenza, lo vedremo.

Grafico 2: le parole della BCE in rosso, e inflazione effettiva in verde

Voglio ricordare che non è una “previsione”, non sono sicura al 100% che l’inflazione risalirà nei prossimi mesi, però sono in allerta a causa di diversi segnali di mercato. Se le cose non dovessero andare così, cambierò strategia, non aspetterò sperando di avere ragione, se le cose dovessero cambiare.

Bund a rischio?

Se  l’inflazione dovesse sorprendere a rialzo nei prossimi mesi, il mercato più a rischio può essere il mercato delle obbligazioni in Euro ad alto rating e a tasso fisso (come il Bund tedesco decennale e molte obbligazioni investment grade ad esempio). Dal grafico 3 si vede chiaramente che quando il petrolio (e l’inflazione in genere) sale, il bund tedesco scende di prezzo. Perciò attenzione al quel che si paga per comprare investimenti cosiddetti “sicuri”: i rendimenti attuali scontano un tasso di inflazione stabile, e di sicuro non in aumento.

Grafico 3: confronto tra petrolio (linea rossa) e bund tedesco decennale (linea nera)

Webinar gratuito con Ida Pagnottella

Ricordo che il 27 aprile, ore 18, terrò un “webinar”, cioè una lezione in diretta di circa 40 minuti . Il webinar è organizzato da ItForum, ed é gratuito. Tutti possono iscriversi cliccando qui

Analizzeremo la situazione di mercato, parleremo sopratutto di quali tipologie di investimento vanno di “moda” e dunque potrebbero essere da evitare, di come seleziono le obbligazioni,  e di come i migliori investimenti sono spesso quelli per i quali non esistono nè fondi o ETF sul mercato, con esempi reali.

Essendo in diretta,  invito i lettori a segnalarmi via email eventuali quesiti, cercherò di rispondere a qualche quesito in diretta durante il webinar.

 

Tutti gli articoli precedenti della rubrica potete trovarli al seguente link: Corso Autodifesa

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Profilo Dott. Ida Pagnottella

Consulente finanziario indipendente fee only dal 2005, è stata uno dei primi consulenti finanziari indipendenti in Italia. Nata e crescita in Canada, vive in Italia dal 1987; dopo la laurea si è specializzata presso la SDA Bocconi in gestione di patrimoni privati. Prima di svolgere la professione di consulente finanziario, ha lavorato come promotore finanziario, e come docente free-lance insegnando strumenti finanziari, teoria di portafoglio e normativa finanziaria, collaborando anche come assistente presso la Libera Università di Bolzano.  Dal 2015 collabora con lo studio Lupotto & Partners di Torino. 

Disclaimer I commenti presentati da  IDA ISABELLA PAGNOTTELLA  nel presente documento sono da considerare come commenti generici,  e non come consigli di investimento, si invita sempre a rivolgersi al proprio financial advisor o consulente finanziario per valutare se gli strumenti citati sono adeguati ai propri obiettivi di investimento e propensione al rischio, prima di investire in qualsiasi strumento qui menzionato. La Dott.ssa IDA ISABELLA PAGNOTTELLA , consulente finanziario indipendente, non garantisce alcuno specifico risultato conseguente ai commenti qui riportati, e non assume alcuna responsabilità in ordine all’esito delle operazioni eventualmente effettuati  in base al presente commento.